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Ministero sotto inchiesta per la vendita Shock del farmaco che provoca l’anoressia

Secondo gli investigatori un gruppo di persone fra cui Marcella Marletta, direttore generale del settore dei dispositivi medici e servizio farmaceutico del ministero, Gianpiero Camera direttore dell’ufficio attività farmaceutica e Germana Apuzzo direttore dell’ufficio centrale stupefacenti, avrebbero “omesso di espletare qualsiasi attività di vigilanza o comunque attivare i dovuti controlli affinché non fossero prescritte e somministrate da parte di medici e farmacisti preparazioni galeniche anoressizzanti”.

L’inchiesta è partita indirettamente dal caso del giovane Luigi Marzulli, deceduto in seguito all’assunzione della fendimetrazina, che è stata poi sequestrata e ritirata dal commercio nel 2013. A causa di questi decessi, ora sette alti funzionari del Ministero della Salute sono finiti sotto inchiesta. Sostanze messe al bando da oltre un ventennio dalla Food and drug administration ma che in Italia, anche se vietate, potevano essere acquistate sotto forma di preparati galenici, ossia medicinali preparati nel laboratorio di una farmacia.

Ma conviene partire dagli ultimi anni. Una sostanza che, benchè bandita, non è stata inserita nella tabella delle sostanze da vietare nei prodotti galenici e che quindi continua a essere venduta senza difficoltà dietro prescrizione medica. Sono state rinvenute diverse sostanze anoressizanti in alcuni farmaci autorizzati al commercio da parte del Ministero della Salute, dunque facilmente acquistabili presso tutte le farmacie italiane.

Questa sostanza, che inibisce l’appetito e che viene prescritta in casa gravi di obesità, viene infatti descritta come simile alle anfetamine e, mescolata ad altri farmaci, può provocare gravi danni all’organismo e in casi estremi portare alla morte. Perché sia Marletta che gli altri avrebbero, per allontanare i sospetti, tentato di accreditare l’idea che l’impiego della fenilpropanolamina fosse consentito a monte. Una sentenza del Tar però smentisce la tesi degli indagati: la norefedrina è da sempre vietata.

In Italia circa 3 milioni di persone, pari al 5 % della popolazione, soffre di disturbi del comportamento alimentare. Anoressia, bulimia ed obesità psicogena sono gravi patologie che minano il fisico e rappresentano tre modi differenti di esprimere un profondo disagio personale. Le cause di queste patologie non sono del tutto note. Perdite affettive, abbandoni, eventi traumatici sono quasi sempre associati a questi disturbi, responsabili di fortissime sofferenze sia per l’individuo che ne è colpito che per i suoi familiari. Per molto tempo, la letteratura scientifica ha definito “femminili” queste patologie, perché ad esserne affette erano soprattutto le donne. Oggi invece, ci si è resi conto che ad esserne colpiti sono anche gli uomini, a partire dall’infanzia fino all’età adulta. Questo opuscolo è stato realizzato con l’aiuto dell’ABA, (Associazione per lo studio e la ricerca su anoressia, bulimia, obesità e disordini alimentari) e dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – IRCCS Roma – Progetto Girasole – U.O. Neuropsichiatria Infantile, allo scopo di diffondere le più aggiornate conoscenze sui sintomi e le dinamiche dei disturbi del comportamento alimentare, nella convinzione che queste informazioni possano aiutare a riconoscere il disagio, ad affrontarlo con l’aiuto di esperti, a ridurre il lasso di tempo tra la comparsa dei primi sintomi e l’inizio della terapia.

Anoressia, bulimia e obesità sono gravi patologie che si servono del corpo per esprimere una sofferenza profonda. Il corpo si riempie e si svuota, dimagrisce fino all’osso, ingrassa fino a scoppiare: è il segno visibile di gravi disagi psicologici che rappresentano la vera sofferenza, e come tali, devono essere compresi e trattati. L’anoressia, la bulimia e l’obesità sono disagi psicologici gravi e non, come sembra, malattie dell’appetito. Queste patologie possono essere rappresentate come un iceberg. La punta che emerge, è costituita nell’anoressia, dal rifiuto del cibo, dal conteggio ossessivo delle calorie e dall’iperattività. Nella bulimia da ripetute abbuffate seguite da vomito auto-indotto. Nell’obesità da un’assunzione smodata e continua di cibo che porta ad un importante aumento ponderale. La parte sommersa, che non si vede, ma senza la quale la punta non esisterebbe, è il luogo dove si situano le problematiche soggettive, i vissuti, le emozioni, il dolore, le esperienze che hanno segnato la vita. Fermarsi a ciò che appare, considerare solo l’aspetto visibile di anoressia, bulimia e obesità, significa ignorare la parte più importante del problema.

L’anoressia si manifesta con una riduzione drastica dell’alimentazione e del peso corporeo. La persona anoressica nega ad oltranza la fame che controlla tenacemente. In realtà è disperatamente affamata, non solo di cibo. Ha fame di tutto: di relazioni, di affetti, di emozioni. Per questa ragione rifiuta ogni cosa. È nel rifiuto che cerca un’illusoria autonomia da ogni bisogno e desiderio. L’anoressia inizia con una dieta per migliorare la propria immagine. La persona anoressica persegue un ideale di magrezza irraggiungibile, rispetto al quale si sente sempre inadeguata. Così la dieta non termina più, la magrezza raggiunta non è mai abbastanza. Nonostante la magrezza estrema, il corpo viene rappresentato e percepito sempre grasso. Nell’anoressia la punta dell’iceberg è evidente, mostra un corpo ridotto alla fame, scheletrico, che evoca l’immagine della morte e provoca angoscia anche nei curanti. Il digiuno, nell’anoressia, compromette seriamente le funzioni vitali. La persona anoressica vive nell’illusione che, cambiando il corpo, possa cambiare la sua vita. Il corpo diventa il palcoscenico sul quale viene messa in scena una sofferenza che le parole non possono dire. L’anoressia è anche una patologia del controllo. Il soggetto anoressico, per arginare il contatto con le emozioni e le relazioni che non riesce a controllare, cerca un equilibrio nel controllo illusorio sul cibo-corpo-peso. Negli ultimi anni è emerso che nel 40% dei casi di anoressia, è presente anche la bulimia.

Il disturbo anoressico-bulimico e l’obesità si manifestano in adolescenza, ma le loro radici affondano nell’infanzia. I genitori sono il fulcro del benessere e del malessere dei propri figli. Spesso i genitori non sono consapevoli di propri disagi psicologici irrisolti: spesso taciuti, che possono aver contribuito all’insorgenza del disturbo dei figli. Anoressia, bulimia e obesità sono malattie che creano disorientamento e dolore all’interno delle famiglie, i genitori in particolare, si ritrovano confusi, spaventati e impotenti, con sentimenti di colpa e solitudine. Per questa ragione è indispensabile prevedere anche una loro presa in carico all’interno di un percorso di cura, utile anche per il riequilibrio delle dinamiche familiari.

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