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Banche, Padoan: trovato accordo tra Italia e Ue per gestire le sofferenze bancarie

Se le garanzie per la bad bank le metterà sul piatto il Tesoro – come ha assicurato ieri l’ad della Cassa depositi e prestiti, Fabio Gallia – allora l’aiutino pubblico per le banche è più che mai confermato. L’alleggerimento dei bilanci bancari dal peso delle sofferenze arriverà col sostegno dello Stato. La fiche si aggira sui 40 miliardi di euro: un bel gruzzoletto, in assenza del quale gli istituti di credito sarebbero costretti a trasformare in perdite secche prestiti che non verranno mai rimborsati.

Il via libera finale di Bruxelles è arrivato ieri in tarda serata dopo un vertice fiume tra il ministro dell’Economia, PierCarlo Padoan, e il commissario Ue alla Concorrenza, Margaretbe Vestager. Ok alla versione “light” con un intervento leggero dello Stato e una garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs). Nasceranno più bad bank, tanti soggetti individuali sostenuti dalla Gacs. «Così non è aiuto di Stato illegittimo», ha assicurato Vestager.

I dettagli, come ha detto Padoan, soddisfatto dopo un negoziato lungo più di un anno,
saranno resi noti nelle prossime ore: in ogni caso pagherà (almeno in parte) Pantalone. Anche se in attesa dello «strumento» garantito dal Tesoro spuntano iniziative private. Ieri è stata annunciata la nascita della prima bad bank privata grazie a un accordo tra Prelios Credit Servicing e Banca Akros. La massa di crediti deteriorati è enorme: tra i 200 e i 350 miliardi secondo le diverse «interpretazioni» dei bilanci degli istituti. L’urgenza di liberarsi della spazzatura finanziaria è enorme: la speculazione in Borsa è forte. Piazza Affari ha chiuso in territorio positivo (+1,5%): alcuni titoli del settore bancario sono scattati in avanti, ma Mps continua a soffrire (-3%).

Dalle banche cattive a quelle buone. Cioè le good bank nate dalle ceneri di Marche, Ferrara, Chieti ed Etruria. Lunedì il presidente, Roberto Nicastro, ha ricevuto una decina di offerte e ora le sta scremando per ragionare solo sulle migliori: la cosiddetta short list sarà resa nota nei prossimi giorni. Questa fase della procedura si è chiusa con un esito «più che soddisfacente». L’intenzione è vendere in blocco i quattro istituti
«risolti» dalla Banca d’Italia il 22 novembre. Tuttavia, verranno valutate anche proposte «divise»: in questa direzione si è mossa la Popolare dell’Emilia Romagna che ha avanzato la manifestazione d’interesse per CariFerrara, la più piccola delle banche salvate.

A bussare alla porta di Nicastro sarebbero arrivati anche gruppi stranieri, forse tra i più interessati alla partita. Con Intesa e Unicredit autoescluse, di banche italiane capaci di fare shopping non ce ne sono molte. Anche perché a Ubibanca potrebbe essere chiesto di salvare Mps dopo aver «preso» pure Bpm. Nelle scorse settimane era circolata l’ipotesi di un interesse di Cariparma (che però è dei francesi del Credit Agricole) per Banca Marche. Ma gli addetti ai lavori si erano concentrati soprattutto a scrutare le mosse di avvoltoi stranieri come Apollo Global Management, Centerbridge Capital Partners e Anacap Financial Partners. Quelle quattro banche, del resto, ripulite dalle perdite a danno di azionisti e obbligazionisti subordinati, sono diventate dei gioiellini su cui buttarsi a capofitto.

Dopo una lunga maratona negoziale il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, ieri sera hanno trovato un accordo su uno strumento che dovrebbe consentire alle banche italiane di disfarsi di gran parte dei crediti deteriorati. La bad bank italiana prenderà la forma di una “Garanzia sulla car- tolarizzazione delle sofferenze” e dovrebbe permette di liberare il sistema bancario di circa 200 miliardi di non performing loans (NPL). «Nella strategia strutturale del governo sul settore bancario aggiungiamo un utile strumento che si integracon le riforme fatte», ha detto Padoan dopo l’accordo: «la Garanzia sulla cartolarizzazione aiuterà a smaltire in modo efficiente e veloce il problema delle sofferenze bancarie».

Si tratta di un «buon accordo», perché «le garanzie sono prezzate a condizioni di mercato in modo che non costituiscano aiuto di Stato», ha detto Vestager: «con altre riforme messe in campo dall’Italia dovrebbe migliorare la capacità delle banche di concedere prestiti all’economia reale». Sia il governo sia la Commissione volevano chiudere un dossier che si trascinava da un anno per permettere all’Italia di ripartire con maggiore slancio e porre fine alle attuali turbolenze sui titoli bancari. Secondo un rapporto dell’esecutivo comunitario sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, i crediti in sofferenza rappresentano una «fonte importante di rischi di passività a breve termine» per il bilancio dello Stato italiano. «Il chiarimento definitivo e la conclusione di questa lunga trattativa produrrà una base di certezza del diritto che sarà positivamente utilizzabile per valutazioni di ogni genere, comprese quelle delle possibili aggregazioni delle imprese bancarie», ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli.

«I dettagli tecnici saranno mesi a punto nelle prossime ore», ha spiegato Padoan: per stamattina è atteso un comunicato congiunto. La partita tra Roma e Bruxelles si è incentrata sul prezzo della garanzia che il Tesoro metterà a disposizione delle banche per rendere più appetibili i pacchetti di crediti deteriorati, riducendo così l’impatto sui bilanci degli istituti di credito. L’Italia puntava al minimo: tra i 20 e i 30 punti base, altrimenti gli accantonamenti attuali delle banche rischierebbero di non bastare per coprire le perdite. Ma, per evitare aiuti di Stato che avrebbero fatto scattare un bail-in (le perdite per azionisti, obbligazionisti e depositi sopra i 100 mila euro), la Commissione chiedeva un prezzo in linea con i valori di mercato che, secondo le indiscrezioni, si attesterebbe sui 100 punti base.

«L’ Italia non va in giro a chiedere l’elemosina a nessuno», ha spiegato Padoan durante un’audizione all’Europarlamento, rispondendo a alcuni deputati che contestavano la gestione degli aiuti all’Ilva e di altri dossier europei. Il ministro dell’Economia ha incontrato anche il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, che ha più volte avvertito l’Italia sulla necessità di non esagerare con le richieste di flessibilità. Il giudizio definitivo sulla Legge di Stabilità è atteso in primavera. Ma un primo appuntamento decisivo ci sarà la prossima settimana, quando la Commissione pubblicherà le sue previsioni economiche d’inverno.

Sorpresa: ci sono anche il Banco Popolare e la Bpm tra i soggetti che hanno manifestato interesse per le nuove Cassa di Ferrara, Banca Marche, Banca Etruria e Cassa di Chieti. Il gruppo scaligero si sarebbe fatto avanti per Ferrara e Marche, l’istituto milanese per tutti e quattro gli istituti salvati dalla risoluzione del 22 novembre che ha portato alla separazione delle attività sane nelle good bank dalle sofferenze trasferite nella bad bank (Rev spa).

Il Banco e Piazza Meda hanno in corso una trattativa avanzata per arrivare a una fusione che dovrebbe andare in porto, nonostante un negoziato parallelo della Milano con Ubi che il governo vorrebbe utilizzare come polo per il salvataggio di Mps.

A questo fine, stamane a Roma il ministro Padoan avrebbe convocato Giuseppe Castagna e Victor Massiah: stando però alle parole del ceo della Bpm di lunedì scorso, non c’è disponibilità a partecipare all’operazione-Siena, ma a proseguire sulla strade delle due trattative in corso.

Le manifestazioni preliminari e non vincolanti del Banco e di Bpm consegnate lunedì sera a SocGen, assieme a quelle di altri pretendenti – non c’è stata disclosure sui nomi -, non comportano un ripensamento delle strategie. Non essendoci impegni vincolanti, i due istituti vogliono solo vedere le carte.

Nei prossimi giorni – si legge nella nota diffusa dalle quattro banche presiedute da Roberto Nicastro – dopo una prima selezione, le controparti che hanno espresso interessi preliminari riceveranno un primo documento descrittivo (Teaser) accompagnato da una lettera di procedura: sulla base di questi documenti verranno richieste conferme di interesse più circostanziate che permetteranno il passaggio ad una seconda selezione per il successivo invio dell’information memorandum in vista delle non-binding offer.

Oltre a Banco e Bpm, si sono fatti avanti Bper (per Ferrara), Popolare di Bari (per Chieti), Caripar- ma (per Ferrara e Marche), Bnl (che smentisce anche se domani ha in programma il cda), Primus (per Cassa di Loreto) e alcuni grandi investitori internazionali, tra i quali Centerbridge, Cerberus, Apollo Capital Management, Lone Star, Anacap e Cvc.
Il processo di vendita prevede la corsia preferenziale per l’acquisto in blocco. Saranno valutate attentamente anche possibili offerte separate per una o più delle good bank e delle loro partecipazioni non strategiche. In questo quadro, la presentazione di offerte relative a tutte e quattro le good bank e l’attenzione al territorio sono elemento positivo di valutazione.

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