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Altro che demagogia, come l’Italia può recuperare miliardi adesso

banconote 50 euroIn questo drammatico momento politico, economico e sociale, ogni volta che si propone un’iniziativa meritoria e condivisibile, la domanda del bastian contrario di turno è automatica: “Benissimo, bella idea, ma da dove prendiamo i soldi?”

La risposta, una delle tante possibili, sarebbe in verità molto semplice. L’Italia ha una spesa pubblica di dimensioni mostruose, tra le più alte al mondo se rapportata al suo PIL. Questa spesa in parte serve a finanziare servizi e investimenti, ma in gran parte rappresenta uno spreco vergognoso in tempi normali, figuriamoci oggi.

Una delle fonti di maggiore spreco sono senza dubbio le società partecipate. Lo sanno tutti, anche i muri, che rappresentano una sorta di buco nero per le finanze pubbliche. Eppure continuano a restare in piedi e nessuno che è stato al governo si è mai sognato di ridimensionarle. Nemmeno quel Monti che ha fatto della presunta austerity una divinità.

La Corte dei Conti della Campania si spinge a definire le società partecipate come il vero cancro degli enti locali, un passato di cui non ci si riesce a liberare, con incarichi e consulenze dai compensi fuori mercato che non hanno prodotto niente.

Nella sua relazione, la Corte dei Conti sottolinea che in Italia sono oltre 5mila le società partecipate dagli enti locali: il loro livello di indebitamento è valutato intorno ai 34 miliardi di euro. Un vero e proprio disastro che ha la sua fonte in assunzioni di massa illegittime e clientelari; in consulenze inutili; in sprechi per acquisti di forniture inutili e a prezzi fuori mercato”.

Tutto noto, tutto risaputo: le società partecipate sono carrozzoni che servono soprattutto a sistemare politici trombati, amici degli amici e clientele. Il prossimo governo dovrà necessariamente mettere mano a questo capitolo: l’Italia recupererà così decine di miliardi. Se questa volontà non c’è, per dirla alla Bersani, “tutti a casa”. Bersani incluso, che su questo tema ha preferito non esprimersi.

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