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Calderoli attacca la Kyenge: la Lega spera di recuperare voti con la politica del razzismo e della rissa verbale?

Northern League member and newly appointRoberto Calderoli ancora una volta, e ne avremmo fatto volentieri a meno, è salito alle cronache della ribalta con un’offesa pesantissima nei confronti di Cecile Kyenge, ministro dell’Integrazione. Durante la festa del Carroccio a Treviglio, nel bergamasco, il vicepresidente del Senato ha apostrofato così il ministro: “Io mi consolo quando navigo in Internet e vedo le fotografie del governo. Amo gli animali, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango”.

Niente da dire, dal vicepresidente del Senato sono davvero le parole che ti aspetti in un periodo così delicato per l’intero paese. Ma non finisce qui. Salvini, segretario lombardo della Lega, è arrivato zittire Re Giorgio che aveva espresso indignazione per quanto era accaduto. “Napolitano si indigna per una battuta di Calderoli– commenta Salvini sulla sua pagina Facebook-. Ma Napolitano si indignò quando la Fornero, col voto di Pd e Pdl, rovinò milioni di pensionati e lavoratori? Io mi indigno con chi si indigna. Napolitano, taci che è meglio!”.

Fine della storia? Nemmeno per idea. Daniele Stival, assessore veneto, nel bel mezzo di questa bufera ha ben pensato di gettare ulteriormente benzina sul fuoco pubblicando sulla sua pagina di Facebook una foto con questa scritta: “L’orango è una creatura di Dio che non si può paragonare ad un ministro congolese”. Dopo la foto è stata cancellata poiché poteva essere strumentalizzata. E certo, i mass media sono sempre i cattivi e gli utenti sono sempre gli ignoranti che non capiscono.

Ma non è il primo e quasi sicuramente non sarà l’ultimo attacco alla Kyenge della Lega. Qualche mese fa Dolores Valandro, consigliera leghista di Padova, sempre sul galeotto Facebook si lamentò del fatto che nessuno stuprasse la Kyenge, mentre è meglio stendere un velo pietoso sulle offese razziste di quell’altro campione di Borghezio contro il ministro. Ma andando a sfogliare il curriculum della Lega ci si rende conto che non c’è da meravigliarsi: il razzismo e la rissa verbale sono due componenti inscindibili dalla politica del partito.

La Lega è nata con l’idea della secessione, ed il suo fondatore Bossi arrivò a minacciare l’uso delle armi per ottenerla. Ammise poi che il tricolore lo usava quando andava in bagno (vilipendio alla bandiera? Macché…). Qualche anno fa invece Salvini, come il peggiore ultrà curvaiolo, fu sorpreso a cantare cori razzisti da stadio contro i napoletani durante un raduno a Pontida. Se la Lega intende recuperare credibilità e soprattutto voti dopo il recente ko, ha scelto la strada sbagliata. In questi anni ha alimentato una politica di razzismo e violenza verbale inaccettabile.

Non si vuole fare una crociato pro-Kyenge. Il ministro dell’Integrazione è sicuramente passibile di critiche, se costruttive, ma soprattutto che vanno fatte in un clima di tolleranza, dialogo civile e rispetto, tre parole che non esistono nel vocabolario leghista. Ma forse in un paese dove chi viene condannato gira liberamente, dove politici corrotti e ladri continuano a prendere vitalizi e stipendi d’oro, dove stupratori e pedofili si fanno 2-3 anni di galera e poi escono,  non c’è da sorprendersi più di tanto se personaggi del calibro di Borghezio, Salvini e Calderoli siano ancora attaccati alle loro poltrone a sparare orrori ed insulti odiosi. Giusto per ricordarlo, i parlamentari leghisti vengono pagati con i soldi di Roma. I soldi di Roma ladrona.

Foto Getty images- Tutti i diritti riservati

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