“Aborto negato, morta per il medico obiettore”

Valentina aveva 32 anni, due gemelli, un maschio e una femmina, in grembo e una dilatazione anticipata dell’utero:si apprestava a partorire  all’ospedale Cannizzarodi Catania ma la mattina di sabato1° ottobre si è sentita male,un’ecografia ha mostrato uno dei due feti in grave sofferenza,dopo qualche ora anchel’altro. I feti sono stati estratti morti ma Valentina non ce l’ha fatta ed è spirata il pomeriggio di domenica. Orai genitori accusano: “L’ostetrico del reparto si è rifiutato di intervenire, ci ha detto che era obbiettore di coscienza e non sarebbe mai intervenuto finché quei feti fossero stati vivi’’.Al quinto mese di gravidanza,Valentina è stata ricoverata al Cannizzaro giovedì 29 settembre per una dilatazione dell’utero e per duegiorni non ha accusato alcunmalessere. Nella relazione inviata alla Procurai familiari hanno ricostruito ogni passaggio dell’assistenza medica ricevuta dalla donna:alle 9 del mattino di sabato la febbre si è alzata a 38.5 gradi, la pressione si è improvvisamente abbassata e Valentina ha iniziato ad accusare forti dolori lombari. Fino alle 15 sarebbe stata lasciata senza assistenza medica, a causa di un impegno dell’unico medico presente in reparto: in questo lasso di tempo gli infermieri si sarebbero rifiutati di somministrare farmaci senza l’intervento di un sanitario.Un’ecografia compiuta nel primo pomeriggio evidenzia tracce di renella,
e le condizioni buone di entrambi i feti.Una nuova eco evidenzia uno dei due feti insofferenza, i familiari chiedono al medico di rimuoverlo, ma lui si oppone: “Finchè è vivo non intervengo”. Morirà poco dopo, e la stessa sorte toccherà anche all’altro, dopo un nuovo rifiuto del medico ad intervenire, nelle prime ore del mattino di domenica, dopo una notte trascorsa dai familiari fuori dalla porta del reparto ad ascoltare le urla lancinanti di Valentina, in preda a dolori fortissimi. I due feti vengono finalmente rimossi, Valentina viene sedata ma le sue condizioni precipitano: all’alba della domenica viene trasferita in rianimazione dove muore alle 14. E i familiari adesso accusano, chiedendo ai magistrati di accertare ogni responsabilità: “Se fosse stata garantita un’assistenza sanitaria scevra da problemi di coscienza, Valentina sarebbe ancora viva”.

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