Calvizie, è tutta colpa del cromosoma X: allo studio una formula che ne predice il rischio

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La ricerca ha una particolare importanza perché fino a oggi erano stati individuati solamente pochi geni legati alla caduta dei capelli e soltanto attraverso analisi che hanno coinvolto un basso numero di persone. In questo caso invece si è partiti dal materiale genetico di ben 52 mila individui di sesso maschile raccolti nel database della UK Biobank.

L’IMPORTANZA DEL CROMOSOMA X  Per andare a individuare le 287 regioni genetiche che interagendo tra loro sono responsabili della caduta dei capelli, i ricercatori hanno prima sequenziato il DNA dei campioni. In un secondo momento hanno analizzato le differenze genetiche rilevabili, collegandole direttamente al grado di calvizie di ogni uomo.

Tra le scoperte più interessanti il fatto che degli oltre 120 geni coinvolti, 13 siano localizzati sul cromosoma X, ossia quello che ogni individuo di sesso maschile eredita dalla madre. Su questo cromosoma sono presenti circa 40 diversi marcatori genetici connessi alla calvizie. È stato poi notato come per altre variazioni fosse già conosciuto il legame con geni implicati nella crescita dei capelli e nella perdita del colore.

E quindi? «Siamo ancora lontani da poter fare un’accurata predizione del rischio di calvizie individuale – spiega Riccardo Marioni del Centro di Genomica e Medicina Sperimentale dell’Università scozzese di Edimburgo – ma questi risultati ci fanno fare un passo avanti. Ciò che abbiamo scoperto apre la strada a una miglior comprensione delle cause genetiche della perdita dei capelli».

Gli scienziati, diretti da Saskia Hagenaars e David Hill, hanno poi creato una formula per cercare di predire le chance di diventare calvi proprio sulla base della presenza, o dell’assenza, di certi marcatori genetici. Ebbene, se una previsione accurata per il singolo soggetto ancora non è a portata di mano, i risultati possono aiutare a identificare dei sotto-gruppi di popolazione per i quali il rischio di perdere i capelli è molto elevato.

Abbiamo il dubbio che sapere prima del tempo che si è destinati a perdere i capelli influisca non poco sulla qualità della vita dei futuri stempiati, quantomeno in termini di ansia. Eppure i ricercatori sembrano entusiasti dei risultati: «Abbiamo identificato centinaia di nuovi segnali genetici – spiega Saskia Hagenaars -. È stato interessante scoprire che molti dei segnali genetici per la calvizie maschile arrivano dal cromosoma X, che gli uomini ereditano dalle loro madri». Quindi se siete calvi, ora sapete con quali parenti potete prendervela.

E’ in arrivo una notizia che sicuramente darà speranza per tante, troppe persone che purtroppo si trovano a fare i conti con l’alopecia ovvero la patologia che colpisce circa 8 milioni di uomini nel nostro paese, mentre 6 milioni di donne sembrano soffrire di diradamento dei capelli. Stando a quanto è emerso, sembra sia stata effettuata una grande scoperta che potrebbe rivoluzionare la vita di milioni di persone in tutto il mondo che purtroppo devono fare i conti con la calvizia e dunque presto la ricrescita dei capelli potrebbe non rappresentare più un problema. Il valido aiuto per queste persone potrebbe arrivare dall‘ormone prodotto dal pancreas, ovvero l’insulina che come sappiamo ha il compito di controllare il livello di zuccheri nel sangue ed è considerata una terapia salvavita per molti malati di diabete. Sembra che adesso l’insulina possa rappresentare un valido aiuto per coloro i quali lottano contro una patologia piuttosto fastidiosa che colpisce, come abbiamo visto, milioni di persone in tutto il mondo.

E’ questa la scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori di HairClinic, ovvero il centro internazionale dedicato proprio alla cura delle calvizie, che nei giorni scorsi pare abbia messo a punto il Protocollo di medicina rigenerativa bSBS ovvero il trattamento che ad oggi risulterebbe il più efficace per fermare la caduta dei capelli ed aiutare a ripopolare le aree diradate del capo.  “Aggiungere l’insulina nella stimolazione dei follicoli non ancora atrofizzati (sofferenti dunque, ma ancora reattivi) permette la creazione di un ambiente favorevole alla ricrescita dei capelli”, ha dichiarato Mauro Conti, ovvero il responsabile scientifico HairClinic. Stando a quanto è emerso dal protocollo, è previsto l’isolamento delle cellule migliori prelevate dal sangue del paziente stesso che unite in laboratorio poi con le molecole dell’insulina ed iniettate nelle zone interessate dall’alopecia, riuscirebbero a rimediare ai danni causati dalla patologia. Il trattamento almeno per il momento, sembra aver ottenuto grandi risultati, perdurati anche nel tempo.

“Nel corso del trattamento hCRP, parte del Protocollo avanzato di medicina rigenerativa si procede a una separazione cellulare grazie alla quale isoliamo le migliori molecole del sangue stesso del paziente per poi iniettarle nuovamente nel suo cuoio capelluto. Grazie alla presenza di insulina, aggiungiamo sostanze nutritive utili ed efficaci per la ricrescita dei capelli nelle aree diradate e in generale per rinforzare l’intero parco follicolare”, ha dichiarato Mauro Conti, ovvero il responsabile scientifico HairClinic. Si tratta dunque di una forma di intervento non invasivo e non chirurgico che, oltre ad essere valido, è anche duraturo nel tempo e applicabile a diverse forme di calvizie. Ricordiamo, che con il termine alopecia ci si riferisce al processo di diminuzione della qualità e della quantità di capelli o la loro scomparsa; la patologia può manifestarsi con una perdita di capelli a chiazze.

Gli antichi egizi la curavano con un intruglio di datteri, zampe di cani e criniere d’asino cotte nell’olio. Cleopatra invece preferiva sfregare la testa di Giulio Cesare con un miscuglio di topi bruciati, denti di cavallo, grasso d’orso e midollo di cervo. Bastano questi esotici riti contro la calvizie per capire l’importanza che, in tutte le epoche, hanno rivestito i capelli.
«A una chioma lussureggiante venivano assegnati attributi positivi di virilità e potere, mentre alla calvizie simbolismi negativi. Molti scienziati sostengono che i capelli non hanno alcuno scopo funzionale: è un’argomentazione semplicistica, che ignora gli enormi significati psicologici e sociali attribuiti ai capelli», spiega Daniele Campo, medico tricologo all’Istituto Ortodermico Italiano di Roma. «Nessuno dovrebbe sorprendersi del fatto che ogni anno sono spesi milioni di euro per la cura dei capelli, né che i tricologi improvvisati – venditori di miracolose ricrescite – siano moltissimi». La calvizie è il nome che si usa per definire l’alopecia androge- netica (Aga), una condizione cronica, geneticamente determinata, che riguarda soprattutto gli uomini. Anche le donne, però, in particolare dopo la menopausa, possono esserne colpite. Ma il fenomeno è alquanto raro, tanto che la “pelata” può a ben diritto essere considerata il corrispettivo maschile della cellulite femminile.

L’alopecia androgenetica – come suggerisce il nome stesso – è legata agli ormoni maschili ed è ereditaria. Ma attenzione, l’eccesso di testosterone non c’entra niente, anche se si è sempre diffusa la falsa credenza che la calvizie è il prezzo da pagare per i troppi eccessi sessuali. «In realtà si tratta dell’involuzione dei follicoli piliferi causata da un enzima, la 5 alfa redattasi, che converte il testosterone in un ormone più potente, il di idrotestosterone (Dht). È questo ormone a provocare la progressiva miniaturizzazione del follicolo fino all’atrofia», spiega Campo. «A ogni nuova ricrescita, i capelli sono sempre più sottili, fino a scomparire».

In genere, i primi segnali di calvizie cominciano a manifestarsi dopo i 30 anni, mentre nei casi gravi compaiono già a partire dai 18 anni, fino a provocare il diradamento dei capelli entro i 25. Altri fattori concorrono al suo insorgere ma sono secondari ri spetto alla questione ormonale: stress, ipotiroidismo, brusche variazioni di peso, stati anemici. I rimedi più efficaci sono quelli farmacologici. «La finesteride e il minoxidil costituiscono il cardine su cui ruota la moderna terapia dell’alopecia.

La prima sostanza si usa in lozione ed è un inibitore dell’enzima 5 alfa redattasi, mentre il minoxidil è in grado, mimando l’azione di un fattore di crescita, di invertire il processo di miniaturizzazione del follicolo», continua Campo, che mette in evidenza anche i passi da gigante fatti dalla chirurgia negli ultimi anni. «Si prelevano i capelli dalla zona donatrice, cioè quella posteriore tra nuca e orecchie – dove i bulbi piliferi sono resistenti all’azione dell’ormone responsabile della calvizie – e si trapiantano nelle zone senza capelli. Dopo tre mesi, dai bulbi trapiantati crescono nuovi capelli». La chirurgia funziona sempre, tranne quando i capelli della zona donatrice sono pochi. «Nel mio istituto si effettuano 300 trapianti di capelli ogni anno», commenta Campo.

L’efficacia degli altri trattamenti, invece, è quasi nulla. «Le varie lozioni reclamizzate dalle industrie cosmetiche hanno un effetto blando rispetto ai farmaci. Si tratta di sostanze antiossidanti, di integrazione vitaminica e di vasodilatazione, che non sempre funzionano», spiega l’esperto, «Ci sono inoltre i cosmetici, utili per chi non è ancora completamente calvo: servono a migliorare la capigliatura e a vivere con più serenità il proprio aspetto estetico, mascherando il diradamento dei capelli nell’attesa che la terapia farmacologia dia dei risultati». Ma la scienza continua a studiare con interesse il fenomeno dell’alopecia. Per alcuni tipi di calvizie sembra che di mezzo ci siano addirittura i geni della madre.

Già da tempo, infatti, si sospettava che la calvizie precoce fosse dovuta a fattori ereditari, anche se non era ben chiaro quali fossero i geni coinvolti. Ora, invece, un gruppo di studiosi tedeschi diretti da Markus Nothen, dell’Università di Bonn – che ha pubblicato i risultati della ricerca sull’American Journal of Human Genetics – ha messo in evidenza per la prima volta un gene associato più d’ogni altro alla perdita dei capelli. Il gene si trova sul cromosoma X, ossia quello che ogni maschio eredita dalla propria madre. Si tratterebbe di un gene che codifica per un recettore androgeno, una proteina che risponde agli stimoli degli ormoni sessuali maschili. La calvizie precoce, hanno spiegato i ricercatori, è il risultato di alcune varianti di questo gene, che portano a un arretramento progressivo dell’attaccatura dei capelli e al diradamento in cima al capo (la cosiddetta “chierica”). Oltre alle ricerche sulle cause genetiche dei problemi tricologici, di recente si studiano anche le “ricadute psicologiche” della perdita. Uno studio della Gallup, condotto su 1.500 uomini in cinque Paesi europei e risalente all’anno scorso, rivela che sono i tedeschi, assieme agli inglesi, a soffrire di più per la calvizie. I mitici cento colpi di spazzola, questa volta, non sono un rimedio.

Un problema che affligge moltissimi uomini, ma anche alcune donne, è quello della perdita dei capelli. Calvizie o alopecia possono rappresentare un importante mo­tivo di disagio per molte persone che, spesso ancora giovani, per­dono capelli e non riescono a tro­vare soluzioni adeguate.

Ora ci si mettono anche la crisi e lo stress che ne consegue. Se­condo i più recenti studi infatti negli ultimi anni il fenomeno sa­rebbe aumentato addirittura del 16 per cento. Con il dottor Bruno Bovani, chirurgo plastico, membro della società italiana di chirurgia pla­stica ricostruttiva ed estetica e di­rettore sanitario del centro Esculapio di Perugia, cerchiamo di ca­pire quali sono le tecniche più in­novative per stimolare la cresci­ta, mantenendo e salvaguardando una chioma il più possibile gio­vane e folta.

Dottor Bovani è possibile ri­solvere il problema della calvi­zie o dell’alopecia? «Direi senz’altro che esistono tecniche innovative che permet­tono di ottenere ottimi risultati. In particolare l’ultima novità è un trattamento che sfrutta le capaci­tà generative dei fattori di cresci­ta contenuti nel sangue». Cosa sono i fattori di crescita e in che consiste questa tecni­ca?

«In pratica si tratta della tecnica rigenerativa nota come PRP: Pla­sma arricchito di Piastrine. Me­diante un semplice prelievo del proprio sangue si procede ad una concentrazione delle piastrine fi­no a 5-6 volte il loro numero iniziale. In questo modo si raggiun­ge un’altissima quantità di fattori di crescita autoioghi (dello stesso paziente) presenti proprio nelle piastrine che vengono iniettate con un micro ago direttamente nel cuoio capelluto». lnsomma una tecnica piutto­sto semplice e veloce. «E specialmente un procedura che offre la garanzia di ottenere buoni risultati in poco tempo. Con poche se­dute è possibile assi­stere già alla ricre­scita e al rinfolti- mento dei capel­li, sia in caso di calvizie che di alopecia andro- genetica e a chiazze, con una durata di pochi minuti, nessuna aneste­sia, nessun rico­vero. E l’unica tec­nica oggi in campo tricologico in grado di dare miglioramenti nell’80- 90% dei casi».Tutto qui? «Il paziente dovrà soltanto sop­portare il fastidio dell’iniezione e poi potrà tornare a casa. Piuttosto la nostra prima preoccupazione riguarda il fatto di portare a ter­mine questo tipo di procedura in modo totalmente sicuro, senza correre alcun rischio».In che senso? «Nel senso che abbiamo a che fare con una manipolazione del sangue, pertanto le precauzioni devono essere assolute. In Italia, ad esempio, esiste una normativa estremamente rigida su questa pratica per cui sono pochissimi i Centri regolarmente autorizzati che la utilizzano. Oltre a ciò va detto che spesso in molti centri si utilizza una tecnica che non con­sente una concentrazione certa dei fattori di crescita ottenuti. Questo potrebbe giustificare una irregolarità dei risultati ottenibili. Nel nostro caso, per assicurare ai pazienti un trattamento che ga­rantisca la massima efficacia e si­curezza, abbiamo attivato una convenzione con il Centro trasfu­sionale dell’Ospedale della Re­pubblica di San Marino». Quali sono le garanzie?«I pazienti che desiderano sot­toporsi a questo tipo di trattamen­to si recano direttamente al Cen­tro trasfusionale che provvede al­la preparazione del PRP ricorren­do ad attrezzature tecnologica­mente molto avanzate e ce lo consegna, pronto per essere iniet­tato da parte nostra. Questo ci permette di ottenere la più com­ pietà tracciabilità del sangue ed un servizio ad altissimo livello». Questo trattamento permette di ottenere risultati definitivi?«In alcuni casi è possibile. Di­pende dalle cause che provocano la calvizie o l’alopecia. Solita­mente si programma un ciclo di almeno tre sedute una ogni 2-3 mesi di distanza. Ma ciò che mi preme sottolineare è che oggi sia­mo in grado di fornire un pro­gramma completo di trattamento per il paziente tricologico, con l’ausilio di una linea di prodotti tecnologicamente molto avanza­ti, fino all’intervento chirurgico di autotrapianto microfollicolare per i casi più avanzati». Il risultato?«Con il PRP è possibile ottene­re una chioma più folta per ridu­zione della miniaturizzazione del fusto del capello ed in genere la diminuzione della loro caduta. Quindi capelli rigenerati e spe­cialmente molto più robusti»

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