Borse, Milano -4,7%, Parigi -3,2%, Francoforte -3,3%. Le banche sprofondano

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I prezzi delle Borse si stanno dissolvendo. I mercati sono in preda al panico per quello che ormai appare a tutti gli effetti un nuovo attacco all’euro. Nel mirino torna lo spread che ha sfiorato quota 150 punti. In questo inizio 2016 di ferro e di fuoco per i listini mondiali ha guadagnato il 50%. A bloccarne l’urto non è bastato nemmeno lo scudo di Draghi che, in ogni caso, secondo i bene informati, ieri è rimasto alzato. Forse per vedere l’effetto che fa.

Le cannonate sui listini azionari arrivano da tutte le parti: dal fronte internazionale da parte di quelli che Draghi ha definito “i cospiratori” che giocano allo sfascio. All’interno ci sono i risparmiatori che continuano a riscattare quote di fondi d’investimento costringendo i gestori a vendere senza guardare in faccia a nessuno. Il crollo nasce da qui, dalla paura, dal dubbio che questa volta si portrebbe davvero arrivare alla fusione del nocciolo che tiene in piedi la moneta unica. Milano perde il 4,69% a 16.441 punti (l’ultima volta era accaduto nel 2013). In rosso anche Madrid (-4,44%), Francoforte (-3,3%), Parigi (-3,2%) e Londra (-2,71%).

A Milano la quotazione di Saipem si è letteralmente liquefatta con una perdita del 26,3% .Cdp in tre mesi ha perso più del 95% dell’investimento: aveva comprato il 28 ottobre il 12,5% della società di costruzioni pagando ogni azione più di 8 euro. Ieri l’investimento era incenerito: 0,39 euro il prezzo delle azioni. Anche le banche sono in caduta libera. Sono le prime vittime dello spread. Mps: -11,95%, Bper -11,93%, Ubi -10,48%, Carige -10,14%, Bpm -9,8%, Mediobanca -9,32%, Banco Popolare -9,08%, Unicredit -5,82% e In- tesa-4,03%. La speculazione ha presso atto che le nuove regole sul “bail in” sono una bomba a orologeria. Bisogna sbrigarsi a scappare.

Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Bpm conferma, agli analisti, che il matrimonio con un’altra ex popolare è ormai pronto. Non cita ilBanco ma lo sanno tutti. Sarà un matrimonio fra eguali e non serviranno aumenti di capitale. L’epidemia che sta facendo avvizzire il credito si allarga. Ci sono i timori del mercato sulla capacità di Deutsche Bank di pagare un bond subordinato nel 2017.

Da Francoforte un portavoce smentisce. Ma non tutti ci credono. I fuggiaschi delle Borse dove vanno? Nei rifugi consueti. C’è l’oro che dall’inizio dell’anno ha guadagnato il 10% di cui la metà solo nell’ultima settimana. C’è il franco svizzero che recupera a 1,16. Ci sono titoli di stato tedeschi che continuano a drenare liquidità. Gli spread si allargano e non solo con l’Italia. Il Portogallo si è spinto ai massimi da agosto 2014 a 272 punti base, mentre quello della Spagna ai massimi da settembre 2015 a 141 punti base. Il tasso sul Btp a 10 anni si porta all’1,6%.

II Bund tedesco a dieci anni è sceso sotto lo 0,30% segnalando un’avversione al rischio ai limiti del comprensibile. Il biennale è addirittura comprato a mani basse con rendimento negativo dello 0,50%. È un mercato irrazionale che non trova giustificazione nei fondamentali economici – osservano gli analisti – anche perché le condizioni economiche della Germania non sono tali da giustìficare questo comportamento: il tasso di crescita del Pil scende di trimestre in trimestre, quello dell’inflazione è ai minimi storici, molti settori della grande industria registrano ordini in discesa e il numero di «default» dei mini- bond tedeschi non trova riscontri altrettanto nel resto d’Europa.

Il bersaglio grosso, come al solito, è l’Italia. Milano è reduce da sei settimane consecutive di ribasso che porta a oltre -23,2% il passivo da inizio anno, con una performance analoga a quella di Shanghai(-23%) che oggi, così come per molte altre Borse asiatiche, è chiusa (e lo resterà fino al 12 febbraio) per la festività del nuovo anno lunare.
Le cose non vanno meglio a Wall Street, che anzi contribuisce ad aumentare le vendite. Da inizio anno ha perso oltre 2 mila miliardi di dollari di capitalizzazione: il peggior avvio dal 2008.
L’altro focolaio di crsi è in Grecia. Il governo Tsipras è stretto nella morsa dei creditori, che chiedono l’approvazione della riforma delle pensioni, e della popolazione, che ha scioperato compatta contro i tagli. Ricomincia il braccio di ferro come all’inizio dell’anno scorso. I mercati soffrono. Prima o poi finirà. Ma quando? Tutti tornano a guardare Draghi.

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