Borsa, effetto referendum sull’Italia: sale lo spread, giù Piazza Affari

Lo spread vola a 182 punti e la Borsa di Milano, unica in Europa, finisce in rosso per il timore del risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre Le Borse europee chiudono in moderato rialzo sulla scia dell’aspettativa che le misure messe in cantiere da Donald Trump alimentino la crescita Usa e in vista di un possibile aumento dei tassi da parte della Fed. Unica a terminare in negativo e’ Piazza Affari che risente l’effetto spread, schizzato sopra 180 punti per le incertezze sull’esito del referendum del 4 dicembre. Milano sconta la nuova deflazione, le attese per la reazione dell’economia agli annunci di Trump che avranno impatto sulla politica monetaria americana.crollo-borsa-ape-3-10

 Londra guadagna lo 0,34% a 6.753,18 punti. Francoforte sale dello 0,24% a 10.693,69 e Parigi dello 0,43% a 4.508,55 punti. Wall Street, dopo un’apertura positiva, procede cauta e contrastata con il Dow Jones che segna un +0,07% e il Nasdaq che cede lo 0,37%.

Intanto lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude in rialzo a quota 178 punti, con il rendimento del decennale che schizza al 2,11%. Fra i titoli del listino milanese, con il segno positivo fra i maggiori rialzi Banca Mps con un +11,3 punti, seguito da Exor, Buzzi Unicem, Stm e Prysmian.

L’Italia ripiomba in deflazione. Colpa dei prezzi dell’energia in caduta, gas e luce in primis, ma anche di un carrello della spesa che continua a riflettere consumi molto fiacchi, da cinghia tirata. Indice di una congiuntura debolissima e di un mercato che invece di riprendere vigore galleggia. Così l’Istat fotografa ad ottobre una flessione dei listini dello 0,1% rispetto al già misero +0,1 di settembre, mentre su base annua il calo è dello 0,2%. Si tratta di un problema tutto nazionale visto che nel resto dell’Eurozona l’aumento è in media dello 0,5%. Del resto la debolezza della domanda interni di beni e servizi indica in maniera evidente che i consumatori tendono a rinviare gli acquisti e ad accumulare liquidità in attesa di ulteriori abbassamenti dei prezzi. Una spirale velenosa che la Bce di Mario Draghi cerca da tempo di bloccare con l’obiettivo dichiarato di rilanciare la ripresa e mettere un argine alla stagnazione.

L’Istat, che non è ottimista per il futuro («l’economia resta incerta, non ci sono sintomi di accelerazione»), individua nel calo dei beni energetici (-3,6% da -3,4% di settembre) il principale responsabile della frenata, ma ha pesato anche il calo dello 0,3% annuo dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona. Ovvero, il cosiddetto carrello della spesa, il termometro più immediato per tastare il polso dei consumi privati. Le prospettive sono nere e Confcommercio è, come evidente, molto preoccupata: «È ormai certo che anche il 2016 si chiuderà, come i due anni precedenti, con un’inflazione praticamente nulla».

Sulla stessa linea Coldiretti: «La deflazione ha effetti devastanti: le quotazioni del grano duro sono crollate del 38% e il latte viene pagato quasi come l’acqua minerale al supermercato». Insomma, la domanda non tira e c’è un surplus di offerta. Proprio Confcommercio aggiunge che scendono gli acquisti di abbigliamento (-0,1%), per il divertimento, i viaggi e il ristorante (-2,3% tendenziale). A testimonianza che la spesa non necessaria si taglia L’incertezza, spiega l’istat, ha colpito sopratutto Milano che registra un calo record dei prezzi che raggiunge l’1,8% tendenziale, in un contesto in cui vedono il segno meno i listini di ben 14 grandi centri su 29 (erano solo quattro a settembre). L’istituto di statistica nota che il forte calo della metropoli lombarda è dovuto al confronto con ottobre2015 quando c’era stata una «forte impennata dei prezzi degli alberghi in concomitanza con l’ultimo mese di svolgimento dell’Expo».
Per quanto riguarda i cali dei prezzi nei capoluoghi delle regioni e delle province autonome, Milano è seguita da Potenza (-0,6%) e Torino, Ancona, Roma e Palermo (-0,3% per tutte e quattro). A Genova emerge la diminuzione più contenuta (-0,1%). I maggiori aumenti si registrano invece a Napoli e Bolzano (+0,5% per entrambe). In attesa di un inversione di tendenza, magari sulla scia del Natale, il 2016 si avvia a diventare l’anno dell’inflazione zero.

2 Comments

  1. Questo spred e diventato l’indice di gradimento del politico di turno in Italia fate ridere, avete in mente qualche altro sallasso per gli Italiani????’

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