Oceani: il rischio di estinzione è maggiore per i grandi animali marini

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L’uomo è l’essere vivente più straordinario mai apparso sul pianeta terra, e fino a prova contraria dell’intera galassia. Straordinario sia nella struttura fisica sia in quella mentale. Capace di un evoluzione fuori dal comune. In realtà risulta molto complicato scrivere dei pregi dell’uomo, sarebbe oltremodo riduttivo. Piuttosto diventa molto più semplice sottolinearne i difetti. Eh si, i difetti sono davvero tanti, il più grande in assoluto per quanto possa sembrare assurdo è quello dell’autodistruzione. Esatto, l’essere umano ha una naturale predisposizione nel farsi del male o farne al prossimo, natura compresa. Le tanto decantate capacità intellettuali possono trasformarsi in brevissimo tempo in stupidità oggettiva. La causa principale di tale fenomeno, soprattutto negli ultimi tempi è il vile denaro: si uccidono animali rari, si radono al suolo intere foreste, solo allo scopo di trarne un beneficio economico.

Quando si tratta di estinzioni animali o distruzione dell’ambiente in cui egli stesso vive chiaramente lo zampino dell’uomo non può mai mancare. Come una tassa, quando bisogna autodistruggersi l’essere umano risponde sempre presente. Negli ultimi anni tra industrializzazione ed inquinamentoeccessivo, ha fortemente condizionato l’ambiente e le sue biodiversità, mettendo in serio pericolo molte specie animali.

In realtà le colpe dell’uomo quando si tratta di distruggere risalgono a molti secoli prima, uno degli esempi più conosciuti è l’estinzione del Mammut e di alcune preziosissime piante antibiotiche naturali. Oggi arriva una nuova ricerca, quasi un allarme, che rivela come stia accadendo esattamente lo stesso processo. Ancora una volta a pagarne le conseguenze sarebbero gli animali di grosse dimensioni, in particolare gli animali marini.

Lo studio eseguito dall’università americana di Stanford e riportato sulla rivistaScience, evidenzia in maniera piuttosto drammatica, come esista una forte correlazione tra il rischio estinzione e la dimensione di due grandi gruppi di animali marini, vertebrati e molluschi, nel corso degli ultimi 500 anni. Successivamente i risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti da un’analisi della documentazione fossil e risalente fino a 445 milioni di anni fa, il periodo che copre le cinque grandi estinzioni di massa, con particolare attenzione al periodo di 66 milioni di anni fa.

“Dai nostri studi emerge come più grande sia l’animale, più rischia l’estinzione”, spiegaJonathan Payne, paleobiologo che ha condotto la ricerca. “E gli studi sui fossili indicano che questo non avveniva in passato”.

Lo studio ha preso in esame 2.497 gruppi di vertebrati marini e molluschi, estrapolando da essi tutte le specie estinte nel periodo e comparandole con le più grandi estinzioni di massa del pianeta terra. Secondo gli studiosi non esiste nessun precedente cosi allarmante come quello dell’era moderna. Il rischio della più grande estinzione di massa di grossi animali marini è drammaticamente concreto.

La colpa e’ sempre  dell’uomo

Gli esseri umani amano distruggere senza mai comprendere che così facendo in realtà distruggono se stessi. I ricercatori hanno evidenziato come le precedenti estinzioni di massa negli scorsi secoli, avevano tendenzialmente riguardato soprattutto animali marini di piccole dimensioni. Oggi le cose sono cambiate, l’uomo entra in un nuovo ecosistema ed uccide gli animali più grandi. “Gli ecosistemi marini ad oggi erano stati risparmiati, perché l’uomo non aveva la tecnologia adatta per pescare nel mare profondo su scala industriale”.

Tutta la terra a rischio

Per il leader dei ricercatori, Johnathan Payne, “molte specie di grandi dimensioni giocano un ruolo fondamentale negli ecosistemi, non olo quelli marini, e la loro estinzione potrebbe portare a  pesanti ripercussioni ecologiche che andrebbero ad influenzare il funzionamento strutturali degli ecosistemi stessi”.

A rischio tonni e merluzzi – Lo studio cita come base di esempio la scomparsa delle grandi lumache di mare alla barriera corallina,ovvero la principale forma di protezione delle stesse, senza le quali si sono moltiplicate le stelle marine che mangiano e distruggono il corallo. Esemplare è anche il rischio di estinzione di tonni e merluzzi, a causa della pesca intensiva, che priverebbe l’umanità di una importante fonte di proteine. Riflettete gente!

Sapete di che cosa è fatto lo scheletro di uno squalo? Diversamente dal nostro, lo scheletro degli squali è fatto di cartilagine. Toccatevi il naso o le orecchie per sentire com’è fatta. La cartilagine è molto più leggera e flessibile rispetto all’osso e questo aiuta lo squalo a nuotare meglio e più velocemente. Secondo voi tutti gli squali sono carnivori? La maggior parte delle specie di squalo è carnivora, ma alcune specie, come lo s qualo Balena o lo Squalo Elefante si nutrono di plankton: inghiottono grande quantità di acqua e filtrano il plankton prima che l’acqua venga espulsa dalle branchie.
Paradossalmente, gli squali grandi mangiano plankton e animali piccoli, mentre quelli più piccoli mangiano foche, altri squali o animali anche molto grandi! Gli squali fanno le uova o partoriscono i cuccioli? Dipende dalla specie. Ad esempio, la femmina del gattuccio depone le uova attaccandole a rocce o alghe dove rimangono fino alla schiusa, senza che i genitori se ne curino più. Lo squalo toro invece tiene le uova nella pancia anche dopo la schiusa, finchè i piccoli non sono abbastanza grandi per nuotare. Lo squalo martello, infine, partorisce i suoi piccoli senza fare le uova. Quanti sensi hanno gli squali? gli squali hanno ben sette sensi, due in più rispetto all’essere umano: grazie alla linea laterale percepiscono i movimenti d’acqua e le vibrazioni prodotte dalle prede, mentre le ampolle di lorenzini permettono di identificare i campi elettromagnetici prodotti dagli altri esseri viventi e probabilmente anche la loro posizione rispetto al campo elettromagnetico terrestre. Ecco perchè sono degli ottimi cacciatori!
E’ stato per decenni il simbolo della lotta per gli animali in via di estinzione, la sua mascherina bianca e nera campeggia addirittura nel logo del Wwf. Ora finalmente il panda gigante e’ fuori dalla lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn) rispetto alle specie “a rischio estinzione”, ma resta “vulnerabile”. Come riferisce la Bbc, grazie infatti alla politica di ripopolamento portata avanti in Cina, i numeri sono tornati a salire e ormai si contano 1.864 esemplari adulti del simpatico mammifero, ai quali si aggiungono quasi 200 cuccioli. “Prove da una serie di misurazioni su scala nazionale indicano che il declino e’ stato fermato, e la popolazione ha cominciato a crescere”, si legge nel rapporto dell’Iucn, che sottolinea come “gli sforzi del governo cinese per conservare questa specie siano efficaci”. Se l’estinzione sembra al momento scongiurata, il pericolo non e’ ancora lontano, dal momento che il cambiamento climatico rischia di spazzare via oltre un terzo dell’habitat del panda gigante nei prossimi 80 anni. Le belle notizie pero’ sono finite: il gorilla orientale, il piu’ grande primate vivente al mondo, e’ invece ora a rischio estinzione, con una riduzione della popolazione del 70% negli ultimi due decenni. Il bracconaggio ha ridotto notevolmente la sua presenza, con soli 5mila esemplari in tutto il mondo. Ma non e’ solo. Nella lista rossa dell’Iucn, ci sono 4 delle 6 specie di grandi primati, come il gorilla orientale, occidentale, l’orango del Borneo e quello di Sumatra. In tutto, sono 82.954 le specie, animali e vegetali, registrate nella lista rossa, di cui quasi un terzo sono a rischio estinzione. (AGI) Rmo/Pit
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