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Bergamo, prete condannato per abusi su minori. E come premio la mandano in gita coi bimbi

ISRAEL-VIOLENCE-CHILD-ABUSE-EXHIBITE’ bufera a Bergamo per il caso di don Luigi Mantia, sacerdote che lo scorso 26 febbraio aveva patteggiato due anni, con pena ovviamente sospesa, per atti sessuali nei confronti di due bambini di otto e dodici anni. I fatti risalgono a prima del 2009, quando il prete era in servizio a Martignano Po, in provincia di Cremona. E invece di essere sospeso dal servizio, don Mantia è stato mandato nell’oratorio Casirate. Ma non finisce qui, perché gira con insistenza la voce che il prete andrà in vacanza con dei bambini in montagna a Zambia.

La Curia di Cremona ci ha tenuto a precisare che il prete non andrà in montagna con i bambini, ma i genitori sono giustamente preoccupati. Sono già state indette due riunioni, come riporta Il Corriere della Sera dell’edizione di Bergamo, una delle quali si è tenuta ieri sera. I genitori dei bambini ovviamente non vogliono che il prete accusato di pedofilia vada in gita con i loro bambini. Sarebbe come affidare le pecore al lupo. Don Luigi Mantia si è sempre professato innocente, ma se è così perché allora patteggiare? Il patteggiamento è una sorta di ammissione di colpa, fatta appunto per evitare una pena più severa. Gli innocenti di certo non patteggiano.

Papa Francesco ha iniziato una vera e propria crociata per eliminare la pedofilia dalla Chiesa, e purtroppo negli ultimi anni i casi si stanno moltiplicando sempre di più. E chissà quanti ancora ce ne sono stati precedentemente, taciuti probabilmente per il timore di scontrarsi contro una potenza come la Chiesa. Fortunatamente il muro di omertà spesso alzato intorno ai casi di pedofilia, che vede coinvolti uomini ecclesiastici, si sta sgretolando. Ma ancora non basta. I colpevoli devono essere allontanati dalla Chiesa e devono pagare il male fatto su vittime innocenti. Solo così la Chiesa potrà riacquistare un minimo di credibilità agli occhi dei credenti.

Foto Getty images- Tutti i diritti riservati

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One comment

  1. Lettera aperta a Papa Bergoglio – Papa Francesco I

    Anche noi stiamo male.

    Spett.Le Pontefice,

    sono Alberto Senatore, presidente dell’Associazione Culturale “ il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana.
    Grazie per aver aperto le finestre del Vaticano e permesso al vento dello Spirito di soffiare e rimuovere la polvere che nel tempo si era depositata; polvere che ormai aveva permeato sia le stanze sia la gente che le abitava e le frequentava.
    Apprezzo molto il Suo coraggio e la Sua franchezza, virtù essenziali di un vero servo di Cristo.
    Ho letto con molta attenzione le modifiche al sistema penale del Vaticano, contenute nel suo Motu Proprio pubblicato oggi, mediante il quale, si rafforzano le sanzioni per i reati commessi a danno di minori nella Città del Vaticano o uffici di Curia.
    Interessante ed opportuna la motivazione da Lei affermata: “è quindi necessario che la comunità internazionale adotti idonei strumenti giuridici i quali permettano di prevenire e contrastare la criminalità, favorendo la cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale”.
    Le scrivo riguardo la Sua affermazione rilasciata sabato 6 luglio, durante l’incontro con i seminaristi, i novizi e le novizie nell’Aula Paolo VI. In un modo diretto e semplice, per questo efficace e sorprendente, Lei ha detto: “A me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: ma non si può! Non si può andare con auto costose. La macchina è necessaria per fare tanto lavoro, ma prendetene una umile. Se ne volete una bella pensate ai bambini che muoiono di fame”.
    Ammiro lo spirito delle Sue parole, atte a stimolare una profonda e necessaria riflessione all’interno della comunità ecclesiale e contemporaneamente rivolta anche all’esterno, a coloro che attivamente partecipano alla vita della Chiesa.

    Ciò premesso, in qualità di presidente de “il piccolo Davide”, colgo l’occasione di presentarLe alcune perplessità, maturate all’interno dell’associazione, in particolare nella sezione antipedofilia di cui sono responsabile diretto.

    Sinceramente, a noi non fa alcun male vedere un prete o una suora che viaggia a bordo di un’auto ultimo modello, come non fa alcun male vedere un prete che vive la sua esperienza di fede utilizzando al meglio le opportunità legittime che la vita gli offre.

    Ma noi, come genitori, stiamo male, quando pensiamo ai bambini che vengono abusati.

    Stiamo male, o peggio ancora, viviamo un profondo malessere quando sentiamo che, un prete, approfittando del suo ruolo di sacerdote, abusa sessualmente dei bambini che gli vengono affidati.

    Stiamo male, quando sentiamo che i vescovi informati degli abusi, invece di tutelare i bambini abusati, si adoperano prontamente per proteggere e tutelare i sacerdoti abusanti.

    Stiamo male, quando scopriamo che pur di non danneggiare la loro chiesa, le gerarchie cattoliche invece di internare i sacerdoti abusanti, li trasferiscono in un’altra parrocchia, permettendo di continuare il loro sacerdozio perverso.
    Stiamo male quando sentiamo che sfruttando l’obbligo della confessione ai bambini, i perversi sacerdoti utilizzano domande maliziose e ingannevoli, per verificare il grado di vulnerabilità della probabile preda.

    Siamo stati male quando abbiamo saputo che nel maggio 2001, la Congregazione per la dottrina della fede, gestita dall’allora Cardinale Ratzinger, emanò una circolare, per mandato di Giovanni Paolo II, con la quale si ordinava a tutti i vescovi della Chiesa Cattolica di non denunciare, quindi di occultare le denunce e le segnalazioni di abusi sessuali, in cui erano coinvolti dei sacerdoti, imponendo di fatto il segreto pontificio.

    Siamo stati male quando abbiamo visto che lo stesso Cardinale Ratzinger responsabile di omertà, ostruzionismo e insabbiamento della verità sui sacerdoti pedofili, per sfuggire ai tribunali civili e alla conseguente condanna, venne addirittura eletto Papa.

    Siamo stati male, anzi malissimo quando abbiamo sentito che il “già beato” Papa Wojtyla, colui che per oltre 20 anni era stato a conoscenza degli abusi perpetrati dai sacerdoti cattolici in ogni parte del mondo, e che rimase inspiegabilmente in silenzio, adesso invece di essere marchiato come esempio di omertà, viene innalzato agli onori degli altari.

    Siamo stati male quando abbiamo presentato alle gerarchie cattoliche la nostra proposta di prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa, e non abbiamo ricevuto nessuna risposta.
    Questa è la proposta che adesso Le presentiamo: il DAPS, Documento Anti Pedofilia Sacerdotale.
    Quando in una parrocchia s’insedia un sacerdote, insieme al mandato conferitogli dal vescovo, deve ricevere anche il D.A.P.S. il documento nel quale il vescovo, firmando personalmente, garantisce l’integrità morale del sacerdote e si assume tutte le responsabilità giuridiche, antecedenti alla data del certificato. Praticamente un certificato di “ verificata buona condotta ”, quindi una garanzia e una copertura totale che annualmente viene rinnovato. Il Cardinale responsabilmente lo richiede, il vescovo serenamente lo rilascia, il sacerdote con orgoglio lo espone nella sua parrocchia, i genitori lo leggono e si tranquillizzano.
    La proposta è semplice, pratica, immediata e rassicurante.
    Semplice perché basta la firma del vescovo, pratica perché snellisce e riduce i tempi della burocrazia ecclesiale, immediata perché applicabile da subito, rasserenante per i genitori che si ritrovano a vivere l’incubo del prete pedofilo.
    La nostra associazione Le chiede di esaminare la proposta e si augura che possa diventare parte integrante nel processo di rinnovamento da Lei tanto auspicato e da noi tanto desiderato.
    In fede, Alberto Senatore

    11 luglio 2013, Giffoni Valle Piana

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