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Una bimba muore di morbillo, un altro prende il tetano: non erano vaccinati

Una bambina di 9 anni è deceduta a Roma all’ospedale bambino Gesù a causa del morbillo. D quadro della piccola, residente a Latina, era già aggravato dalla nascita. «Un ritardo neuromotorio, infezioni frequenti all’apparato respiratorio e quando è stata ricoverata in reparto aveva in corso febbre alta e morbillo», spiega il professore Alberto Villani primario di Piediatria al Bambino Gesù e presidente della società italiana di pediatria (Sip). «Se non avesse preso il morbillo probabilmente non sarebbe morta ad aprile», spiega Villani, «è stato fatto tutto nel reparto di terapia intensiva ma è morta dopo dieci giorni per insufficienza multi organica». La bambina in questione era considerata una bambina fragile, affetta da cromosomopatia,ma avrebbe potuto essere vaccinata. «In realtà», conferma il primario, «sono pochissimi i casi di immunodeficienza in cui i vaccini sono sconsigliati».

Per i genitori che vogliono vaccinare i figli la strada a volte è tutta in salita. Ieri mattina a Roma, nel presidio vaccinale di Plinio, a due passi dal Vaticano, già alle 8.20 campeggiava un cartello nel quale si informava che: «Venerdì saranno gestiti numero 20 utenti. Numeri terminati oggi». Secondo il presidente della Sip «non è solo un problema dei centri vaccinali, dove la situazione in Italia è a macchia di leopardo. Non c’è ricambio di pediatri, mancano le borse di studio. Medici mal pagati cui si chiedono enormi responsabilità ma senza un conispettivo economico. D punto è: se i centri vaccinali sono importanti allora bisogna investire in personale e strutture e non aspettare il caso di cronaca». Dal 1 gennaio 2017 ad oggi, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù si sono registrati oltre 70 ricoveri per morbillo.

Intanto ieri un bambino di 10 anni, in vacanza in Sardegna con la famiglia, è stato ricoverato all’ospedale «San Martino» di Oristano con la diagnosi di tetano. H bambino, ricoverato dal 24 giugno, non corre ora pericolo di vita e le sue condizioni sono in progressivo miglioramento, anche se permangono alcuni sintomi tipici della patologia, come le contrazioni muscolari e la paralisi dei nervi cranici. All’origine dell’infezione era stata ima caduta dalla bicicletta, che aveva causato al bambino una ferita da taglio sulla fronte, inizialmente curata in un ospedale della penisola, dove era stata proposta ai genitori in via cautelativa la terapia con immunoglobulina antitetanica, come da prassi.
Proposta che sarebbe stata rifiutata. Ciò ha permesso che il tetano, che ha un’incubazione che va da 3 a 21 giorni, si sviluppasse, così che il bimbo è arrivato all’ospedale San Martino con la malattia già in stadio conclamato. Ad allertare i medici sono stati alcuni sintomi, come la paralisi facciale, che non rispondevano alle terapie cortisoniche inizialmente proposte

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