Berlusconi dice addio a Palazzo Grazioli, è il segno dei tempi

Berlusconi abbandona Palazzo Grazioli, è il segno dei tempi, addio a un simbolo del berlusconismo, a quell’agitare di telecamere e di microfoni davanti al portone di via del Plebiscito. E’ stata una Palazzo Chigi bis, ma quelle mura hanno anche visto vicende privatissime e ospiti illustri, famosa quella foto che ritrae Putin e Berlusconi giocare con Dudù, il cane della giovane compagna del Cavaliere. E’ finita un’epoca. A fine agosto, ci sarà il trasloco della roba di Berlusconi, non più disposto a spendere 40.000 euro al mese per una reggia ormai deserta, in una Roma che ha deciso di non frequentare quasi più. C’è la convalescenza che sarà lunga, l’età che avanza. Insomma si cambia, in cassa integrazione gli ultimi dipendenti. Niente più riunioni, litigate e riconciliazioni, la storia di un partito è passata di lì ma non lascia tracce. Ne hanno approfittato in molti e in tutti i sensi, quel palazzo strategicamente collocato al centro del potere romano tornerà nell’oblio.

Silvio Berlusconi è ormai pronto a riaccendere i motori della politica. Venerdì il presidente di Forza Italia riunirà ad Arcore la dirigenza e definirà di fatto il nuovo direttivo, presentando così i dirigenti nominati nei giorni scorsi, Valentino Valentini e Alfredo Messina in primis (l’ipotesi alternativa è che possa slittare di un’altra settimana anche se diversi partecipanti sono già stati avvisati).

È un passaggio importante sia per il ritorno di Berlusconi al centro di una scena allargata, sia per la curiosità di capire i nuovi assetti del partito.

Su Berlusconi resta alta l’attenzione della stampa internazionale. Il quotidiano tedesco Handelsblatt gli ha dedicato ieri un lungo articolo dal titolo “Al lavoro per l’eredità”, soffermandosi sull’eredità imprenditoriale, ma anche su quella politica. Il quotidiano economico prende spunto dalla delicata operazione al cuore subita, “una svolta nella vita dell’imprenditore e del quattro volte presidente del Consiglio”. In ballo il futuro della holding Mediaset, del Milan e di Forza Italia. “Berlusconi non pensa a ritirarsi, al contrario, cerca di tenere assieme il suo impero e lavora all’eredità consultandosi con un ristretto gruppo di confidenti”. Handelsblatt, sottolinea che le speranze del leader di Forza Italia sono riposte soprattutto nella figlia Marina, “un ottimo manager che Berlusconi stima molto” e ricorda il ruolo del figlio Pier Silvio alla guida di Mediaset e le trattative per il Milan. Solo in politica l’eredità è difficile, conclude l’Handelsblatt, perché in famiglia non si trova nessuno che voglia ripercorrere le tracce paterne.

Al di là degli assetti interni, Berlusconi con la sua dirigenza discuterà della campagna referendaria e delle modifiche alla legge elettorale, oltre agli effetti politici del malumore interno a Ncd. Le iniziative referendarie si stanno moltiplicando. Oggi Alessandro Cattaneo, insieme a Renato Brunetta e Paolo Romani, presenterà le iniziative di formazione rivolte a chi dovrà andare sul territorio a spiegare le ragioni del “no”. Stanno nascendo instant-book come quello del sindaco Castelli, così come sempre oggi verranno presentati i Comitati di Raffaele Fitto.
Ci sono altri aspetti e criticità, poi, che con il passare delle settimane vengono individuati. Altero Matteoli, ad esempio, fa notare che “tra le innumerevoli motivazioni che obbligano a votare no c’è anche l’effetto blocco di sistema che si potrebbe produrre qualora il Parlamento volesse in futuro riformare nuovamente la Costituzione. Essendo il nuovo Senato a composizione variabile, con consiglieri regionali e sindaci eletti con tempistiche sfalsate, è molto probabile che un disegno di legge costituzionale venga sottoposto nel percorso di approvazione a senatori diversi. E chi potrà garantire che i nuovi abbiano le stesse idee di coloro che hanno sostituito?”.

Un segnale di vitalità arriva non soltanto dai vertici, ma anche dalle file parlamentari. Oggi al Capranichetta molti parlamentari e sindaci di centrodestra si ritroveranno al Capranichetta per un confronto aperto, in una convocazione fortemente voluta dal deputato Fabrizio Di Stefano. “Le Amministrative dimostrano che il centrodestra quando presenta candidati credibili, trova unità incontra il consenso. E così nasce l’iniziativa: sedersi intorno allo stesso tavolo senza primato alcuno per costruire discutendo”. Una settimana intensa, insomma, dal punto di vista politico che si chiuderà sabato ad Arezzo dove, su iniziativa di Giorgia Meloni, si ritroveranno insieme sullo stesso palco Giovanni Toti, Matteo Salvini, Roberto Maroni, Raffele Fitto per concordare la strategia referendaria contro il ddl Boschi.

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