Bancomat, niente più prelievi “ingiustificati”: bisognerà spiegare al Fisco come spendiamo i nostri soldi

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Riveleresti mai ad un perfetto sconosciuto come spendi i tuoi soldi? Ovviamente no. Eppure è proprio quello che ci chiede, o meglio ci impone, l’Agenzia delle Entrate. Dobbiamo spiegare allo Stato come spendiamo, spicciolo per spicciolo, i soldi guadagnati col nostro lavoro. Peccato che lo Stato non ci spieghi poi come spenda i NOSTRI soldi! Ma procediamo con calma per capire come si è giunti a questa assurda situazione, che permette al Grande Fratello del Fisco di mettere il naso nei nostri affari e soprattutto nei nostri portafogli.

Il seme dalla Finanziaria del 2005

Tutto nasce dalla Finanzaria del 2005 varata dal Governo Berlusconi, dove l’Agenzia delle Entrate riuscì ad arte ad inserire il comma 402. Cosa sarà mai questo comma? E’ una piccola norma dagli effetti devastanti: il fisco poteva controllare i prelievi al Bancomat per una durata di cinque anni di tutte le persone dotate di partita IVA. Tutto questo in nome dell’evasione fiscale, il nuovo mostro moderno da sconfiggere. E così è partita la crociata contro gli evasori, che in realtà è diventata una caccia alle streghe e tutti i cittadini sono stati scambiati per untori. Tradotto in soldoni lo Stato ritiene tutti i cittadini potenziali evasori. Secondo il fisco un prelievo eccessivo di soldi potrebbe portare ad un traffico di denaro in nero, quindi è giusto controllarlo ed eventualmente anche tassarlo. Poi un bel giorno la Bella Addormentata della Corte Costituzionale si è ridestata dal sonno, e con la sentenza del 2014 numero 228 ha abolito questa norma dichiarandola incostituzionale.

Favola senza happy ending

Ma in Italia non esistono favole, e se esistono difficilmente hanno l’happy end. La solerte Agenzie delle Entrate non si è data per vinta. E così è stata introdotta una nuova norma molto simile alla precedente, che ha aggirato l’ostacolo costituzionale con un giro di parole ma il fine è sempre lo stesso: ficcare il naso nei nostri affari. In sostanza dovremmo dichiarare, dopo aver effettuato un prelievo al Bancomat, come spendiamo i nostri soldi. Non è sufficiente segnarsi tutte le proprie spese, bisogna poi anche dimostrarle da un punto di vista fiscale. Ma gli scontrini non indicano il codice fiscale di chi le riceve, quindi come dimostriamo che quelle spese l’abbiamo realmente effettuata noi? Una bella domanda da girare direttamente al fisco italiano. Ora la palla passa al Governo, che ha l’opportunità di fare bella figura cancellando una volta e per sempre una norma anticostituzionale e soprattutto che viola la privacy del cittadino, un’altra chimera che dovrebbe essere invece un diritto e non una concessione.

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