Il 20 giugno a Roma Mobilitazione nazionale dei Precari della Ricerca

E non si pensi che questa situazione di precarietà diffusa sia unesclusiva del CNR, perché ai numeri riportati si dovrebbero aggiungere numeri e cifre anche di altri importanti enti pubblici di Ricerca: ricercatori precari e assegnisti di ricerca delle Università che, nella sola Puglia, costituiscono la metà del personale, senza dimenticare il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario. Ricerca sanitaria pubblica a rischio. “Negli ultimi 20 anni – rivendicano i ricercatori precari – la ricerca sanitaria pubblica si è avvalsa ampiamente di queste figure altamente specializzate che hanno contribuito in maniera significativa alle eccellenze raggiunte dagli Irccs“.

I ricercatori precari della sanità chiedono che il problema venga “risolto una volta per tutte attraverso un piano programmatico nazionale che preveda la loro stabilizzazione nei ruoli sanitari, e lo stanziamento di fondi adeguati per renderlo sostenibile”. L’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi, ha incontrato oggi una delegazione dei ricercatori degli Ircss del Rizzoli e del Bellaria, che condivideranno i contenuti del faccia a faccia con i colleghi di Reggio Emilia, alla vigilia della mobilitazione nazionale che domattina vedrà presìdi dei ricercatori anche nel capoluogo regionale (sono in 3.500 a rischiare di restare senza lavoro in Italia a partire dal prossimo gennaio). E può esserlo solamente attraverso la valorizzazione di coloro che ci lavorano.Per questi motivi, vogliamo sensibilizzare le Istituzioni affinché possano intervenire sostanzialmente in merito, attraverso un serio programma di stabilizzazione dei precari della ricerca sanitaria che rispetti il reale fabbisogno degli Istituti.

Tali livelli sono stati purtroppo raggiunti abusando largamente di rapporti precari, sottoretribuiti, e privi di ogni forma di tutela del lavoro, tra cui co.co.co., co.co.pro., partite Iva e borse di studio. In questo modo si è creata una condizione di precariato che negli anni è diventata strutturale.

“Non vi è dubbio che è fondamentale investire nel sapere delle persone, nel capitale umano e nella ricerca – commenta Inguscio – La politica di reclutamento di nuovi ricercatori e la stabilizzazione dei precari sono una politica di investimento prioritaria – e non una spesa – per il futuro del Paese”. In mancanza di una soluzione, a fine anno resterà senza lavoro la maggioranza del personale impiegato nel sistema ricerca. “Assieme a loro se ne andrà la possibilità di sostenere una ricerca pubblica indipendente e l’eccellenza di cure e servizi degli Irccs in cui lavorano per la ricerca, la prevenzione, la diagnosi e la terapia di malattie gravi, complesse e rare”. Sia per i lavoratori che per la ricerca stessa. “Dal 2008 ad oggi sono 123 i progetti europei e nazionali finanziati (oltre 4 milioni di euro di finanziamento nel 2016) e circa 50 sono i progetti in essere ogni anno”. “Ci sono biologi, biotecnologi, chimici, fisici, medici, psicologi, farmacisti e, accanto a questi, si affiancano tecnici e amministrativi, come ingegneri, statistici, impiegati e documentalisti”.

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