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Aspirina, la ricerca: riduce il rischio di cancro gastrico

L’Aspirina può prevenire il tumore gastrico. A lungo termine, la pastiglia riduce il rischio di tumore allo stomaco in modo significativo. È quanto dimostra una nuova ricerca presentata alla 25esima settimana Ueg (il congresso della United european gastroenterology) a Barcellona. Una proprietà clamorosa, quella della medicina Bayer. Stando ai risultati di uno studio che ha coinvolto oltre 600mila persone (i ricercatori hanno confrontato i pazienti ai quali è stata prescritta l’aspirina per un lungo periodomm per almeno sei mesi, la durata media dell’aspirina prescritta era di 7.7 anni), le persone che non hanno assunto Aspirina registravano un maggiore tasso di incidenza tumorale.

Nel dettaglio, le persone che assumevano aspirina hanno mostrato una riduzione del 47% dell’incidenza del cancro al fegato e dell’esofago, una riduzione del 38% dell’incidenza del cancro gastrico, una riduzione del 34% dell’incidenza del cancro al pancreas e una riduzione del 24% dell’incidenza del cancro del colon-retto.

I tumori dell’apparato digerente rappresentano quasi un quarto dei casi di cancro in Europa e rappresentano il 30,1% delle morti per tumore. Il tumore del colon-retto, il tumore gastrico e il tumore del pancreas sono tra le prime 5 categorie di tumori killer in tutto il continente.

Di seguito, la riduzione dell’incidenza del cancro dell’apparato digerente in chi assume regolarmente l’aspirina (rispetto a quelli che non l’utilizzano):

Tumore al fegato 47%
Tumore all’esofageo 47%
Tumore gastrico 38%
Tumore al pancreas 34%
Tumore del colon-retto 24%

Aspirina, il famoso farmaco diventa un anti-Cancro

#L’aspirina è un farmaco conosciuto in tutto il mondo. Negli ultimi tempi la scienza ha individuato molteplici benefici per nuove patologie, l’ultima in ordine cronologico è sensazionale. Infatti, il farmaco è in grado di prevenire il rischio di morte per tumore.Va detto che per avere un ottimo risultato, il medicinale va assunto giornalmente.La ricerca è stata condotta dalla Massachussets General Hospital in collaborazione con l’Harvard Medicai Schooll risutati ottenuti dalla ricerca durata oltre trentanni sono confortanti, 11% in meno per gli uomini e il 7% per quanto riguarda le donne; sono i dati incidenza per morte di cancro.

Anche per il terribile cancro al colon si è preso atto di una drastica diminuzione di oltre il 30% per gli uomini e di circa il 31 % per il sesso femminile che giornalmente assumevano dosi precise di #aspirina.Per quanto riguarda il tumore più temuto dalle donne, il cancro al seno, si è scesi a un 11%. Nell’ambito maschile si riduce di un ben 23% la mortalità per cancro alla prostata. Tutti i pazienti monitorati da questa ricerca assumevano l’aspirina regolarmente due volte a settimana o addirittura sette. Il farmaco ha come base il principio attivo l’acido acetilsalicilico in grado di annientare possibili infiammazioni. Date le sue potenzialità, l’aspirina si pensa essere un forte alleato per prevenire patologie infiammazioni croniche. Proprio questi infiammazioni potrebbero essere la causa scatenante di un errore nel nostro DNA il quale potrebbe produrre cellule tumorali.Ovviamente, qualora si volesse assumere questo farmaco quotidianamente è sempre consigliato rivolgersi prima al medico di base per far fronte ai molteplici effetti collaterali non di poco conto.

Aspirina si, ma non per tutti

Inizialmente l’aspirina veniva utilizzata come analgesico e antipiretico essendo un composto chimico che colpisce sul sistema nervoso alleviando il dolore. Il farmaco possiede un effetto antiaggregante piastrinica, favorendo così la fluidità del sangue attraverso le vene e diminuendo la probabilità di generare una trombosi. Quindi, ad esempio, un soggetto che abbia un problema al distacco della retina o emorragie del vitreo, dovrà consultare prima il suo specialista per utilizzare il farmaco.Non tutti i ricercatori e medici pensano che l’aspirina sia un ottimo alleato contro il cancro. Julie Sharp, esperta di Cancer research Uk dice: l’aspirina sembra estremamente promettente, ma essenziale assicurarsi di bilanciare questi benefici con i possibili rischi a cui si espone”.

I volontari sono stati seguiti per una media di 32 anni. L’uso minimo di aspirina associato con una diminuzione della mortalita’ e’ stato di 6 anni. “L’effetto positivo emerso dall’uso di aspirina in termini di mortalita’ e’ inversamente proporzionale all’effetto negativo di un aumento dei rischi di cancro e di morte associati all’obesita’”, ha rilevato Cao. I benefici dell’acido acetilsalicilico sono stati osservati a dosi precise di aspirina assunte: ossia sia tra le persone che prendevano due pillole a settimana che tra quelle che ne prendevano sette.

Storia dell’Aspirina

Fu un chimico francese, Charles Frédéric Gerhardt, a preparare per primo l’acido acetilsalicilico nel 1853. Nel corso del suo lavoro riguardante la sintesi e le proprietà di diverse anidridi acide mescolò il cloruro di acetile con un sale sodico dell’acido salicilico (il salicilato di sodio). Si verificò una forte reazione e la miscela risultante si solidificò in brevissimo tempo. A quell’epoca non esisteva ancora la teoria strutturale, quindi Gerhardt chiamò il composto che aveva sintetizzato “anidride salicilico-acetica” (wasserfreie Salicylsäure-Essigsäure). La preparazione dell’aspirina (“anidride salicilico-acetica”) fu soltanto una delle diverse reazioni che Gerhardt condusse per il suo lavoro sulle anidridi, e non ebbe alcun seguito.

 Sei anni dopo, nel 1859, Von Gilm ottenne analiticamente l’acido acetilsalicilico puro, per reazione tra l’acido salicilico e il cloruro di acetile: chiamò questa nuova sostanza “acetylierte Salicylsäure”, cioè acido salicilico acetilato. Nei 1869, Schröder, Prinzhorn e Kraut ripeterono le sintesi compiute da Gerhardt (dal salicilato di sodio) e da Von Gilm (dall’acido salicilico) e conclusero che entrambe le reazioni creavano lo stesso composto: l’acido acetilsalicilico. Furono i primi ad attribuirgli la struttura corretta, con il gruppo acetile collegato al gruppo OH fenolico.

Nel 1897, gli scienziati della Bayer, che produceva farmaci e coloranti, iniziarono a fare esperimenti sull’uso dell’acido acetilsalicilico come sostituto meno irritante dei medicinali comuni a base di salicilato. Nel 1899, la Bayer mise in commercio il farmaco con il nome di Aspirina. Il nome aspirina deriva dalla “A” di “acetil” e dalla “spir” di “Spirsäure”, il vecchio nome tedesco dell’acido salicilico. La sostanza divenne sempre più famosa nella prima metà del XX secolo e diede prova della sua efficacia nelle prime fasi dell’epidemia di spagnola del 1918; era un farmaco molto redditizio, quindi scatenò feroci lotte di mercato e la proliferazione di marchi e di prodotti, soprattutto dopo la scadenza del brevetto della Bayer negli Stati Uniti, avvenuta nel 1917.

La popolarità dell’Aspirina diminuì quando furono messi in commercio il paracetamolo nel 1956 e l’ibuprofene nel 1969. Negli anni Sessanta e Settanta John Vane e altri scoprirono il meccanismo di azione dell’aspirina, mentre esperimenti clinici e altre ricerche compiute tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta dimostrarono l’efficacia di questo farmaco come agente anticoagulante in grado di diminuire il rischio di malattie della coagulazione. Il consumo aumentò di nuovo considerevolmente negli ultimi decenni del XX secolo ed è tuttora molto diffuso, grazie all’uso generalizzato che se ne fa come terapia preventiva per gli attacchi di cuore e l’infarto.

Grande come una moneta o piccola come un chicco di caffé. Bianca ed insapore oppure colorata e al gusto di frutta. Effervescente o masticabile. Nelle sue numerose varianti l’Aspirina – il cui principio attivo è l’acido acetilsalicilico – è uno dei farmaci più affermati nel mondo. Chi non ne ha almeno una confezione nella cassetta dei medicinali? Chi non la considera un’amica fedele, buona per tutte le occasioni? L’Aspirina ha oltrepassato la soglia centenaria, tuttavia la sua marcia continua ad essere inarrestabile, rivelatrice di una forte vitalità e versatilità. Per avere un’idea dell’importanza e della diffusione che l’Aspirina ha tuttora, forse ancor più che nel passato, basti pensare che ogni anno nei soli Stati Uniti si consumano 16000 tonnellate di questo farmaco, pari a 80 milioni di compresse1 . Concepita inizialmente come un farmaco antiflogistico, antipiretico ed antidolorifico, l’Aspirina continua passo dopo passo ad estendere sempre più le proprie frontiere. Oggi non solo è impiegata nella prevenzione di alcune malattie cardiovascolari, ma è osservata con attenzione anche dagli oncologi, per quanto concerne la chemioprevenzione. In seguito a molteplici esperimenti, è stato provato che applicazioni esogene di acido acetilsalicilico e del suo precursore, l’acido salicilico, determinano in talune piante una varietà di risposte biologiche, tra le quali il rafforzamento delle difese contro agenti patogeni. A partire da tale asserzione, prendendo in analisi dei fiori recisi di girasole (Helianthus annuus L.), ho condotto una serie di esperimenti per verificare se tale facoltà dell’acido acetilsalicilico – ed eventualmente anche delle compresse commerciali di Aspirina® – può aprire una via per un eventuale impiego del farmaco nel settore floricoltore.

La storia dell’Aspirina®: la composizione di un intricato puzzle Si può paragonare la nascita dell’Aspirina alla composizione di un puzzle, in cui diversi studiosi – guidati da esperimenti, ricerche ed anche semplici intuizioni – hanno messo un tassello dopo l’altro. La storia dell’Aspirina, che è la storia della corteccia e delle foglie del salice, comincia nel 400 a.C. È Ippocrate di Kos, considerato il padre della medicina, a dare avvio alla storia del propizio preparato terapeutico. Il medico ateniese consigliava alle partorienti, per vincere il dolore delle doglie, di bere un infuso di foglie di salice o la linfa estratta dalla corteccia di questa pianta, pur ignorando l’azione dell’acido salicilico. Nel Medioevo l’uso della cottura della corteccia del salice si mantiene solamente nell’ambiente contadino, come rimedio contro i dolori. In seguito il medicamento naturale cade in disuso a causa del veto di raccolta di rami di salice, impiegati per intrecciare i cesti. È unicamente nel XVIII secolo che rientra in auge questo medicamento, grazie al reverendo inglese Edward Stone.

Il sapore amaro della corteccia di salice gli riporta alla mente quello della pianta appartenente al genere cinchona, originaria delle Ande, dalla cui corteccia si estrae il chinino, sostanza adoperata per curare la malaria. Il reverendo ha l’idea di sostituire la corteccia da cui si estrae il chinino con quella del salice, non sapendo che, pur abbassando la febbre, non é invece efficace contro il parassita che provoca la malaria. Dato il crescente utilizzo della corteccia e delle foglie del salice, a partire dai primi anni dell’Ottocento si intensificano gli studi sulle proprietà di questa pianta, nel tentativo di ottenere allo stato puro quella che veniva ritenuta la sua sostanza attiva.

Nel 1828 il professor Johann Andreas Buchner ricava, mediante bollitura della corteccia del salice, una massa gialla che chiama salicina. Si deve al chimico italiano Raffaele Piria il merito di aver scoperto nel 1856 che dalla salicina si poteva giungere all’acido salicilico, facilitandone l’impiego e aprendo la strada alle future sintesi industriali. Il chimico ne dà comunicazione in due articoli, Ricerche sulla salicina ed i prodotti che ne derivano (1838) e Ricerche di chimica organica sulla salicina (1845). Nel 1853 il chimico francese Charles Frédéric Gerhardt sintetizza l’acido acetilsalicilico in forma impura e non stabile.

Nel 1869 il residuo viene sintetizzato in una forma più pura da Johann Kraut, ma i costi elevati del procedimento non inducono le aziende a sostenere finanziariamente le ricerche. Nel 1859 Hermann Kolbe, professore di chimica all’università di Magdeburgo, propone la struttura chimica dell’acido salicilico e riesce ad ottenerlo artificialmente a partire dal fenolo. Ad ogni modo restava sempre il problema del gusto amaro e degli effetti dannosi per la mucosa gastrica e digerente, che limitavano i grandi vantaggi dell’azione dell’acido salicilico. Nel tentativo di migliorare la tollerabilità dell’acido salicilico, pur conservando gli effetti terapeutici, il chimico Felix Hoffmann – impiegato presso l’azienda farmaceutica Friedrich Bayer & Company – combina l’acido salicilico con l’acido acetico e il 10 agosto 1897 sintetizza l’acido acetilsalicilico in forma pura e stabile.

Il 6 marzo 1899 l’acido acetilsalicilico viene registrato con il numero nel registro dei marchi commerciali dell’Ufficio Brevetti Imperiali di Berlino e commercializzato come medicamento antipiretico con il nome di Aspirina Bayer. Sino al termine della Prima Guerra Mondiale la Bayer rimane depositaria del marchio; tuttavia con il Trattato di Versailles vengono ceduti i diritti esteri a Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, a compensazione dei danni di guerra, e la Bayer perde il diritto ad usare il proprio marchio in molte nazioni. Sul mercato iniziano ad apparire quindi “aspirine” prodotte da numerose e diverse case farmaceutiche.

Il campo d’azione Inizialmente l’Aspirina è stata utilizzata fondamentalmente per il suo efficace effetto antiflogistico, analgesico ed antipiretico. Tuttavia il campo d’azione di questo medicamento sta estendendo sempre più i propri confini grazie agli sforzi di notevoli medici e scienziati. Inibendo la produzione di prostaglandine, l’Aspirina è un analgesico, un composto chimico che agisce sul sistema nervoso centrale attenuando o sopprimendo gli stimoli dolorosi che gli pervengono, senza però produrre perdita di coscienza. Contemporaneamente è anche un antipiretico. L’acido acetilsalicilico opera direttamente sull’ipotalamo, dove si trova il centro della regolazione termica corporea; con la sua somministrazione si ha una vasodilatazione periferica ed un aumento della sudorazione, che comporta una perdita di calore e di conseguenza un abbassamento della temperatura. Inibendo la formazione dei trombossani A2, il farmaco possiede un effetto antiaggregante piastrinico, accrescendo così la fluidità del sangue attraverso le arterie e diminuendo la possibilità di generare un trombo, l’ostruzione di un vaso sanguigno. Questa facoltà è sfruttata nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, come infarti, ictus e trombosi.

Da anni l’Aspirina è osservata sempre più anche dagli oncologi, per quanto concerne la chemioprevenzione. Alla base sta la stretta relazione tra infiammazione e carcinogenesi: vi è l’ipotesi che riducendo l’infiammazione si limita il rischio di tumore. Il cancro riesce a corrompere gli «agenti di polizia» deputati alle difese dell’organismo, ossia i macrofagi, con un intelligente meccanismo: utilizza i loro stessi segnali di allarme, impadronendosi in tal modo dei loro codici di messaggistica (citochine e chemiochine). Infatti esaminando le cellule tumorali si trovano molti macrofagi, attirati dal cancro stesso che li sfrutta per svilupparsi. Tuttavia quando si parla di macrofagi si parla anche di infiammazione; conoscendo il potere antinfiammatorio dell’Aspirina, questo farmaco potrebbe essere realmente utile nel piano delle neoplasie, sia dal punto di vista preventivo che terapeutico? Il primo passo per giungere ad una risposta a questo punto interrogativo è stato effettuato per la prima volta dal prof. australiano G. Kune, che nel 1988 iniziò a considerare l’Aspirina come un farmaco impiegabile per la prevenzione contro il cancro. Nel 1995 il Dr. Edward Giovannucci dell’Università di Harvard, sottoponendo un campione di 122,000 persone all’assunzione di Aspirina e di altri analgesici, riuscì a dimostrare che assumere dell’acido acetilsalicilico regolarmente può ridurre il rischio di sviluppare un cancro al colon del 44%. Sempre più esperimenti dimostrano il suo effetto nella prevenzione anche del tumore della bocca, della laringe e dell’esofago. Ad ogni modo i risultati ottenuti devono essere considerati con cautela, perché fare prevenzione con Aspirina significa includere anche i potenziali danni del suo uso prolungato. Infatti inibendo l’enzima cicloossigenasi, l’Aspirina limita anche le funzioni positive delle prostaglandine, come il controllo della produzione di muco gastrico che protegge le pareti dello stomaco, causando perciò talora gastriti, ulcerazioni e sanguinamenti, soprattutto alle dosi più alte. Oltre che provocare delle reazioni di intolleranza, l’acido acetilsalicilico può essere causa di insufficienza renale, specialmente nei pazienti più a rischio. Data la sua forte azione antiaggregante, c’è il rischio di emorragie interne, anche a livello cerebrale. Per quanto concerne i pazienti più piccoli, si tende a mettere in relazione la somministrazione di Aspirina con l’insorgenza della Sindrome di Reye2 , motivo per cui il suo uso fino ai 12 anni è controindicato.

L’Aspirina®, un conservante floreale? Introduzione Le piante sintetizzano particolari sostanze aventi la funzione di segnale chimico nella regolazione di importanti processi fisiologici. Tra queste sostanze sono inclusi gli elicitori, coinvolti nell’espressione di specifici geni implicati nei meccanismi di difesa della pianta contro l’attacco di agenti patogeni, quali batteri, virus e funghi. Tra gli elicitori endogeni, che svolgono un’azione ormonale, è compreso l’acido salicilico (AS), appartenente alla categoria dei fitormoni – composti organici naturali, sintetizzati dalle piante, che ne influenzano, in genere a basse concentrazioni, i processi di crescita, differenziamento e sviluppo. Nelle piante i più alti livelli di AS – sintetizzato dall’acido t-cinnamico, attraverso una serie di reazioni che prevedono la produzione di acido benzoico – sono riscontrabili nelle foglie (soprattutto in seguito ad attacchi patogeni necrotizzanti) e nelle strutture riproduttive. Le proprietà chimico-fisiche dell’AS (pKa=2.98) sono ideali per assicurarne il trasporto floematico come acido libero; l’AS può quindi essere facilmente traslocato dal luogo di sintesi al resto della pianta . A partire dal riconoscimento di un agente patogeno, nelle cellule adiacenti la zona di attacco, avviene una reazione ipersensibile (hypersensitive reaction, HR), che prevede la formazione di strutture in grado di isolare e contenere la successiva invasione del patogeno. Il verificarsi di tale reazione determina una successiva serie di processi che conducono all’acquisizione di una resistenza sistemica (systemic acquired resistance, SAR) che si realizza anche in parti della pianta non interessate all’attacco primario. Grazie a studi realizzati sulla pianta di tabacco (Nicotiana tabacum) attaccata da un particolare patogeno – il “virus del mosaico del tabacco” (TMV) – è stato dimostrato che l’instaurazione di SAR, nella pianta di tabacco e in altre piante superiori, è correlata con l’espressione di una determinata classe di geni (SAR geni) che codificano per particolari macromolecole appartenenti alla categoria delle PR proteine, tra cui chitinasi e β-1,3-glucanasi. Dopo l’attacco patogeno, nelle foglie di tabacco l’AS si accumula nel floema e i suoi livelli crescono notevolmente nelle immediate vicinanze della risposta ipersensibile (HR) alla lesione. Ciononostante l’acido salicilico non è direttamente il segnale di induzione dell’acquisizione della resistenza sistemica, ma è solamente richiesto nel segnale per l’espressione dei geni che codificano per le proteine PR2,. Inoltre dal 1979 grazie al lavoro pionieristico di R.F. White8 , é stato dimostrato che applicazioni esogene di acido salicilico e dei suoi derivati (tra cui l’acido acetilsalicilico) determinano in alcune piante una varietà di risposte biologiche, tra le quali l’induzione alla fioritura, il ritardo di senescenza nei fiori recisi e l’acquisizione della resistenza sistemica, inducendo contemporaneamente la sintesi, anch’essa sistemica, di gran parte delle proteine PR conosciute. In un esperimento condotto sulle piante di girasole (Helianthus annuus L.), in risposta ad un trattamento di acido acetilsalicilico è stato riportato un incremento della produzione di proteine PR, portando così ad una maggiore resistenza contro i patogeni9 . A partire da tali considerazioni quale potrebbe essere il ruolo dell’Aspirina nel mondo vegetale? I confini di questo farmaco potrebbero essere ampliati sin al punto da trasformarlo in un conservante floreale? Oggi in commercio i principali conservanti floreali contengono, oltre che ad un miscuglio di zuccheri (deposito di energia), anche acidificanti, i quali portano il pH dell’acqua ad un valore più basso, importante per rallentare la crescita dei batteri, la principale causa della morte dei fiori recisi.

Scopo. Il rapporto rischio-beneficio dell’uso di basse dosi di aspirina in prevenzione CV primaria nei pazienti con diabete mellito rimane da chiarire. Pertanto si è voluto valutare l’effetto di aspirina a dosaggi abituali nella “real-life” in pazienti diabetici di tipo 2 con nefropatia, al fine di verificarne l’efficacia nella pratica clinica in prevenzione primaria. Metodi. È stato condotto uno studio multicentrico prospettico in 564 pazienti con diabete di tipo 2 e nefropatia diabetica senza malattia CV seguiti in ambulatori di Diabetologia della Regione Campania. Di questi 242 hanno ricevuto un trattamento antiaggregante con aspirina 100 mg/die (gruppo A) e 322 non sono stati trattati con farmaci antipiastrinici (gruppo B). L’end point primario dello studio era la comparsa di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE) totali. Gli end point secondari erano il verificarsi disgiunto di MACE fatali e MACE non fatali (IMA non fatale, stroke non fatale, amputazioni). Risultati. Il follow-up medio è stato di 8 anni. I MACE si sono verificati complessivamente in 49 pazienti del gruppo A e in 52 pazienti del gruppo B. Un MACE fatale si è verificato in 22 pazienti del gruppo A e in 20 del gruppo B. Un MACE non fatale si è verificato in 27 pazienti del gruppo A e in 32 pazienti del gruppo B. L’analisi di Kaplan Meier ha mostrato una differenza non statisticamente significativa di MACE cumulativa tra i due gruppi. È stata osservata una differenza non statisticamente significativa nell’incidenza sia dei MACE fatali (p = 0,225) sia degli eventi cardiovascolari non fatali (p = 0,573) tra i due gruppi. Questi risultati sono stati confermati dopo aggiustamento per fattori confondenti (HR per MACE 1,11; IC al 95% 0,91-1,35). Conclusioni. Questi risultati non confermano l’efficacia dell’aspirina a basso dosaggio in prevenzione primaria in soggetti ad alto rischio CV. Sono quindi necessari studi clinici randomizzati controllati volti a verificare l’efficacia di aspirina a basso dosaggio per la prevenzione primaria in pazienti diabetici di tipo 2 con nefropatia

Scopo. Valutare i benefici e i rischi dell’aspirina nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e di tutte le cause di mortalità nelle persone con diabete conducendo una revisione sistematica e una metanalisi. Metodi. Studi randomizzati controllati di aspirina vs placebo (o nessun trattamento) nelle persone con diabete senza storia di malattia cardiovascolare sono stati identificati da banche bibliografiche quali Medline, Embase, Web of Science, Cochrane Library e una ricerca manuale di bibliografie condotta fino a novembre 2015. I rischi relativi studio-specifici con IC al 95% sono stati aggregati utilizzando modelli a effetti casuali. Risultati. Un totale di 10 studi randomizzati è stato incluso nella revisione. C’è stata una significativa riduzione del rischio di eventi avversi cardiovascolari maggiori: rischio relativo di 0,90 (IC al 95% 0,81-0,99) in gruppi che assumono aspirina rispetto al placebo o nessun trattamento. L’analisi limitata a sottogruppi suggerisce che l’effetto dell’aspirina su eventi avversi cardiovascolari maggiori differiva dalla linea di base del rischio di malattie cardiovascolari, rispetto a farmaci e sesso (p per l’interazione per tutti > 0,05). Non c’era però significativa riduzione del rischio di infarto miocardico, malattia coronarica, ictus, mortalità cardiovascolare o di tutte le cause di mortalità. L’aspirina ha ridotto significativamente il rischio di infarto miocardico per un trattamento della durata ≤ 5 anni. Ci sono state differenze nell’effetto dell’aspirina per dosaggio e durata del trattamento sui risultati complessivi di ictus (p per l’interazione per tutti < 0,05). È stato osservato un aumento del rischio di eventi avversi maggiori o sanguinamenti gastrointestinali, ma le stime erano imprecise e non significative. Conclusioni. I dati che emergono dalla metanalisi non supportano le linee guida che incoraggiano l’uso di aspirina per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari negli adulti con diabete che sono ad aumentato rischio di malattia cardiovascolare.

SOSTANZE SIMILI ALL’ASPIRINA IN FRUTTA E VERDURA ASPIRINA O ACIDO ACETILSALICILICO E SALICILATI IN FRUTTA E VERDURA.

Tutti noi conosciamo l’aspirina; un farmaco miracoloso che fino a poco tempo fa non era noto il meccanismo d’azione. Questo farmaco prescritto senza ricetta medica è ampiamente utilizzato in medicina, per la cura di numerose patologie:  mal di testa  febbre  malattie cuoio capelluto  mialgie ed artrosi  eczema, psoriasi, verruche, acne  terapia di prevenzione cardiovascolare contro ictus ed infarti  antidolorifico Recenti studi condotti su 25000 pazienti presso l’università di OXFORD nel 2010 hanno evidenziato che l’assunzione di una bassa dose di aspirina (75 mg) assunta quotidianamente per un periodo di 4 – 8 anni riduce il rischio di morte per alcune forme di tumore: 1. Calo del 40% per il cancro all’intestino 2. calo del 30% per il cancro al polmone 3. calo del 10% per il cancro alla prostata 4. calo del 60% per il cancro all’esofago Tutte queste proprietà farmacologiche dell’acido acetilsalicilico sembra essere dovuto alla capacità di bloccare per 6 ore dall’assunzione un enzima: “la cicloossigenasi 1 detta anche COX1, bloccando per 6 ore la CASCATA DELL’ACIDO ARACHIDONICO e quindi la produzione di tutte quelle prostaglandine della serie 2 ad azione “infiammatoria” che rappresentano i mediatori del dolore, della febbre, della coagulabilità del sangue “trombi”. Inoltre le prostaglandine della serie 2 contrastano l’azione delle cellule immunitarie NATURAL KILLER preposte alla neutralizzazione delle cellule tumorali. L’aspirina inibendo la produzione di prostaglandine 2 e riducendo l’infiammazione permette alle CELLULE NATURAL KILLER di attivarsi meglio contro la lotta alle cellule cancerose. L’ACIDO SALICILICO è usato anche nell’industria alimentare come conservante. L’aspirina viene normalmente prodotta sinteticamente nelle industrie farmaceutiche, ma NON TUTTI SANNO CHE questa sostanza è diffusissima in FRUTTA E VERDURA ed è nota come SALICILATI . In effetti il nome del principio attivo dell’aspirina si chiama Acido salicilico il cui nome deriva dal SALICE PIANGENTE. Nella corteccia, nei rami, nelle foglie e nella linfa del SALICE PIANGENTE, abbondano i salicilati e rende questa pianta terapeutica per trattare febbre, dolori, problemi cutanei, etc. Le proprietà terapeutiche del salice piangente erano note fin dall’antichità! Erodoto nelle sue storie narrava che esisteva un popolo stranamente più resistente di altri alle comuni malattie; Tale popolo usava mangiare foglie di salice. Ippocrate “padre della medicina” nel 5° secolo avanti cristo, parlava di una polvere amara estratta dalle cortecce del salice che erano utili ad alleviare il dolore ed abbassare la febbre.

Un rimedio simile veniva citato dagli scritti degli antichi sumeri, egizi ed assiri. Anche gli indiani di America lo usavano per la febbre, mal di testa, artriti e mialgie. Ma l’acido Salicilico non si trova solo nel SALICE, ma in piccole quantità è diffusissima in frutta e verdura. L’acido salicilico è da considerarsi un FITOCOMPOSTO presente nei vegetali avente lo scopo primario di difendere le piante dai virus e dai parassiti ed ha anche un azione ormonale che favorisce la fioritura, la secrezione all’esterno da parte dei fiori di sostanze profumate atte ad attrarre gli insetti che serviranno per l’impollinazione. I frutti più maturi, più danneggiati dalle punture degli insetti e più profumati sono anche quelli più ricchi di acido salicilico. Frutti e verdure ricche di acido salicilico sono: prugne, susine, ciliegie, fragole, frutti di bosco, funghi, cicorie, lattughe, mandorle, mandarini, arance, etc. In genere per avere quasi lo stesso beneficio di una pastiglia di aspirina, occorre ingerire più di 1 Kg tra frutta e verdura al giorno. Se è vero che l’aspirina ha moltissime proprietà favorevoli per la nostra salute, in parte possiamo spiegarci del perché il consumo quotidiano di frutta e verdura ricca di salicilati ci rende più sani, meno infiammati, meno soggetti a influenze e tumori. Frutta e verdura contengono tantissimi fitocomposti utilissimi alla nostra salute e i salicilati in essi contenuta rappresentano uno delle migliaia di sostanze che ci aiutano a vivere bene.

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