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Campania, truffa alla sanità nell’ultimo biennio pagati 523 incarichi in più del necessario

Sedici milioni di euro finiti nelle tasche di primari che non servivano e dirigenti sanitari inutili perché in pianta organica i posti erano già occupati. E non da oggi. Finisce così l’ennesimo episodio della lunga, progressiva scoperta della voragine scavata nella contabilità della sanità campana:nonl’unica,macerto tra le più rappresentative nel panorama delle amministrazioni pubbliche. La Corte dei Conti ieri ha emanato 49 provvedimenti di contestazione di danno erariale peraltrettanti soggettiinteressatidaibeneficieconomici e di carriera qualificati contra legem. Si tratta di manager e dirigenti di aziende sanitarie locali ed ospedaliere (primari e vice) della Campania che, a cavallo del 2014 e del 2015, hanno rivestito incarichi professionali ed amministrativi al di fuori dei parametri individuati dalla legge: in particolare quelli sulla cosiddetta spending review, che proprio sugli squilibri di questo sistema avrebbe dovuto metter ordine bonificando i conti pubblici.

A dispetto delle imposizioni derivanti dalla legge d’intesa tra Stato e Regioni i dirigenti nominavano e si nominavano a piacimento, al di là di ogni ragionevole “realpolitik”. Si sarebbe giunti al punto, secondo quanto accertato dai nucleiinvestigativi della Guardia di Finanza di Torre Annunziata e Nola, di procedere alla nomina di un primario per un reparto che più di un solo paziente non ospitava.Come a dire: ciò che conta sonoigradisullemostrine, non la disposizione delle truppe. E così, tra una nomina e una promozione in piante organiche sature da tempo immemore,gliinquirentihanno calcolato che nel periodo analizzato sono state circa 2mila le operazioni “creative” degli amministratori delle aziende sanitarie, per un danno complessivo dicirca 16milioni di euro (precisamente 15.995.112,60).Che ora,in base ai calcoli effettuati dalla magistratura contabile, dovranno essere recuperati in danno dei rispettivi responsabili, ovviamente al termine dell’istruttoria previste dalla legge in casi come questo.

Non sarà un percorso breve, anche per come si presenta intricata la selva delle nomine di primari e vice primari: reparti in fotocopia,unità operative duplicate, decine di funzioni concentrate in un unico plesso, con tratti anche molto stravaganti com’è il caso di Nola, con un primario e un paziente, una media del cento per cento nel rapporto funzioni-posti letto. Nel 2014 e 2015 sono stati retribuiti 523incarichidiprimari (più di uno al giorno). Per dare qualche numero, le aziende ospedaliere universitarie regionali della Federico II, della Seconda università di Napoli e dell’Irccs Pascale hanno accumulato in pochissimo tempo un danno di 5.025.230,20 euro.

La storia è venuta alla luce perché i finanzieri si erano accorti di alcune spese anomale in cui s’erano imbattuti per caso: di qui la ricostruzione di tutto il sistema grazie alla radiografia approfondita delle piante organiche delle aziende sanitarie. Gli inquirenti hanno compreso cosa fosse avvenuto, tra l’altro proprio nel periodo di massima discussione pubblica sugli sprechidi stato (2014/2015):le nomine, apparentemente in ordine sul piano formale, avvenivano violando la normativa, determinando così un danno nelle casse dell’erario. Lemisure diieri sono volteanche al blocco degli eventuali emolumenti ancora da versare. Sullavicendailministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha dichiarato: «Icontrollivanno fatti e le norme vanno rispettate; quando non sono rispettate alla fine si incorre in sanzioni. Sarà utile la nuova norma di istituzione di un Albo nazionale dei manager».

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