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Black List Coldiretti: la lista nera dei cibi che fanno male alla salute

La Coldiretti elaborato la classifica dei cibi più pericolosi per la salute e al primo posto pare ci sia il pesce della Spagna che è risultato contenere metalli pesanti tra cui il mercurio e il cadmio. Nello specifico, la Coldiretti spiega che ad essere maggiormente contaminati sono il pesce spada e il tonno. I criteri per l’elaborazione della graduatoria dunque di questa Black list sono contenuti nell’ultimo rapporto del sistema di allerta rapida Europea sui rischi alimentari che è relativo al 2016. Intervenuto sulla questione il professor Giorgio Calabrese nonché Presidente del comitato nazionale per la sicurezza alimentare, il quale ha precisato che tra il pesce spagnolo può essere tossico soltanto quello che viene pescato dall’Unione Europea, soprattutto negli oceani dove si registra una presenza massiccia di metalli pesanti per via delle varie forme di inquinamento.

Il pesce pescato dalle navi spagnole finisce anche in Italia come merce di origine comunitaria. È stato evidenziato come tanti alimenti risultati tossici nell’Unione Europea lo scorso anno provenivano proprio da Paesi terzi, ma pare che alcuni di questi abbiano avuto anche origine in stati della stessa Unione Europea come la Spagna, la Polonia e i Paesi Bassi. Dunque, secondo l’allarme della Coldiretti in molti cibi che mangiamo pare ci siano residui chimici, micro tossine e metalli pesanti inquinanti, microbiologici diossine o additivi e coloranti.

Per questo motivo È scattato l’allarme per circa 2925 alimenti. Proprio nel corso del forum internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, la Coldiretti ha presentato la black list 2017 dei cibi più pericolosi ricordandoci che scegliere il made in Italy è una garanzia di sicurezza. La maggior parte di questi prodotti presenti nella Black List provengono dall’estero è in primis pare che ci sia la Turchia, paese che ha ricevuto il maggior numero di notifica per prodotti non conformi. A seguire troviamo la Cina e poi l’ India, seguiti dagli Stati Uniti e dalla Spagna.

Ad ogni modo si tratta di paesi con i quali l’Italia commercia praticamente costantemente e solo nel 2013 L’Italia ha importato dalla Spagna circa 167 milioni di chili di pesce, circa 2 milioni di chili di pistacchi, 3 milioni di fichi secchi e 25,6 milioni di nocciole dalla Turchia. “Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Lo stesso ha sottolineato che importanti passi in avanti sono stati ottenuti con l’estensione dell’obbligo di indicare la provenienza del riso, del grano impiegato nella pasta ma molto resta da fare perché  un terzo della spesa resta anonima dai succhi di frutta, il concentrato di pomodoro fino ai salumi.

Non sono mai stati così pochi i padroni del cibo con il potere concentrato nelle mani di un pugno multinazionali che controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi ai pesticidi, dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale. E’ l’allarme lanciato da una analisi della Coldiretti sul rapporto Ipes-Food presentata al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione dopo la rivoluzionaria acquisizione di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon alla quale Google ha risposto con un’alleanza con ValMart, leader mondiale della distribuzione alimentare, mentre sul mercato delle sementi e dei pesticidi sono in corso tre megafusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta.

Il miliardo e mezzo di produttori agricoli mondiali sono stretti in una tenaglia da pochi grandi gruppi multinazionali che dettano le regole di mercato nella vendita dei mezzi tecnici necessari alla coltivazione e all’allevamento nelle aziende agricole, a partire dalle sementi, ma anche – sottolinea la Coldiretti – nell’acquisto e nella commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentare. La perdita di potere contrattuale – continua la Coldiretti – si traduce in difficoltà economiche e occupazionali per gli agricoltori a livello globale, ma l’elevata concentrazione mette a rischio anche la libertà di scelta dei consumatori e gli standard di qualità e sicurezza alimentare, oltre che la stessa sovranità alimentare dei vari Paesi. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

A monte della produzione agricola al termine delle tre mega fusioni in atto tra Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta (alle quali si aggiunge la pianificata fusione con Sinochem nel 2018), tre sole società – sottolinea la Coldiretti – potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale. Una situazione senza precedenti che ha fatto scattare le preoccupazioni della stessa Commissione Europea che ha deciso di aprire un’indagine approfondita sull’operazione per verificare se la fusione tra Buyer e Monsanto limiti la concorrenza nei settori delle sementi e degli agrofarmaci. A valle della produzione agricola all’incirca il 90 % del mercato globale dei cereali e’ controllato da soli quattro gruppi mondiali, vale a dire ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia) mentre nella trasformazione alimentare per cibo e bevande si stima che le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedano il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100. Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali, che ammontavano in totale a 7,5 mila miliardi di euro, con il primo gruppo Wallmart che fattura da solo 262,5 miliardi di dollari. Di recente Amazon è sbarcata in questo mondo con l’acquisizione di Whole Foods e, considerando la sua capacità di intercettare i bisogni dei consumatori e di analizzare la domanda, ci si attende che possa entrare nella TOP 10 della distribuzione nell’arco di un decennio

Il risultato è che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale che assorbe la parte preponderante del valore. Il prezzo di un prodotto aumenta quasi sette volte dal campo alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera anche se la situazione – sottolinea la Coldiretti – varia da prodotto a prodotto con le situazioni peggiori che si registrano per i prodotti alimentari trasformati   “Stiamo vivendo – ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – un furto di valore aggiunto che, senza alcun beneficio per i consumatori, vede sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione“. In Italia per pagare un caffè al bar, l’agricoltore tipo – continua la Coldiretti – dovrebbe mettere sul bancone 5 chili di grano o 3 chili di risone o 1,5 chili di mele o una dozzina di uova. Una ingiustizia da sanare – conclude la Coldiretti – rendendo più equa e giusta la catena di distribuzione degli alimenti anche con interventi per limitare lo strapotere contrattuale dei nuovi poteri forti dell’agroalimentare come ha annunciato lo stesso Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan.

I SIGNORI DEL CIBO IN PILLOLE

Sementi e pesticidi – Dopo le fusioni di Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta, tre aziende potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale.

Commercio cereali – Il 90 % del mercato globale dei cereali e’ controllato da soli quattro gruppi mondiali, ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia).

Industria alimentare – Le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedono il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100.

Distribuzione organizzata – Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali.

DISTRIBUZIONE COMMERCIALE

Azienda Vendite (in miliardi di dollari)
1.       Wallmart (USA) 262,5
2.       Schwarz group (Germania)(comprende Lidl, Kaufland) 82,2
3.       Kroger (USA) 78,6
4.       Aldi (Germania) 69,2
5.       Costco (USA) 66,4
6.       Carrefour 47,3
7.       Tesko (UK) 43,9
8.       Seven & I Co. Ltd (Giappone) 36,8

 

TOP TEN aziende Food & Beverage Quota di mercato di cibo e bevande
Anhauser – Busrsh in Bev. + SabMiller 15,2%
Nestlè 14,6%
PepsiCo 13,5%
JBS 10,6%
Coca Cola 9,3%
ADM 8,7%
Tyson 7,6%
Mondelez 6,9 %
Cargill 6,8%
Mars 6,7%
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