Dieta armonia, perdere un chilo in pochissimi giorni

Una dieta messa a punto da un famoso medico inglese William Howard, pensata tutte quelle persone che vogliono perdere un chilo in soli tre giorni. Secondo lo scienziato, il nostro apparato digerente non è in grado di gestire insieme amidi e proteine, da qui sorgono i problemi gastrici allo stomaco e all’intestino che cercano in maniera innaturale di adattarsi. Molta rilevanza in questa dieta hanno la frutta e la verdura di stagione diminuendo sempre più la carne rossa, zucchero e prodotti raffinati.

Purtroppo con la globalizzazione le nostre tavole sono piene di alimenti provenienti da ogni angolo del pianeta, sta di fatto che i cibi di stagione, ormai, sono presenti tutto l’anno e la carne, che per i nostri nonni era vero e proprio privilegio viene consumata quotidianamente, tutto questo ha indotto l’uomo moderno a consumare cibo senza alcuna stagionalità non seguendo una dieta equilibrata e non piena di cibi spazzatura. Secondo Hay, la possibilità che questa rivoluzione alimentare sia responsabile di nuove forme di patologie a carico del sistema gastroenterico che, tuttavia, potrebbero essere limitate o contenute semplicemente abbandonando il nuovo stile alimentare e ritornando alle origini, in sostanza, allo stile alimentare adottato dai nostri nonni.

Dieta dell’Armonia: cibi consumati

Chi segue la Dieta dell’Armonia dovrebbe nutrirsi di amidiproteine e neutri, ma amidi e proteine non vanno mai consumati durante lo stesso pasto, gli amidi possono essere consumati insieme ai neutri, così come pure la proteine, che possono essere consumate con i neutri.

 Tra un pasto e l’altro dovrebbero passare almeno quattro ore, durante le quali, se avete voglia di uno spuntino, questo dovrebbe essere neutro.

Sono alimenti neutri tutte le verdure, le noci, ad eccezione delle arachidi, il burro, la panna, il tuorlo d’uovo, alcune bevande alcoliche, come il whisky ed il gin, le insalate, le erbe, il miele e l’olio, se consumato crudo. Appartengono alla categoria degli amidi le patate ed il pane, la farina, l’avena, il frumento, l’orzo, il riso, il miglio, la segale, il grano saraceno, la birra, l’uva dolce, la frutta secca, ad eccezione delle noci, le banane e le pere mature. Appartengono, infine, alla categoria delle proteine, la carne, il pollo, il pesce, i molluschi, il latte ed i suoi derivati, le uova intere, tutti i legumi secchi, il vino rosso, quello bianco secco e tutta la frutta che non rientra nella categoria degli amidi.

SE LA DIETOMANIA IMPAZZA….
E’ importante diffidare dei regimi alimentari che promettono una riduzione del peso corporeo superiore al 15-20 % del peso iniziale perchè diete fortemente ipocaloriche, capaci di far perdere molti chili in poco tempo, sono difficilmente sopportabili nella lunga durata e nel giro di sei mesi – un anno portano a recuperare i chili persi con l’unico risultato che morale e stima di sé vanno a terra per avere fatto tanti sacrifici. A ciò si sommano anche gli scompensi alimentari a cui si va incontro! Anche se leggiamo ovunque che la migliore dieta è quella di uno stile corretto a tavola e di un movimento quotidiano e costante vi è ogni estate una “dieta” che spopola e diventa la tendenza del momento.
Così si passa dal digiuno sregolato alla dieta monocibo, dal pompelmo prima dei pasti per “bruciare i grassi” alla dieta dei gruppi sanguigni, insomma in un mare di proposte confusionarie di seguito ne vengono illustrate alcune:
SCARSDALE
Prevede la cancellazione completa – o quasi – di cibi carboidratici come dolci, panini, focacce e pizze, almeno nei primi 15 giorni. Alla mattina la colazione prevede una fetta di pane tostato con caffè (o thè) senza zucchero. Stessa quantità di pane anche a pranzo, insieme a una buona dose di proteine, senza grassi aggiunti, ma con tanta verdura. La sera, pesce, verdura e frutta tutto sommato a tanta acqua minerale. I carboidrati sono indispensabili per la produzione di alcuni ormoni e per regolare l’attività di neurotrasmettitori, come la serotonina, che influisce sul tono dell’umore per cui uno degli effetti collaterali potrebbe essere una forma marcata di irritabilità A PUNTI
E’ stata inventata circa ventanni fa da un dietologo italiano, Guido Razzoli, che ha avuto l’idea di associare ai diversi alimenti un particolare punteggio con lo scopo di non imporre menù ma di educare le persone a gestire la propria alimentazione giorno per giorno. Come per la Scarsdale, anche la dieta a punti è prevalentemente “proteica”, lascia libero, cioè, il consumo di carne, pesce, formaggi e grassi ed è per questo una dieta sbilanciata, carica di proteine; ciò può portare a un sovraccarico dei reni e un’eccessiva acidità del sangue.
DISSOCIATA
Inventata dal medico americano William Howard Hay nella seconda metà del 1800, gioca sul presupposto della separazione tra carboidrati e proteine. Le regole base sono 5:
1 – non mangiare carboidrati con proteine e frutti acidi durante lo stesso pasto;
2 – mangiare verdura, insalata e frutta come parte principale della dieta;
3 – mangiare proteine, amido e grassi in quantità limitata;
4 – mangiare grano integrale evitando alimenti raffinati come cibi a base di farina bianca, zucchero e margarina;
5 – far intercorrere un intervallo di almeno 4 ore tra pasti di tipo differente. La difficoltà di tal proposta alimentare sta nel fatto che esistono alimenti “puri”, che comprendono cioè solo proteine o solo carboidrati.
DEL MINESTRONE
Si dimagrisce semplicemente perchè a conti fatti si introducono meno Kcal con un piatto, il minestrone, sbilanciato e diseducativo dal punto di vista alimentare: tale dieta infatti ricorre a uno stesso alimento in maniera piuttosto ossessiva sia a pranzo che a cena. Il minestrone leggero risulta invece utile come disintossicante se proposto all’interno di un piano alimentare ipocalorico bilanciato per 2-3 volte a sett.
BEVERLY HILLS
E’ l’ideale nei mesi estivi, quando la frutta abbonda, visto che, almeno nel primo periodo della dieta, rappresenta l’unico alimento concesso. Nel tempo, vengono concessi anche altri alimenti, ma la frutta rimane sempre il genere alimentare più consentito. Da un punto di vista nutrizionale, la dieta di Beverly Hills è estremamente e totalmente sbilanciata, almeno nelle fasi di dimagrimento, perchè prevede l’assunzione per tempi prolungati di un’eccessiva quantità di frutta a scapito di altri cibi. In particolare ne risente la quota proteica e lipidica che si riduce di molto.

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LA ZONA
Inventata dal biochimico americano Barry Sears nel 1990, è arrivata in Italia da 5 anni. Spiegare come funziona non è semplice: il nome di dieta zona deriva dal fatto che la condizione favorevole al dimagrimento si realizza facendo rientrare il rapporto tra 2 ormoni, insulina e glucagone, in un determinato intervallo (o “zona”, appunto). E’ una dieta iperproteica ma contrariamente ad altre diete iperproteiche, questa non proibisce il consumo di carboidrati, ne regola l’assunzione: si chiede, infatti, di rinunciare alle grosse porzioni di pasta, pane e riso e di privilegiare l’assunzione di frutta e verdura. Quella che ne deriva, può pertanto essere considerata una via di mezzo tra le diete ipoproteiche americane e quella, più equilibrata, mediterranea. Ognuno dei 5 pasti (colazione, spuntino del mattino, pranzo, spuntino del pomeriggio e cena) deve essere pensato ricordando la regola “40/30/30”, ovvero il rapporto tra le calorie derivanti dai carboidrati, proteine e grassi del pasto. In pratica ogni pasto deve presentare lo stesso tipo di impostazione e contenere tutti i tipi di nutrienti.

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Quando metti su qualche chilo si distribuisce tutto su addome, schiena e braccia, mentre se dimagrisci si svuotano le gambe e non la pancia? Sei la classica donna-mela. La nostra dieta è stata ideata pensando a te, ma anche a chi, pur avendo sempre avuto un vitino da vespa, in menopausa si ritrova ad appesantirsi intorno all’ombelico. Ecco che cosa portare in tavola per difendere la linea (e la salute). Tenendo a bada i principali responsabili di un girovita abbondante.

GENI E TESTOSTERONE SOTTO ACCUSA

Donne-mela si nasce. «Dipende non solo da dove si trovano prevalentemente le cellule di grasso, ma anche da come rispondono a determinati stimoli, per esempio all’attività fisica», spiega Paola Falcieri, endocrinologa, nutrizionista ed esperta in naturopatia a Verona. «Se nel tessuto adiposo sono presenti per la maggior parte recettori di tipo beta, sensibili all’adrenalina liberata sotto sforzo che favorisce lo scioglimento dei rotolini, riuscirai a dimagrire con facilità. Se invece prevalgono i recettori alfa, poco influenzati dall’azione del neurotrasmettitore prodotto durante l’allenamento, farai molta più fatica a perdere peso». Insomma, la nostra forma corporea è scritta nel Dna. Però è pure condizionata, in modo significativo, dal profilo ormonale che varia con l’età. «Il testosterone (ormone maschile secreto anche nell’organismo femminile) fa accumulare il grasso prevalentemente sull’addome. Se la donna è particolarmente reattiva alla sua azione, la forma a mela diventa più probabile», chiarisce l’esperta. «Allo stesso modo, quando si avvicina la menopausa, il girovita tende ad aumentare anche in chi non ha mai avuto la “pancetta”, perché gli estrogeni diminuiscono e non riescono a bilanciare l’azione androgenizzante del testosterone». Secondo alcuni studi, nel periodo post-menopausa le donne hanno un rischio 5 volte superiore, rispetto alle altre fasi della loro vita, di andare incontro a obesità addominale.

ANCHE LO STRESS TRA GLI IMPUTATI

Un altro ormone che influenza la distribuzione del tessuto adiposo è il cortisolo: viene liberato in modo particolare quando si è sotto stress e favorisce gli accumuli di grasso su addome e schiena. Il suo compito è quello di mantenere alta la reattività dell’organismo di fronte alle emergenze e di far sì che si abbiano sempre scorte sufficienti di energia per affrontarle. Infatti, il cortisolo fa aumentare la glicemia, cioè la concentrazione nel sangue di zuccheri che, se non consumati, vengono trasformati in grassi e accumulati all’altezza dell’ombelico per opera dell’insulina. Perché proprio lì? «Questa localizzazione ha un motivo “logistico”: il cortisolo dà il via alla gluconogenesi epatica, cioè alla produzione di energia da parte del fegato per far fronte a una necessità improvvisa. È quindi meglio avere vicino, nella zona addominale, il carburante da utilizzare e trasformare da grasso in zucchero», spiega la dottoressa Falcieri. Tra gli ormoni responsabili dell’aumento del girovita c’è inoltre l’insulina. Secreta dal pancreas, il suo compito è quello di abbassare la glicemia, trasportando lo zucchero alle cellule perché possano utilizzarlo per svolgere le loro funzioni. Va da sé che se il sangue è troppo dolce, l’insulina sale alle stelle. «E ciò porta ad accumulare grasso sulla pancia, perché gli adipociti localizzati in questa zona sono particolarmente sensibili alla sua azione», puntualizza l’esperta. Riassumendo: se nell’organismo circolano dosi elevate di cortisolo e insulina o si è particolarmente suscettibili alla loro azione, la forma a mela è assicurata.

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LA SALUTE CI RIMETTE

Quando il tessuto adiposo, anziché sottocute, si deposita in profondità, a rimetterci non è solo la linea. «Il cosiddetto grasso viscerale si concentra all’interno della cavità addominale e si deposita tra un organo e l’altro», avverte l’esperta. «Gli adipociti viscerali sono pieni di trigliceridi che migrano verso il fegato, rendendolo grasso (steatosi epatica), e fanno innalzare il colesterolo cattivo, ossia l’Ldl. Contemporaneamente aumenta nel fegato la produzione di zuccheri (la gluconogenesi di cui abbiamo parlato), facendo alzare l’insulina e creando i presupposti perché si sviluppi il diabete». È insomma una specie di reazione a catena che predispone a sindrome metabolica, ipertensione, malattie cardiovascolari, sindrome dell’ovaio policistico e, secondo alcuni recenti studi, alcuni tumori. Inoltre, un eccesso di grasso addominale produce citochine, sostanze che favoriscono un’infiammazione generalizzata di tutti gli organi predisponendoli ad ammalarsi più facilmente. Ma qual è il campanello d’allarme a cui bisogna prestare attenzione? Un buon parametro per valutare il grasso addominale è la misura del girovita, che va presa 2 cm sopra l’ombelico: il limite massimo per la donna è 80 cm (per l’uomo 94). Quando ci si avvicina a questa misura, è necessario correre ai ripari. Con una dieta mirata.

PIÙ PROTEINE AL MATTINO

Visto che devi tenere sotto controllo il cortisolo, che raggiunge il picco nelle prime ore della mattina, cala a partire dalle 17 e poi tocca il minimo di notte, fare una colazione ricca di zuccheri non è conveniente: la glicemia salirebbe troppo per effetto sia dell’ormone sia del cibo. «Meglio puntare su una quota proteica (fornita da ricotta, latte, uova o prosciutto) associata a cereali integrali», consiglia la dottoressa Diana Scatozza, medico specialista in Scienza dell’alimentazione a Milano. «A pranzo via libera, ancora, alle proteine abbinate a una porzione ricca di verdure ed eventualmente a un frutto, mentre a cena ci si può concedere pasta o riso integrali o, meglio ancora, legumi, sempre accompagnati da un piatto di verdure». Così tieni a bada il “valzer” degli ormoni e riesci a perdere peso e centimetri proprio intorno al girovita. Infine, un piccolo trucco: ricordati di masticare a lungo il cibo. Uno studio recentissimo dell’Università di Hiroshima, condotto su più di mille persone e durato 5 anni, ha infatti dimostrato che mangiare in fretta è associato a un maggiore aumento di peso, iperglicemia e accumulo di grasso addominale.

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