Napoli: Bassolino va alla guerra e fa il pienone al Teatro Augusteo

ROMA I bassoliniani di ieri e quelli di oggi. Al Teatro Augusteo di Napoli non mancava nessuno, c’erano persino i cassaintegrati vestiti da Pulcinella per una mini contestazione prima che s’alzasse il sipario. Posti in piedi, ieri mattina, circa 2000 persone, per ascoltare don Antonio. Che ringrazia e dice, «siamo più noi che gli iscritti al pd napoletano» . Come per puntualizzare he i numeri contano e conteranno in questa sfida in famiglia cui c’è tutto perdere e nulla da guadagnare.

LA TELEFONATA Bassolino atto secondo dunque. L’ex rottamato che si erge a difesa delle primarie. S Renzi vuole salavarne la credibilità deve innazitutto risolvere questo pasticcio né più né meno di come fece Bersani accettando contro i suoi interessi che le primarie fossero aperte quando lo sfidante, l’attuale premier, era ancora sindaco di Firenze. Questo il ragionamento. «Mi sono illuso che squillasse il telefono quando sono stato assolto e prosciolto da tutte le accuse. E mi sono illuso anche domenica sera quando aspettavo che qualcuno mi chiamassa..», trasuda amarezza Bassolino. «L’Italia delle primarie non può essere quella dei codicilli, non lo è stata quando ha vinto Renzi che io ho votato: ora i vertici riflettano e intervengano, io attendo con fiducia l’esito del ricorso». A parti invertite alle primarie del 2011 fioccarono le stesse polemiche fino all’annullamento del voto che avrebbe incoronato il deputato europeo Cozzolino. Bassolino che raduna il suo popolo è troppo esperto però per farsi trasportare alla deriva da un’ondata di rabbia. Aspetta l’esito del ricorso presentato alla commissione di garanzia del Pd per i presunti brogli filmati dai reporter di Fanpage.it. Immagini che non avrebbero bisogno di controprove: elettori accompagnati al seggio e sollevati dal contributo per la sottoscrizione. Pochi spiccioli, quanto basta per scatenare un terremoto. «Si cancelli questa schifezza!», scalda la platea Bassolino. Ma non chiariscecosa intende fare se il ricorso venisse di nuovo rigettato. La commissione si riunirà domanio. Dall’esito dipenderà anche il futuro di Valeria Valente che rischia di uscirne comunque depotenziata come tutto il Pd.

SETTE LISTE Come finirà? In caso di ulteriore bocciatura all’ex governatore non resterebbero altre carte da giocare. C’è già chi ha calcolato che per andare al ballottaggio servirebbero non meno di 120 mila voti. Calcolo che tiene conto dlela scarsa affluenza alle urne alle scorse regionali. Per arrivare almeno alla soglia del 25% bisognerebbe perciò mettere in campo almeno 7 liste civica, che vuol dire circa 300 candidati e ognuno di loro dovrebbe prendere almeno 400 voti. Tanti. Forse troppi. Bassolino lo sa bene e aspetta.

«Abbiamo vinto moralmente e politicamente». In un teatro Augusteo strapieno, circa 1500 persone, nella centralissima via Toledo, Antonio Bassolino lancia la sua guerra di resistenza. Forte di un mondo, quello del centro di Napoli, che scommette su di lui. Ma anche forte delle polemiche che, volenti o nolenti, hanno appannato l’immagine della vincitrice ufficiale, Valeria Valente. Cosa farà, allora, il Pd? Si inchioderà al risultato, comunque sia, a costo di perdere? Accetterà di andare incontro a una lista civica capeggiata dall’ex governatore? La palla, a questo punto, passa a Roma. Fino a Pasqua, infatti, Bassolino non prenderà nessuna decisione. Vedrà se dal Pd si muove qualcosa e quanto cresce la spinta della città a suo favore. Ieri ha presentato il secondo ricorso e domenica mattina si riunirà la commissione nazionale di garanzia.

Intanto ieri ha radunato i suoi sostenitori. Dopo aver schivato la protesta di quattro cassaintegrati vestiti da Pulcinella che gridavano “Bassolino al Creatore o a San Vittore”, ha arringato la platea: «Altro che guerre e rese dei conti: non c’è bisogno di guerre interne a Napoli, abbiamo già la camorra. Per questo bisogna saper misurare le parole e non nascondere la guerra civile che è in mezzo a noi, rappresentata dalla camorra». Ha ricordato che in queste ore «è tornato in Italia il capo camorra Pasquale Scotti». Ha avvertito che oggi c’è «una piccola criminalità diffusa». Ha rivendicato la scelta di correre alle primarie e di averlo fatto per il bene del Pd: «Io ho cercato di fare la mia parte: altro che guerra interna al Pd e resa dei conti, io ho fatto un atto d’amore verso la mia città». Ha ripercorso i motivi della sua scelta.

«Ho molto sofferto, c’è stata una spinta di donne e uomini per mesi e mesi, iniziò quando al San Carlo presentai le Dolomiti di Napoli. Questa Napoli cominciò a spingermi. Dopo avere riflettuto mi sono candidato alle primarie. Per questo ho iniziato la battaglia».Si è soffermato su queste ultime ore.«Mi sarei aspettato anche ingenuamente che squillasse il telefono da parte di persone importanti con le quali ho condiviso la vita. Che mi dicessero: “Grazie Antonio per il contributo”. Mentre io cercavo di portare la città oltre De Magistris, gli altri si coalizzavano contro dime nel partito».

Quindi il risultato delle primarie e il video che ha sollevato le polemiche. «La ferita di San Giovanni è particolare perché ho un rapporto speciale con quel quartiere. Da sindaco ho cacciato i camorristi da Pazzigno. Ci sono tornato durante le primarie e mi hanno detto che i camorristi sono ancora in quelle case. La camorra è tornata, per questo non posso accettare che per un euro si violenti la Costituzione e la dignità delle persone». Al Pd, ora, la prossima mossa. Poi anche Bassolino farà la sua.

loading...
loading...

Lascia una tua opinione

Rispondi o Commenta

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*