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Benessere sociale: la Germania un sogno, l’Italia un incubo

Si è soliti dire che a essere in crisi è tutto il mondo occidentale e in particolare l’Europa. Ma le generalizzazioni non aiutano a capire, anzi. A sentire i tromboni della politica e del giornalismo, sembra sia inevitabile che gli italiani facciano enormi sacrifici e che lo stato sociale venga abbattuto. Non è assolutamente così e la Germania ne è l’esempio più clamoroso dell’Unione Europea.

Ieri a Piazzapulita, la trasmissione di la7 condotta da Corrado Formigli, è andato in onda un bel servizio per capire come vanno le cose oltre i confini italici. A Berlino un appartamento in ottime condizioni costa meno di 2mila euro al metro quadrato. Nelle nostre grandi città – Milano, Roma, Napoli – anche una casa in periferia può costare fra i 3 e i 4 mila euro al metro quadrato. La differenza si fa ancora più netta se si considera che da noi gli stipendi di un impiegato o un operaio si aggirano sui 1.200 euro mensili, mentre in Germania sono doppi: ce lo ricordano tutte le statistiche, ma anche un parente o un amico potranno confermarvi che è realmente così. Vero è che in Germania la percentuale di persone che possiede una casa è molto più bassa rispetto all’Italia, però lì l’affitto non è considerato una maledizione. A Berlino si può trovare un appartamento di 4 stanze per 500 euro al mese; nelle nostre metropoli, con quella cifra ci paghi sì e no un tugurio.

La differenza principale tra la Germania e il cosiddetto bel paese riguarda le modalità di ricerca del lavoro. Là hanno i Jobcenter, che funzionano benissimo e riescono a impiegare facilmente i disoccupati. Da noi vige il sistema feudale: baronaggio, clientelismo, voto di scambio, nepotismo e altre nefandezze sono tra i sistemi più utilizzati per accaparrarsi uno stipendio. Sui nostri uffici di collocamento è meglio stendere un velo pietoso. In Germania chi non ha un’occupazione o ha problemi economici ha diritto a un assegno mensile di circa 300 euro. Da noi un disoccupato, per disperazione, va a farsi sfruttare dal primo che capita oppure bussa alla porta delle segreterie politiche; molti rinunciano, altri si parcheggiano all’università per una decina d’anni.

In Italia, violare la legge e non pagare le imposte è motivo di vanto e favorisce l’ascesa politica e sociale. In Germania si è appena dimesso il Presidente della Repubblica Christian Wulff perché forse avrebbe ricevuto un prestito a tasso leggermente agevolato. Il cancelliere Angela Merkel ha detto che, nel suo paese, un indagato non può ricoprire incarichi pubblici; da noi l’indagato sarebbe considerato vittima di un complotto ordito dalla magistratura, se non dall’Fbi.

In Italia sanità, scuola e trasporti rischiano di diventare da terzo mondo. Questa forse è un’iperbole, ma non c’è dubbio che i servizi non sono proporzionati alla pressione fiscale esercitata sui cittadini onesti. Anche in Germania le imposte sono piuttosto alte, anche se mai quanto le nostre. Lì nessuno ha motivo di lamentarsi, perché l’evasione è prossima allo zero e i servizi funzionano.

I tromboni della politica e del giornalismo ripetono come una preghiera che i nostri problemi sono dovuti principalmente alla globalizzazione e al debito pubblico. Questo è vero solo in parte. Le vere tragedie dell’Italia sono la spaventosa corruzione e un mercato del lavoro regolato da logiche feudali. Problemi che in Germania sono quasi assenti.  Peccato che di questo scempio quotidiano quel geniaccio di Mario Monti non si sia ancora accorto. Per il premier, e i suoi corifei, l’ostacolo al benessere collettivo sono i “privilegi” di operai e pensionati. Altro che la Germania (che viene citata solo per l’ormai mitologico “spread”): il suo modello socio-economico di riferimento sembra la Cina.

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One comment

  1. Piccolo Scrivano Malandrino

    Articolo impeccabile.
    Ed è tutto vero !
    Prima ci liberiamo della cricca finanziar-parassita, e meglio sarà per tutti gli italiani (quelli onesti).

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