Capitale italiana della cultura 2017, designata Pistoia

0

Pistoia sarà la capitale italiana della cultura per il 2017; l’ha deciso, con cinque voti favorevoli su sette, la speciale commissione del ministero dei Beni culturali, presieduta dall’economista Marco Cammelli. La città toscana ha battuto altri otto concorrenti: Aquileia, Como, Ercolano, Parma, Pisa, Spoleto, Taranto e Terni. “E il titolo diventa sempre più ambito”, dice il ministro Dario Franceschini, “esiste un effetto simile a quello dei premi Oscar». Cammelli precisa che le 24 città partecipanti, poi ridotte a dieci nella prima selezione, hanno presentato tutte dossier approfonditi, «mai arrangiati», e il ministro chiosa «è l’Italia che progetta”.

Al ministero, per la proclamazione, era giornata di festa. I sindaci in prima fila; tranne quello di Taranto che non c’era, e quello di Pistoia sostituito per impegni al Comune, dall’assessore Elena Becheri. Che racconta il progetto con cui la città ha vinto: “Una mostra di Marino Marini, nato a Pistoia 115 anni fa; un ulteriore impulso al sistema bibliotecario, ben collegato con la periferia ed enti internazionali; così per il Festival del Blues, ormai alla 38 esima edizione”.

Anche restauri da fare? “Certo: ne hanno bisogno le mura della città, e la chiesa romanica di San Jacopo in Castellare, per cui c’è un progetto di recupero: un milione del Comune e due della Fondazione Cassa di Risparmio. Da valorizzare anche il Museo del Ceppo nell’ex ospedale, che è stato appena aperto”. Le risorse? “Il Comune contribuirà alle spese con una cifra che è metà del premio per essere città capitale, un milione; ma, l’abbiamo visto dopo aver superato la prima selezione, grande è la mobilitazione di tutta la città, delle fondazioni e di tante altre organizzazioni”.

Pistoia valorizzerà così i suoi tesori, “uno dei quali è la sua storia della medicina, cui abbiamo dedicato proprio il museo del Ceppo”.Perché il segreto del premio di capitale della cultura è proprio qui: insignire città non troppo grandi (Pistoia non raggiunge i 100 mila abitanti) e avulsi dalle correnti più significative del turismo, che magari, a un nobile passato sappiano coniugare capacità di imprenditoria e valorizzazione.

Franceschini legge la motivazione a favore di Pistoia, che ha fatto scatenare la commozione e un contenuto ‘ehilà!’ alla sua rappresentante: capacità di individuare un budget, di saperlo sostenere, i rapporti con il territorio, le capacità di partenariato, la bravura nell’intessere dei rapporti con l’estero. Dice ancora Cammelli: “Nessuno dei 24 candidati ha demeritato; abbiamo votato quasi sempre all’unanimità” (ma non in questo caso), «se no ad ampia maggioranza; l’istituto va perfezionato» (e Franceschini: “Studieremo subito il nuovo bando, va messo a punto, lo pubblicheremo al più presto; e a gennaio 2017, si saprà il vincitore del titolo per il 2018”). La commissione ha consegnato al ministro degli “appunti di viaggio”, con tutti i rilievi e consigli del caso.

I perdenti non si sono troppo demotivati. Il sindaco di Ercolano, appena giunto, aveva cambiato la sua sedia, senza farsene avvertire, con quella del collega di Aquileia («ero seduto qui l’altra volta, non mi ha portato fortuna»); e ora, dice già che la sua città concorrerà di nuovo. Antonio Zanardi Landi, l’ex ambasciatore che presiede la Fondazione Aqui- leia, spiega che «grandissimi sono i riscontri per ciò che stiamo facendo, anche all’estero». Qualcuno dava per favorita Pisa («è toscana, come il presidente del consiglio»), ma almeno, ci è andato vicino; «mai state pressioni o condizionamenti; tutto si è svolto nella massima trasparenza, tutto sarà pubblicato», dicono sia Franceschini, sia Cammelli. Spoleto e Parma tra le più deluse? Forse.

La città, che dal 2000 fa parte dell’area metropolitana che è di Firenze e Prato, forse già etrusca e certo un «oppidum» romano, importante sede di vescovo e libero comune, a lungo alleata a Siena e Pisa, perde l’autonomia nel 1306. Le lotte tra guelfi e ghibellini e le ribellioni a Firenze, spiega lo storico Giovanni Villani, nascono proprio qui. Con i Medici, però, la città si rinnova. Ha come patrono San Jacopo, che la salvò dai Saraceni; e i gioielli maggiori sono il Duomo, il battistero, il palazzo dei Vescovi, la Pieve di San- t’Andrea con un pulpito di Giovanni Pisano, le mura, altre chiese e altri palazzi, l’ex Ospedale del Ceppo con le formelle robbia- ne. L’anno prossimo, quando sarà capitale, tutta l’Italia, certamente, le conoscerà assai meglio.

Loading...
SHARE