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Calcio alla Costituzione: Senato addio

Il PD cambia la Costituzione e avremo un nuovo Senato del tutto inutile, composto da politici al di sopra della legge

Grosso guaio al Senato. La nuova riforma voluta da Renzi e da tutto il PD cambia radicalmente le carte in tavola della Costituzione italiana.

Secondo la nuova riforma il Senato italiano verrà ridotto 100 unità – il che secondo alcuni potrebbe anche essere u bene – ma quei 100 dovranno controbilanciare il potere politico dei 630 deputati ancora in sede alla Camera. Col risultato che il Senato verrà ad assumere una funzione formale.

Sparisce dunque il sistema del bicameralismo, fondamento della nostra Costituzione, che aveva anche la funzione di garantire la sovranità popolare. Adesso maggiori poteri verranno consegnati direttamente nelle mani del presidente del consiglio, il quale al momento non è stato formalmente eletto dal popolo, ma esclusivamente dal PD.

E benché al Senato sia ancora riconosciuta la funzione legislativa, essa stessa sarà svilita dal rapporto col parlamento, che resterà l’unico organo veramente capace di far valere le sue scelte politiche.

Il Senato sarà composto da Sindaci e consiglieri regionali scelti fra tutti dagli stessi partiti politici ed i nuovi senatori godranno anch’essi dell’immunità parlamentare: ovvero non potranno più essere penalmente perseguibili senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza.

Ora noi sappiamo quanto sia facile per consiglieri regionali e sindaci cadere nella tentazione delle mazzette, della corruzione e della collusione con le mafie. i partiti politici sarà dato così di nominare senatori coloro che vorranno salvare dai processi e sottrarli direttamente alla legge.

Un trionfo senza eguali per la criminalità politica.

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One comment

  1. Concordo in quasi tutto. Pero’ anche in Parlamento ci sono interessi economici, che non si chiamano mazzette o curruzione. Mi spiego: lobbies per societa’ di scommesse, banche, assicurazioni, forniture armamenti etc. non operano a livello regionale o comunale!
    Antonio Di Pietro le chiamava “dazione ambientale”.

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