Attività fisica 20 minuti al giorno, l’Oms fissa le ‘dosi’ minime che prevengono le malattie

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Per gli adulti è consigliata l’attività fisica di tipo aerobico a intensità moderata: i minuti possono essere accumulati esercitandosi anche per brevi intervalli di tempo. Insomma, tutti argomenti sui quali non si può che convenire. Nel documento vengono presentati alcuni principi guida: 1. affrontare il calo sempre più consistente dei livelli di attività fisica e ridurre le attività; 2. promuovere un approccio che tenga conto di tutte le fasi della vita; 3. dare maggior potere alle persone e alle comunità tramite la partecipazione e la realizzazione di ambienti più salutari; 4. promuovere approcci integrati, multisettoriali e orientati alla partnership; 5. assicurare l’adattabilità al contesto dei programmi (interventi) in materia di attività fisica; 6.usare strategie fondate su riscontri fattuali per promuovere l’attività fisica e monitorare lo stato di attuazione e l’impatto delle misure. Solo il 34% degli adolescenti europei di età compresa tra 13 e 15 anni è fisicamente attivo ai livelli consigliati dal­le presenti linee guida. La collettività ne fa le spese sia in termini di costi direttiper il sistema sanitario che di costi indiretti dovuti a congedi per malattia, inabilità al lavoro e decessi precoci. Si calcola che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà insufficientemente attive, il costo dell’inattività sia di 910 milioni di euro l’anno. Per l’Oms, l’aumento della sedentarietà di bambini e adolescenti desta allarme. Per questo, l’Oms nel suo documento ha definito i livelli di attività fisica raccomandati per tre gruppi di età: giovani (5-17 anni), adulti (18-64) e anziani (dai 65 anni in poi). Contesti svantaggiati sono associati a una maggiore inattività fisica anche nella popolazione adulta e anziana.

Le conseguenze sulla salute della popolazione sono evidenti.

Lo studio vuole attirare l’attenzione delle istituzioni (nonché della gente comune) sulle problematiche causate dall’inattività fisica, che in molti casi contribuisce all’insorgere di patologie e carenze psicofisiche (ipertensione, difficoltà respiratorie ecc…), e proporre un piano strutturato per incentivare le varie fasce d’età del tessuto sociale europeo allo svolgimento di un’adeguata dose di sport e movimento. Lasciamo parcheggiata la macchina, andiamo più spesso a piedi o in bicicletta. In quasi tutti i paesi europei, inoltre, i livelli di attività fisica prati­cata iniziano a calare significativamente tra gli undici e i quindici anni di età, soprattutto tra le ragazze. “In tutte queste azioni che mettiamo in campo, l’attività fisica deve fare parte della vita dei giovani come formazione ed educazione”.

Almeno 150 minuti a settimana di attività fisica per gli adulti e 60 minuti al giorno per bambini e giovani. Sono due delle raccomandazioni emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con le nuove Linee guida per l’attività fisica 2016-2020 la cui edizione italiana, curata dalla Uisp (Unione italiana sport per tutti), è stata presentata oggi a Roma. Un documento che in una sessantina di pagine elenca le politiche generali e i comportamenti individuali che dovrebbero spingere gli europei a muoversi di più.

Le conseguenze dell’inattività. La mancanza di movimento è uno dei principali fattori di rischio per la salute. Ogni anno, infatti, in tutta Europa si verificano un milione di decessi (il 10% circa del totale) causati proprio dalla mancanza di attività fisica. Si stima che all’inattività fisi­ca siano imputabili il 5% delle affezioni coronariche, il 7% del diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Inoltre, molti paesi della regione hanno visto le percentuali relative al numero di persone sovrappeso e obese aumentare negli ultimi decen­ni. I dati sono allarmanti: in 46 paesi (l’87% dell’Europa), oltre la metà degli adulti sono in sovrappeso o sono obesi, ed in diversi casi si arriva a sfiorare il 70% della popolazione adulta.

Italiani più sedentari. In Europa tra le persone di età superiore ai 15 anni, sei su dieci non fanno mai esercizio o sport. Gli italiani sono tra i più sedentari, con il 60% che dichiara di non fare mai sport o attività fisica, contro una media europea del 42% e un primato, quello della Svezia, che si ferma al 9%.

Giovani “tartarughe”. A destare l’allarme è soprattutto la mancanza di attività da parte dei giovani. Solo il 34% degli adolescenti europei di età compresa tra 13 e 15 anni è fisicamente attivo ai livelli consigliati dal­le presenti linee guida. Ciò contribuisce all’aumento dei bambini sovrappeso ed obesi in Europa, soprattutto tra le fasce socio-economi­che più deboli. I dati raccolti dalla “Childhood Obesity Surveillance Initiative” (l’iniziativa di monitoraggio dell’obesità infantile) condotta in Europa dall’OMS dimostrano che in alcuni paesi quasi il 50% dei bambini di otto anni di età sono sovrappeso e oltre il 25% è obeso. In quasi tutti i paesi europei, inoltre, i livelli di attività fisica prati­cata iniziano a calare significativamente tra gli undici e i quindici anni di età, soprattutto tra le ragazze.

I costi dell’inattività. L’inattivi­tà non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma ha anche un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Si calcola che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà insufficientemente attive, il costo dell’inattività sia di 910 milioni di euro l’anno.

Le nuove raccomandazioni. Ma allora come invertire la rotta? Qual è la dose giusta di movimento per stare in buona salute? Nel corso del convegno di oggi – dal titolo “Per una salute da costruire insieme” – sono stati presentati i consigli specifici contenuti nel nuovo documento. L’OMS raccomanda agli adulti, anziani compresi, di praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di tipo aerobico a in­tensità moderata. Le raccomandazioni attuali insistono sui benefici per la salute di un’attività ad intensità moderata e sul fatto che i livelli consigliati possono essere accumulati esercitandosi per intervalli re­lativamente brevi di tempo. Bambini e giovani, invece, dovrebbero praticare un totale di almeno 60 minuti al giorno di attività fisica, da moderata a intensa.

Salute in movimento. Gli obbiettivi del Piano europeo sono quelli già stabiliti nel 2013 dal Piano di azione globale per la prevenzione: “Ottenere una riduzione relativa del 10% della prevalenza dell’insufficiente attività fisica entro il 2025 costituisce uno dei nove obiettivi a livello mondia­le” scrive l’OMS. “Inoltre, aumentare i livelli di attività fisica è un fattore importante per il raggiungimento di altri tre obiettivi mondiali: ottenere una riduzione relativa del 25% della mortalità preco­ce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche; ottenere una riduzione relativa del 25% della prevalenza dell’ipertensione, oppure, a seconda della situazione naziona­le, contenere la prevalenza dell’ipertensione; fermare l’aumento del diabete e dell’obesità”.

Le “health cities”. Per favorire e incoraggiare i cittadini a muoversi di più, anche le città devono cambiare e trasformarsi in modelli di salute. “Promuovere la buona salute per tutti e per tutte le fasce di età attraverso la cultura del movimento, secondo le abilità di ciascuno, è l’obiettivo a cui la Uisp guarda da sempre nel coniugare attività fisica, educazione, ambiente, benessere e diritti di cittadinanza” ha detto stamattina Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp. “Le strategie dell’OMS che abbiamo presentato oggi ci incoraggiano in questo senso e ci confermano che l’impegno dell’Uisp è efficace: puntare su movimento, salute e stili di vita attivi. Chiediamo politiche pubbliche integrate e orientate a questi obiettivi”. La trasformazione delle città potrebbe avere risvolti positivi anche indiretti. E’ stato calcolato, infatti, che l’uso della bicicletta nelle grandi città creerebbe 76.000 posti di lavoro. Tra le indicazioni fornite dal documento a livello di politiche governative, vengono citati gli interventi di pianificazione urbanistica nonché di edifici scolastici, ambienti di lavoro, modalità

di trasporto e spazi per il tempo libero; gli incentivi fiscali per incoraggiare l’attività fisica o scoraggiare i comportamenti sedentari e il finanziamento di progetti di promozione dell’attività fisica in diversi settori e per differenti gruppi di popolazione.

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