Berlusconi in tv rompe il silenzio e dice NO al referendum costituzionale

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A furia di «alimentare sospetti» l’hanno costretto ad «anticipare» la discesa in campo per il “no”, a parlare prima del tempo. Silvio Berlusconi avrebbe voluto aspettare ancora qualche giorno prima di buttarsi nella campagna referendaria. ma le proteste di Manco Salvini sfociate addirittura nel rifiuto dell’invito ad un «vertice» che era in programma per ieri, lo hanno costretto a parlare al Tg5. Due giorni fa l’ex premier aveva consegnato le ragioni del suo “no” ad una nota scritta, poi aveva suggerito gli argomenti da utilizzare ad alcuni dirigenti di Fi visti in tv e a Stefano Parisi, ma il leader del Carroccio sospettava che l’ex premier non fosse troppo convinto, che lo fossero ancora meno le “sue” tv e lo ha costretto a difendersi. «Diciamo “no” perchè dopo il “no” sia possibile approvare una vera riforma condivisa, che deve contenere reiezione diretta del Presidente della Repubblica e il taglio a metà dei parlamentari», ha spiegato al telegiornale della rete ammiraglia di Mcdiaset. La scelta del media non è affatto casuale.

Il Cavaliere rivendica un “no” riformista, di non essere un conservatore. Per farlo, come anticipato da Libero, il Cavaliere presenta a grandi linee una sua Controriforma: «Deve contenere il vincolo di mandato, ma anche un limite costituzionale alle imposte, alla pressione fiscale che nessun governo può superare», ha aggiunto. L’intervista tv, registrata dal fondatore di Fi nel suo studio di Arcore, la prima dopo cinque mesi di assenza dalle scene, il “ritorno” dopo l’operazione al cuore e la riabilitazione, lascia intendere quale sarà la linea: «F. una riforma è pericolosa perchè potrebbe consegnare a un solo uomo scelto dal 15% degli elettori l’Italia», avverte. L’ambientazione dell’intervista è la stessa della “discesa” in campo nel ’94, ma stavolta gli alleati provano a tirarlo per la giacchetta (blu, monopetto). L’ex premier si è prestato a questo anticipo di campagna proprio per rassicurare il segretario della Lega che, infatti, era stato avvertito della sua decisione già nella mattinata di ieri. Lo stallo tra i due ha coinvolto anche Giorgia Meloni, leader di Fdi. Per il momento nessun incontro è fissato, ma oggi l’ex premier potrebbe presentarsi a Roma a sorpresa.

All’azzurra Stefania Prestigiacomo che invitava il leader del Carrocio a «non dubitare» della buona fede e dell’impegno di Fi, ha risposto ieri Raffaele Volpi, vice presidente di “Noi con Salvini”, che è tornato ad accusare i forzisti di avere una «collocazione ambigua». «Non c’è fretta, stiamo calmi», frena il leader di Fi. Dimostrato l’impegno per il “no” e l’atteggiamento «democratico» delle sue tv, l’ex premier si informa sulle iniziative dei Comitati. Sabato potrebbe mandare un saluto alla convention di Mario Mauro che ha invitato a discutere coi Popolari per l’Italia anche Paolo Romani, Maurizio Gasparri e Giuseppe Gargan.

“La riforma costituzionale potrebbe consegnare a un solo uomo e a un solo partito l’Italia e gli italiani”.Cosi Silvio Berlusconi conferma al TG5 il suo no al referendum,un no deciso a una “riforma costituzionale scritta male e pericolosa,perché consegna l’Italia a un solo uomo, a un padrone”. Era dalla delicata operazione al cuore del giugno scorso che il capo di Forza Italia mancava dalle tv.E per ribadire il suo NO lui e pronto a dar battaglia sostenendo che“Questa riforma consegnerebbe tutto il potere a un solo partito e un solo uomo, a cui basterebbero i voti del 15 per cento degli aventi diritto per diventare il padrone dell’Italia e degli italiani”.

Poi precisa “Non diciamo di no per lasciare le cose come stanno, dopo il referendum si deve lavorare su una riforma condivisa”.E di seguito, “Una riforma, quella che abbiamo in mente, molto diversa da quella imposta dal Governo al Parlamento, che non cambia nulla in termini di efficienza e di risparmi, ma è pericolosa perché riduce gli spazi di democrazia a tutto vantaggio di un solo partito e di una sola persona. È per questo che, dopo aver tentato di collaborare al processo riformatore, ci siamo chiamati fuori quando abbiamo capito che non c’era buona fede da parte dei nostri interlocutori, non c’era una vera volontà di cambiamento, ma solo quella di assicurarsi il potere senza il consenso degli italiani”. Silvio Belusconi poi elenca la sua ricetta: “Il presidente della Repubblica va votato direttamente dai cittadini, i parlamentari vanno ridotti della metà, e bisogna introdurre il vincolo di mandato,per evitare i cambi di casacca in Parlamento. In più va fissato in Costituzione un limite alle imposte,che nessun governo potrà superare, e serve una vera riforma delle Regioni, ormai diventate una costosa burocrazia”.Berlusconi da anche un giudizio sul Governo:“La povertà aumenta,l’immigrazione è più che raddoppiata rispetto a quando c’eravamo noi, ci sono due furti al minuto.E in Europa non contiamo nulla”.Insomma,niente sconti a Matteo Renzi, in cui pure si è sempre rispecchiato. Ma si sa, la campagna elettorale e campagna elettorale.

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