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Blitz a Bruxelles preso vivo Salah il terrorista ricercato da 4 mesi

I È finita al numero 79 della ruedes Quatre Vents ,a 850 metri da casa, la corsa di Salah Abdeslam. E’ finita dove era cominciata, dal posto da cui era partito per andare a fare strage a Parigi il 13 novembre. La polizia lo ha arrestato alle 16 e 40, quattro mesi e cinque giorni dopo gli attentati in cui non aveva voluto morire: felpa bianca,cappuccio tirato su, pantaloni neri, trascinato da due agenti, inciampa, lo tirano su, è leggermente ferito a una gamba, lo buttano dentro a una macchina, lo sportello si chiude, via. L’ospedale, poi l’estradizione,e la Francia. L’ultimo assalto è scattato ieri in pieno pomeriggio, simultaneamente a tre indirizzi: due a Molenbeek e uno a Jette. Quello buono è uno solo,aruedes Quatre Vents.La polizia in realtà sorveglia il posto da almeno 24, forse 48 ore, da quando qualcuno ha parlato, dopo l’irruzione nell’appartamento della rue Dries a Forest, martedì sera. Vicino al corpo di Mohammed Belkaid, alias Samir Bouzid, ucciso da un tiratore scelto, non c’è solo un kalashnikov, caricatori e una bandiera dell’Isis, ma anche un bicchiere. Sopra c’è un’impronta: è di Salah Abdeslam. Due uomini sono fuggiti dalla finestra.

I TESTIMONI Alcuni testimoni li vedono, gli agenti capiscono subito che uno di loro è il ricercato numero uno, ma l’informazione non trapela.Parte l’ultima fase della caccia. Salah è braccato, dopo quattro mesi ha esaurito i contatti, i nascondigli, comincia a fare troppe telefonate,questa volta la copertura non tiene. Ieri la polizia sa che si trova a Molenbeek.Non èsolo,ma è il primo ad essere catturato. Dicono che si sia arreso. Gli chiedono se è lui Salah Abdeslam.Rispondedi sì. Il procuratore poi non conferma: «gli agenti si sono trovati davanti a una forte resistenza». Con Salah arrestano, dopo due ore di assedio, Amine Choukri. Il suo falso passaporto siriano e la sua falsa carta d’identità belga sono stati ritrovati nell’appartamento di Forest. Era stato controllato dalla polizia il 3 ottobre a Ulm in Germania. Anche allora stava con Salah.

Lesue impronte erano state ritrovate nella casa della rue Radache aAuvelais, un altro dei covi dei terroristi del commando del 13 novembre.Arrestati ieri anche Abid A., Siad A., JemilahM., tutti membri della famiglia che per ultima ha dato alloggio a Salah.L’assalto dura quattro ore, il quartiere è blindato. Tutto finisce intorno alle 20 e 30. Da Bruxelles, dove partecipa al Consiglio Ue,Hollande ha seguito tutto.Fa una conferenza stampa congiunta col premier belga CharlesMichel. Il primo pensiero è per le vittime, per i 130 morti del 13 novembre, i loro cari, «perché Salah Abdeslam era direttamente legato alla realizzazione e all’organizzazione degli attentati».

Il presidente francese avverte: la guerra non è finita. L’arresto di Salah «è una tappa importante ma non è la conclusione definitiva», perché «sappiamo che è molto estesa la rete che conduce alla Siria e all’ Isis».Salahè in ospedale per la ferita leggera alla gamba,poi sarà interrogato. «La Francia chiederà subito l’estradizione» annuncia Hollande. Intanto c’è già un avvocato pronto a difenderlo, è Sven Mary, 42 anni, brillante giurista e amante delle cause mediatiche. Alcuni familiari di Salah lo avrebbero già contattato. «Quello che mi motiva -ha detto – è lottare contro l’arbitrarietà e l’abuso di potere». Il ricercato numero uno diventa adesso Mohamed Abrini, il 10 novembre era a Parigi con Brahim Abdeslam, fratello di Salah e kamikaze del boulevard Voltaire, l’11 era di nuovo a Parigi,ma con Salah, il 12 era alla guida di una delle auto che servirà per gli attentati,ma il 13 di sicuro era Bruxelles. Da allora,più nessuna traccia.

A Salah Abdeslam è nato il 15 settembre del 1989 a Bruxelles, e doveva morire nella strage di Parigi del 13 novembre 2015. Invece, ha mancato l’ultimo obiettivo, e alla vista del fratello Brahim che si è fatto esplodere in un caffé nell’XI arrondissement, ha preferito la vita e la fuga. Fuga dalla polizia, ma anche dall’Is e da chi quella strage l’ha commissionata. Se il buongiorno si vede dal mattino, la storia di Salah non promette bene sin dall’inizio, dal periodo in cui decide che è arrivato il momento di lavorare. Figlio di francesi-algerini, ma residente in Belgio, insieme al fratello Brahim comincia con l’incendiare la casa dove abita con la famiglia, in modo da ottenere dal sindaco di Molenbeek un alloggio popolare sulla piazza del Municipio. Condicio sine qua non è che resti immutato il reddito di povertà.

Il terzo fratello Abdeslam, Mohammed, ha invece un lavoro come portantino in ospedale, ma si dà da fare anche lui rubando i preziosi ai cadaveri, mentre Salah e Ibrahim si dedicano alle rapine e ai furti. L’attentatore del Bataclan riesce pure a trovare un lavoro onesto dal 2009 al 2011: entra come meccanico alla Stib, municipalizzata dei trasporti di Bruxelles, dove il padre ha lavorato per una vita. Un anno dopo, il primo incidente di percorso: finisce in carcere per un furto. Dal 2013 rileva un bar “Les Beguines” con Brahim, dove serve caffé e anche droga.

L’INCONTRO È qui che ritrova l’amico di infanzia di Abdelhamid Abaaoud, indicato dai servizi segreti come il “mandante” della strage, ucciso il 19 novembre in un blitz a Saint Denis (Parigi). Ed è da qui che comincia la radicalizzazione all’Islam. Dal 13 novembre è un super ricercato, con 130 morti sulla coscienza. Si pensa possa trovarsi in Siria a combattere per la causa, invece è sistemato non molto lontano dall’abituale residenza, e saltella da un rifugio a un altro riuscendo sempre a fare perdere le sue tracce. Non si sa ancora quale sia stato il suo ruolo nell’organizzazione dell’attentato parigino. A giudicare dal comportamento, ma anche dalla vita vissuta finora, potrebbe diventare il primo vero pentito dell’esercito del Califfo.

LA PREPARAZIONE Il percorso di radicalizzazione inizia cinque anni fa, nel 2010, dopo che Salah finisce in carcere. Comincia a frequentare Abdelhamid Abaaoud, ed entra a far parte delle milizie dello Stato Islamico nel 2013, impara tutto quello che c’è da sapere sulla clandestinità, su come eludere i servizi di sicurezza e il monitoraggio dell’intelligence. Sia lui che il fratello Brahim smettono di bere e di fumare. Nel quartiere, in molti cominciano a pensare che si stiano preparando alla guerra. Le tracce seguite dagli inquirenti aprono la prospettiva di un probabile viaggio in Siria. Salah sarebbe passato l’estate scorsa per l’Italia, da Bari per poi imbarcarsi su un traghetto per la Grecia e successivamente, ad agosto, rientrare in Belgio, sempre attraversando da sud a nord il nostro Paese. Ma sembra senza contattare nessuno, né cercare basi di appoggio.

GLI ATTENTATORI Con lui, il 13 novembre, è entrato in azione un piccolo esercito organizzato. La polizia ne ha identificati cinque: Samy Amimour (28 anni), Omar Ismaïl Mostefaï (29 anni), Bilal Hadfi (20 anni), Brahim Abdeslam (31 anni) e Salah Abdeslam (26 anni). I primi quattro sono morti negli attacchi,mentre Salah è stato latitante fino a ieri. Sulle generalità di altri tre non ci sono certezze. Due di loro sarebbero arrivati in Europa dalla Grecia come profughi. Mentre del gruppo che ha azionato i giubbetti esplosivi all’esterno dello Stade de France ne è stato identificato soltanto uno: Bilal Hadfi, 20enne nato in Francia, residente in Belgio. Gli inquirenti ritengono che gli altri due terroristi fossero entrati in Europa anche loro dalla Grecia lo stesso giorno a ottobre, fingendosi rifugiati in fuga dalla guerra in Siria.

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