Home » Primo piano » Bambino di 9 anni mangia un bastoncino di pesce a scuola, poi il dolore di stomaco e la morte

Bambino di 9 anni mangia un bastoncino di pesce a scuola, poi il dolore di stomaco e la morte

Davvero incredibile come è morto il piccolo Ismaeel Ashraf, il bambino di soli 9 anni il quale è deceduto dopo aver mangiato un bastoncino di pesce. Secondo quanto riferito, il bambino pare sia morto per una grave reazione allergica ma adesso si aspettano gli esiti dell’indagine aperta per poter stabilire le responsabilità per questa morte che poteva essere sicuramente evitata.

Il piccolo era allergico al pesce e anche ad altri alimenti, ma secondo quanto emerso nessuno pare se ne sia preoccupato e il piccolo è deceduto così a scuola dopo aver mangiato un piatto di fish and chips. Erano alle 12:30 circa, ora locale di Birmingham in Inghilterra, quando in un istituto scolastico è stato servito il pranzo, ovvero bastoncini di pesce e patatine fritte, ma fin qui niente di anomalo visto che tante altre volte era stato preparato e servito questo piatto, soltanto che per il piccolo di 9 anni  questo fosse praticamente come il veleno.

Ismaeel, dopo aver mangiato il bastoncino di pesce ha cominciato ad accusare forti dolori allo stomaco e nel giro di pochi minuti la situazione sembra essere precipitata, tanto che il personale e le insegnanti hanno deciso di chiamare i soccorsi, chiamati però più di un’ora dopo da quando il piccolo ha cominciato ad avvertire i primi dolori allo stomaco. Purtroppo sembra essere trascorso troppo tempo e questo per il piccolo è stato davvero fatale; i soccorsi giunti presso l’istituto scolastico pare non abbiano potuto fare molto per il piccolo. Si dice che al bambino non sia stata fatta l’iniezione antidoto che avrebbe potuto salvargli la vita e così è stato portato d’urgenza all’ospedale Heartlands, dove il bambino è morto subito dopo per un sospetto shock anafilattico.

Il bambino era allergico al pesce, al kiwi, ai prodotti lattiero-caseari, noci e tonno in salamoia. Dalle indagini fino ad ora effettuate sembra che il bambino avesse già in passato mangiato in mensa dei bastoncini di pesce e patatine senza avere comunque delle reazioni allergiche.Il padre del bambino ha chiesto che fosse aperta un’inchiesta per fare luce su quanto accaduto e per stabilire le responsabilità ed ha fatto anche notare che il figlio portava sempre con sé un libretto sanitario dove erano segnalate le sue allergie, tra cui il pesce che gli è stato fatale.

Sembra che la responsabilità maggiore sia proprio dello staff della mensa scolastica che non ha consultato il libretto.”Circa cinque alunni indossavano dei distintivi che mostravano le loro allergie, tra cui Ismaeel, ma nel corso del tempo hanno smesso di farlo. Tuttavia sapevamo di cosa soffrissero“, ha dichiarato l‘assistente di cucina Jemma Sheedy. Ciò che conta è che il bambino aveva delle allergie piuttosto serie e tutti hanno preso alla leggera il controllo.

Allergie e allergeni

Le allergie sono causate da una sensibilità anomala agli antigeni, cioè alle sostanze estranee presenti nel nostro ambiente che stimolano una risposta immunitaria. Gli antigeni che creano allergie sono chiamati allergeni. L’allergene innesca una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi che rilasciano sostanze chimiche organiche che provocano i vari sintomi. Le reazioni allergiche possono manifestarsi in molte parti del corpo, come le cavità nasali, il tubo digerente e la pelle e variano per gravità, dai disturbi stagionali, a quelli perenni, fino al pericolo di morte. I sintomi possono dunque essere:
• Respiratori: congestione nasale, starnuti, asma, tosse, respiro affannoso.
• Cutanei: gonfiore di labbra, bocca e lingua, faccia e gola, orticaria, eruzioni cutanee o rossori, prurito, eczema.
• Gastrointestinali: crampi addominali, diarrea, nausea, vomito, coliche, gonfiori.
• Sistemici: shock anafilattico, esso è il più pericoloso, perché il contatto con gli allergeni provoca un improvviso rilascio, da parte dei mastociti, di sostanze infiammatorie che fanno sì che i vasi sanguigni si dilatino notevolmente causando una rapida caduta della pressione sanguigna potenzialmente mortale. Lo shock viene compensato con iniezioni dell’ormone adrenalina.
I sintomi di un’allergia sono il risultato di sequenze di reazioni a due stadi.
II primo stadio, chiamato sensibilizzazione, ha luogo quando una persona è esposta per la prima volta a un allergene. In risposta a questo allergene i linfociti B producono una particolare classe di anticorpi, le immunoglobine E (IgE), ed alcuni di questi anticorpi si attaccano alle proteine recettrici dei mastociti, che sono cellule che producono istamina e altre sostanze chimiche in grado di innescare la risposta infiammatoria. Il secondo stadio è la conseguenza di una successiva esposizione all’allergene; l’allergene si lega agli anticorpi attaccati ai mastociti, stimolandoli a liberare istamina e altre sostanze chimiche infiammatorie. L’istamina innesca i sintomi allergici.

Distinzione tra allergie alimentari e intolleranze alimentari

L’allergia alimentare è mediata immunologicamente e i sintomi sono scatenati dall’assunzione anche di piccolissime quantità dell’alimento responsabile. Entro pochi minuti dall’assunzione (da 2-3 minuti a 30-120 minuti) i sintomi si sviluppano. L’intolleranza alimentare invece non interessa il sistema immunitario e agisce in relazione alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti e ad un accumulo di cosiddette tossine nell’organismo. L’intolleranza è determinata da particolari sostanze farmacologicamente attive presenti negli alimenti, da disfunzioni nell’apparato digerente o da deficit enzimatici. I sintomi sono spesso gli stessi delle allergie ed è per questo che vengono molte volte confuse.
2.3 Come curare l’allergia e l’intolleranza alimentare
Purtroppo una vera e propria cura che permetta di poter assumere nuovamente l’alimento colpevole dell’allergia o dell’intolleranza non è ancora stata trovata.
La terapia si basa dunque principalmente sull’esclusione rigorosa dell’alimento responsabile e di quelli che crociano con esso.
La terapia farmacologia prevede invece la somministrazione di farmaci ad azione preventiva, o sintomatica, come gli antistaminici, l’aerosol, gli auoiniettori e le siringhe, che grazie all’adrenalina, possono salvare la vita nei casi più critici. L’adrenalina provoca la costrizione dei vasi sanguigni dilatati delle labbra, della faccia e della lingua, elimina l’asma e rialza la pressione. L’aerosol serve per fare diminuire il gonfiore all’interno della bocca, per reazioni allergiche più estese ci vuole invece l’autoiniettore, cioè un ago attivato da una molla predisposto a iniettare una dose da 0,3 mg per gli adulti e da 0,15 per i bambini di adrenalina, quando viene premuto contro l’esterno della coscia. La siringa monouso da 1mg ha lo svantaggio di dover misurare la quantità che ci si inietta.
2.4 Diagnosi dell’allergia alimentare
Esistono numerosi esami con cui è possibile accertare se i sintomi sono dovuti a un’allergia e individuare l’allergene o gli allergeni da cui dipende. Gli esami che vengono fatti sono sia convenzionali sia non convenzionali.
Diagnostica convenzionale
• Prick test: i mastociti a cui sono legati gli anticorpi IgE sono localizzati nella cute, nel rivestimento del naso, della bocca, della lingua, delle vie aeree dei polmoni e nell’apparato digerente. In questo test viene quindi usata la pelle come sede in cui simulare cosa accade nelle altri parti del corpo, praticando una puntura con un bisturi o un ago e ponendo sopra di essa una goccia dell’allergene. Di solito viene fatto sull’avambraccio o sulla schiena. Se l’allergene provoca l’emissione di istamina, si sviluppa una reazione arrossata e pruriginosa, poi avviene un rigonfiamento e si forma una stria chiara simile ad una vescica, che svanisce dopo qualche ora. La quantità di allergene iniettata sotto la pelle è minima, quindi può essere fatta su persone di ogni età. Si possono controllare da 20 a 30 allergeni diversi per volta. Anche quando il risultato è positivo può succedere che in realtà la data persona non ha alcunsintomo, perché l’organismo dispone di meccanismi, tuttora poco conosciuti, in grado di smorzare la reazione agli allergeni. Se al test sono invece correlati sintomi, si è sicuri che si tratta di un’allergia.
• Patch test: in questo test sono applicati sulla schiena cerotti contenenti gli allergeni che comunemente causano dermatite da contatto, come per esempio ingredienti di cosmetici, conservanti, nichel… e vi sono lasciati per tre giorni. Se si forma una chiazza rialzata, arrossata e pruriginosa il risultato è positivo e ci troviamo di fronte a un’allergia.
• Test RAST (test di radioallergoassorbimento): in questo test vengono mescolati piccoli campioni di sangue con estratti di alimenti. Se c’è un’allergia, il sangue produce degli anticorpi per combattere la sostanza estranea e questi possono essere rilevati. Il suddetto test è sempre più usato, perché a differenza dai test cutanei, è in grado di determinare con precisione, grazie ad una scala da 0 a 6, la quantità di anticorpi IgE presenti nel sangue. Da 0 a 1 è improbabile che ci sia un’allergia, da 2 in avanti è sicuro che ci sia. Anche qui si possono saggiare da 20 a 30 allergeni con un campione. Il test è soprattutto usato per chi assume antistaminici che impedirebbero la reazione dei test cutanei.
• Diete ad esclusione e di reintroduzione graduale: questo test, a differenza di tutti gli altri, richiede un tempo più lungo. Durante un periodo che va dalle due alle tre settimane, vengono eliminati gli alimenti sospetti. Se i sintomi scompaiono, i cibi sospetti vengono reintrodotti, uno per volta, in quantità ridotte e aumentate gradualmente. Il risultato viene dato dalle reazioni che dà il corpo durante la reintroduzione. Una volta verificati i cibi sospetti bisogna evitarli.

Diagnostica non convenzionale
• Test DRIA: questo test si basa sullo studio della variazione del tono
muscolare in rapporto all’assunzione di cibi intolleranti. È piuttosto affidabile e ripetitivo, a patto di impiegare strumenti di ottima qualità e personale qualificato. Il costo è elevato e sfortunatamente é a carico del paziente.
• Test Kinesiologico: questo test, come il test DRIA, si basa sullo studio della variazione del tono muscolare, ma la valutazione è manuale, cioè fatta da osteopati, chiropratici o posturologi. A differenza del test DRIA non sono mai state prodotte ampie casistiche controllate.
• Test EAV: VEGA test, Sarm test, Bio Strengt test e varianti: questo test, sviluppatosi dalle osservazioni dell’elettroagopuntura secondo Voll, si basa sulle variazioni del potenziale elettrico cutaneo al contatto con gli alimenti intolleranti. Nonostante il metodo sia criticato per la sua scarsa riproducibilità, dato che i risultati variano secondo l’operatore e la strumentazione, si è cercato di costruire apparecchiature differenti (Vega, Mora, Sarm, Bio Strengt Meter) con puntali sempre più maneggevoli e calibrati.

• Test Leucocitotossico: questo test, messo a punto da Byrant negli anni quaranta e sviluppatosi in Europa negli anni ottanta, consiste nel documentare, in vitro, l’azione citotossica di certi alimenti sui neutrofili del paziente. Non è però affidabile, perché è stato dimostrato che eseguendo esami dello stesso paziente in centri diversi, si ottengono risultati nettamente diversi.
Per quanto riguarda le intolleranze, spiegherò in seguito i test più usati per l’intolleranza al lattosio.
2.5 L’etichettatura degli allergeni (EUFIC) per gli alimenti
Le allergie sono sempre più diffuse e si presumono svariate cause. La prima causa è riconducibile alla diminuzione della frequenza di allattamento al seno materno; il latte di origine animale o vegetale, a differenza di quello materno, può creare le premesse per una sensibilizzazione nei confronti di antigeni alimentari. La seconda causa è legata invece all’aumento dell’inquinamento ambientale. La terza causa è riconducibile all’uso indiscriminato di insetticidi, diserbanti e fitofarmaci che provocano spesso reazioni spiacevoli.
Il notevole aumento delle allergie ha portato la commissione delle comunità europee nel 2003 a decidere di introdurre in un’ordinanza specifica l’obbligo di dichiarare gli allergeni nelle derrate alimentari. Questa direttiva è anche detta “direttiva allergeni”. In precedenza la Direttiva 2000/13/CE (“direttiva etichettatura”), che concerne il “riavvicinamento delle legislazioni degli stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità”, prescriveva l’obbligo di indicare sull’etichetta solamente i componenti principali, di composizione e gli additivi. È stato predisposto un elenco di ingredienti, soggetto a periodiche revisioni e aggiornamenti, che devono assolutamente figurare in etichetta a seguito di un accertato potenziale allergenico. La regola vale per tutti gli alimenti, comprese le bevande. Gli ingredienti non possono più solamente venire designati con il nome della categoria (per esempio latte), ma devono in aggiunta specificare la sicura o possibile presenza degli allergeni specifici.
Lista delle sostanze allergeniche:
• Cereali contenenti glutine: grano, segale, orzo, avena, farro, kamut, loro varietà ibridate e prodotti derivati
• Crostacei e derivati
• Uova e derivati
• Pesce e derivati
• Arachidi e derivati
• Soia e derivati
• Latte e derivati incluso il lattosio
• Mandorle
• Nocciole
• Noci
• Anacardio
• Noci pecan
• Noci brasiliane

Loading...

Altre Storie

Provola ritirata dal mercato per contaminazione da listeria: il lotto richiamato

Il ministero della salute ha richiamato la provola a pasta filata da latte di mucca …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *