Scoperto legame tra obesità, osteoporosi e vitamina D

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Le virtù e i benefici che la vitamina D è in grado di apportare all’organismo umano sono davvero tanti. Da decenni, infatti, la medicina è perfettamente consapevole del ruolo riequilibratore di questo componente. Eppure, nonostante sulla vitamina D si sappia praticamente quasi tutto, nuovi interessati scoperte hanno messo in relazione lo stretto legame sussistente tra questa vitamina e il rischio di contrarre pericolose malattie cardiache. In particolare, in base ai dettagli della scoperta effettuata dai ricercatori della Queen Margaret University di Edimburgo, la vitamina D va a contrastare la produzione del cosiddetto ormone dello stress, medicalmente conosciuto come cortisolo. Questo ormone è il maggiore responsabile dell’aumento della pressione arteriosa che, a sua volta, causa problemi e disfunzioni di tipo cardiaco.

L’alta capacità  di contrastare lo sviluppo dell’ormone dello stress è il nuovo punto a favore dell’assunzione di vitamina D. I pregi di questo componente, infatti, sono innumerevoli. Dalla formazione dei denti alla calcificazione delle ossa, la vitamina D, infatti, è essenziale per il giusto equilibrio e sviluppo del corpo umano. Non solo. La scoperta effettuata dai ricercatori dell’università  di Edimburgo, infatti, apre nuove prospettive sulla forma fisica. In base ad un test effettuato in laboratorio, infatti, è emerso che chi ha assunto la vitamina D è n grado di pedalare con minore sforzo rispetto a quei soggetti che non l’hanno assunta. L’esperimento è statottuato su un percorso di 6,5 chilometri e su un tempo di percorrenza di 20 minuti. Questa maggiore resistenza è da imputare, appunto, alla minore pressione sanguigna che, a sua volta,è il risultato di un calo nella concentrazione dell’ormone dello stress come emerso poi anche dall’analisi delle urine effettuata su tutti i soggetti che si sono sottoposti all’esperimento.

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La vitamina D, dunque, si conferma il miglior alleato per uno stile di vita sano e per stare sempre in salute.

L’osteoporosi non è un problema solo femminile: dopo i 50 anni un uomo su 5 ne risulta essere affetto. Nelle donne il rischio di osteoporosi è fortemente correlato alla menopausa, pertanto lo screening e la diagnosi per questa patologia sono una pratica clinica consolidata. Negli uomini invece non è stato individuato ancora il fattore di rischio scatenante, pertanto in Italia il 90% delle densitometrie, metodica che studia la densità dello scheletro, è appannaggio delle donne.

L’obesità è un fattore di rischio per l’osteoporosi e noi abbiamo dimostrato che l’associazione tra obesità e osteoporosi nell’uomo può essere ricondotta alla riduzione dei livelli di testosterone e di vitamina D, espressione di una alterazione della funzione endocrina del testicolo. Dagli studi sperimentali effettuati è emerso però che la riduzione dei livelli circolanti di questi ormoni è determinata anche dal loro ‘sequestro’ da parte dell’incrementata massa di cellule adipose nel soggetto obeso,” spiega Foresta.

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I ricercatori hanno scoperto, attraverso studi sperimentali, che il tessuto adiposo nel maschio obeso cattura il testosterone e la vitamina D circolanti nel sangue, che non vengono poi più liberati dai comuni meccanismi di rilascio, rendendo di fatto inefficaci questi ormoni. Agendo su cellule adipose coltivate in vitro, l’equipe ha dimostrato che nel soggetto obeso le elevate concentrazioni di vitamina D inducono variazioni funzionali della cellula adiposa, favorendo ulteriormente l’accumulo di lipidi e quindi l’obesità stessa.

E’ una “scoperta innovativa: abbiamo chiarito che il tessuto adiposo, catturando la vitamina D, favorisce lo sviluppo dell’obesità stessa. Non solo: non tutte le tipologie di vitamina D possono essere intrappolate Per un trattamento, dunque, si può scegliere la forma 25 vitamina D (calcifediolo), formulazione meno adatta ad essere intrappolata nel tessuto adiposo,” dichiara Foresta all’AdnKronos Salute.

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Gli studi presentati dall’equipe di ricercatori padovani suggerisce la stretta necessità di normalizzare i livelli plasmatici di testosterone e vitamina D nell’uomo obeso, per prevenire e curare l’osteoporosi associata alla obesità, e sottolinea anche la stretta sorveglianza della somministrazione di questi ormoni per evitare che l’accumulo nel tessuto adiposo aggravi ulteriormente la disfunzione degli adipociti (le cellule adipose), favorendo lo stato di obesità.

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