Banda delle spaccate, tre detenuti evadono dal carcere di Sollicciano: in fuga anche il capo della gang

Si sono calati dalla cella del carcere di Sollicciano con delle lenzuola e sono riusciti ad evadere e a far perdere le loro tracce. Sembra la scena di un vecchio film poliziesco, ma è, invece, il copione della clamorosa fuga di tre componenti della banda delle spaccate in negozi e centri commerciali, arrestati il 7 febbraio scorso dai carabinieri di Lucca, nel corso di una operazione in collaborazione con i militari di Firenze.
L’evasione è avvenuta intorno alle 19 di stasera (20 febbraio): i reclusi hanno fatto un buco nella cella della prima sezione calandosi poi con il lenzuolo nel cortile dell’ora d’aria al di sotta e da qui hanno scavalcato il muro di cinta. Un “colpo” da professionisti: i tre ora sono ricercati ovunque. E’ probabile che ci fosse qualcuno ad attenderli e che si siano allontanati in auto. Ad accorgersi che i tre non erano più nella loro cella sono stati gli agenti durante il controllo, probabilmente circa mezzora dopo la fuga. Troppo tardi.

Subito sono scattate le ricerche svolte anche con i cani molecolari del nucleo cinofili dei carabinieri di Firenze. I tre sono Costel Bordeianu, ritenuto il capo della gang, e Constantin Catalin Donciu. Il terzo detenuto in fuga, invece, è Danut Costel Giocan.
Costel, 27 anni, in particolare, insieme al cugino George Bordeianu, 30 anni, è ritenuto la mente dell’organizzazione a cui i carabinieri contestano almeno 30 furti tra Lucca, Prato e Firenze. Il primo, soprannominato dai complici Starlight – da cui ha preso il nome la maxi operazione che ha portato al suo arresto all’inizio di febbraio  – si occupava di organizzare i raid in negozi e centri commerciali, mentre l’altro, per l’accusa, gestiva i furti di furgoni e auto e il loro trasporto all’esterno, dove poi venivano rivenduti come nuovi.

Dopo oltre un anno di indagini, la prima retata era scattata all’alba del 7 febbraio scorso: 13 le ordinanze di custodia cautelare in carcere chieste dal sostituto procuratore Aldo Ingangi e firmate dal gip Silvia Mugnaini, 10 delle quali eseguite nell’arco di poche ore. E proprio stamani i carabinieri del nucleo investigativo di Lucca avevano eseguito altri 12 misure restrittive nei confronti della banda, che probabilmente si stava riorganizzando e stava progettando la fuga di stasera.

Il buco nella cella. Professionisti dello scasso anche in carcere: picconi, spranghe e piedi di porco erano le “armi” utilizzate dalla banda per svaligiare negozi e centri commerciali, con una rapidità incredibile. La stessa che sembra essere alla base dell’evasione di stasera, secondo le prime ricostruzione. I tre detenuti, che si trovavano nella stessa cella, sono riusciti a fare un buco in una parete senza venire scoperti, forse progettando la fuga dal giorno stesso in cui per loro si erano spalancate le porte del carcere di Sollicciano. Attorno alle 19, l’opera era compiuta. I tre hanno annodato le lenzuola dei letti e le hanno fissate ai piedi di uno di essi. Poi hanno lanciato al di sotto quella corda di stracci e si sono calati al di sotto, nel cortile. Da qui poi hanno raggiunto il muro di cinta del carcere e lo hanno scavalcato, raggiungendo forse i complici che li stavano aspettando.

L’allarme e le ricerche. A dare l’allarme evasione sono stati gli agenti della polizia penitenziaria che, durante il giro di controllo, si sono accorti che i tre detenuti non si trovavano in cella. Sono entrati e hanno notato il buco e quel lenzuolo penzoloni nel vuoto. Le ricerche sono scattate immediatamente, con un grande mobilitazione di uomini e mezzi per setacciare, palmo a palmo, la zona circostante il carcere. Ma posti di blocco sono stati allestiti anche nelle zone limitrofe, ma al momento dei tre non ci sarebbe più alcuna traccia.
Il sindacato accusa: “Poca sorveglianza”. Il muro di cinta “non è sorvegliato perché è stato chiuso in quanto – spiega Donato Capece del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria – pericolante, è venuto giù tutto il parapetto del muro e non è stato fatto niente per ristrutturarlo e metterlo in sicurezza”. “Anche in gennaio – evidenzia – avevamo fatto una nota segnalando il pericolo che ci poteva essere. In quella zona anche la pattuglia automontata non ci può andare perché l’area è chiusa”. “L’inagibilità del muro di cinta era stata già denunciata da un anno e mezzo e l”amministrazione penitenziaria, oltre a fare sopralluoghi, non ha provveduto a porre in essere soluzioni al problema denunciato”, afferma in una nota anche Giuseppe Proietti Consalvi, vice segretario generale dell’Osapp, organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria.

“L’evasione avvenuta a Sollicciano, unita all’incremento di situazioni critiche come risse e suicidi, è la spia che la situazione nelle carceri è sempre più difficile”, afferma il segretario generale della Uilpa penitenziaria, Angelo Urso, che punta il dito contro la carenza di agenti.
Caccia ai tre in fuga. I tre evasi, ora ricercati attivamente dalle forze dell’ordine, sono componenti di spicco della banda di 25 persone tutte romene, specializzate in azioni fulminee, in media un minuto e mezzo a colpo, per fare razzia preferibilmente di gioielli, cellulari, tablet, auto di grossa cilindrata.

I tre potrebbero essere stati aiutati da alcuni membri della banda ancora a piede libero. Ma al momento si tratta soltanto di ipotesi. E’ probabile però, stando agli investigatori, che i tre si siano allontanati dal carcere di Sollicciano con la complicità di qualcuno. Oltre 30 i furti che i carabinieri attribuiscono alla banda, di cui i tre facevano parte. Oltre a quelli accertati in provincia di Lucca, tuttavia, si continua ad indagare su altre spaccate messe a segno in zona nello stesso periodo. Si sospetta infatti che alcuni componenti della gang possano essere stati gli autori di un furto alla Giannini Distrubuzione di Altopascio, ma le indagini proseguono anche su altri furti messi a segno con le stesse modalità. Per i carabinieri, comunque, la banda avrebbe ad esempio colpito il 17 ottobre del 2015 anche al Conad di Prato, il 30 giugno di quell’anno all’Oro Moda di San Miniato, il 27 luglio alla Conad di Siena, il 13 febbraio del 2016 alla Data Port e alla Valeria Srl di Bientina. Tra i furti contestati anche quello del 22 febbraio scorso alla Cedi di San Giovanni Valdarno, quello del 24 febbraio alla Guidi Car di Montecatini Terme, quello del 23 marzo alla Trony di Firenze. Alla liste, per i carabinieri, vanno aggiunti i furti al Mercatone Uno di Colle Val d’Elisa del 26 settembre 2015 e del 24 marzo del 2016. Allungano la lista i furti alla Autotecnica Lucchese, nel settembre del 2015, alla Truck Italia di Montelupo Fiorentino, nell’ottobre di quello stesso anno. La gang è accusata anche d essere stata l’autrice di un furto al centro commerciale La Rotonda di Modena, il 28 ottobre del 2015 e del Conad Superstore di via Pistoiese a Firenze, il 22 novembre dello stesso anno. Un altro colpo venne compiuto alla Autotecnica Lucchese il 24 novembre e il 6 dicembre alla Arcadia Oumen d Parma. Nel mirino anche Brandini Spa di Scandicci (il 28 gennaio del 2016), la Charleston di Agliana, assaltata il 18 febbraio scorso e la Ugo Scotti di Barberino Valdelsa. Svaligiato anche il Trony di Pontassieve, il 6 aprile scorso e sempre qui l’azienda Marchesi de Frescobaldi. I ladri entrarono in azione anche alla Sicar di Sesto Fiorentino e alla ditta Scotti Spa di Empoli. Prese di mira anche le vetture del gruppo donatori di sangue Fratres di Figline e Incisa Valdarno, da cui furogno rubate le targhe. Infine l’ultimo colpo al Jedi Bike di Vaiano.

Il Sappe punta il dito. “L’evasione dal carcere di Firenze Sollicciano ha responsabilità ben precise. Cercate i colletti bianchi. Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere – osserva ancora Donato Capece del Sappe -. Se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla. Ed è grave che sia aumentano il numero degli eventi critici nelle carceri da quando sono stati introdotti vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto. Nell’anno 2016 ci sono infatti stati 39 suicidi di detenuti, 1.011 tentati suicidi, 8.586 atti di autolesionismo, 6.552 colluttazioni e 949 ferimenti. E quella di Firenze Sollicciano è una evasione annunciata che si sarebbe potuta evitare se fossero state ascoltate e raccolte le denunce del Sappe”.

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