Celiachia shock: Dieta senza glutine allarme rischio arsenico e mercurio

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Ancora tanti dubbi sulla dieta senza glutine ed in tanti si chiedono che questa faccia male se seguita da persone non affette da celiachia. Secondo quanto riferito da alcuni esperti, poter beneficiare di un regime alimentare di questo tipo è essenziale per chi soffre di celiachia, ma non è detto che questo non possa apportare dei vantaggi a coloro i quali non soffrono di questo disturbo. I nutrizionisti sono convinti che la dieta senza glutine seguita dai non celiaci possa causare delle carenze nutrizionali soprattutto per i bambini, oltre che un maggiore apporto di grassi e calorie. Secondo quanto è emerso, sembra che molti non affetti da celiachia decidano di eliminare il glutine dalla propria alimentazione, nella speranza di poter dimagrire, ma i medici vogliono smentire questa convinzione, spiegando che non è assolutamente così e che seguire una dieta senza glutine non fa dimagrire.

Nonostante alcuni medici siano concorsi nel dichiarare che questo regime alimentare possa risultare benefico per i non celiaci, altri hanno appurato che chi segue una dieta senza glutine pur non avendone bisogno è esposto a vari rischi legali per lo più all’uso dei pesticidi impiegati nelle coltivazioni di alcuni prodotti.E’ questo sostanzialmente quanto è emerso da un recente studio americano pubblicato su Epidemiolgy, che ha preso in esame la dieta di 7000 persone, delle quali 73 hanno dichiarato di seguire una dieta priva di glutine in quanto celiaci, proprio in questi casi è stata rilevata una concentrazione maggiore di arsenico e cadmio nelle urine e di mercurio nel sangue. Gli esperti hanno sottolineato il fatto che la presenza di questi metalli nell’organismo purtroppo non fanno altro che aumentare il rischio di malattie croniche ed ancora di contrarre il cancro. “Non è certo quali siano gli effetti di una dieta con scarsa esposizione ad arsenico e mercurio, è possibile però che possa aumentare il rischio di cancro e altre malattie croniche”, hanno riferito i ricercatori.

Sembra che anche in Italia siano stati effettuati esperimenti del genere, e nello specifico a condurli pare siano stati alcuni ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità e dell’ospedale Bambin Gesù di Roma i quali sembra siano al lavoro per cercare di individuare quanto i bambini affetti da celiachia siano esposti all’arsenico; questi ricercatori hanno dichiarato che i soggetti coinvolti sono molti di più rispetto allo studio americano e stanno analizzando quali prodotti consumano i bambini. Per chi non lo sapesse, la celiachia, altro non è che un’infiammazione cronica dell’intestino provocata dal glutine una sostanza proteica che è presente in alcuni tipi di cereali, come ad esempio il grano, l’orzo ed il segale. I celiaci, ovvero i soggetti affetti da celiachia, dovrebbero evitare tutti i prodotti contenenti il glutine, visto che l’ingerimento di questa sostanza proteica potrebbe provocare conseguenze molto grai, come il danneggiamento della mucosa intestinale.

La terapia della intolleranza al glutine consiste solo nella dieta che NON deve contenere alimenti preparati con le farine dei cereali tossici per il paziente celiaco: FRUMENTO, ORZO, SEGALE (e analoghi del frumento come FARRO, KAMUT, SPELTA E TRITICALE). E’ necessario escludere dagli alimenti anche solo piccole quantità delle farine tossiche, poiché l’effetto dannoso sulla mucosa intestinale è subdolo e può impiegare mesi ed anni prima di dare una chiara sintomatologia clinica. E’ molto importante abituare il paziente ad una dieta che, anche se non tradizionale, sia una dieta NORMALE E NATURALE. LA DIETA SENZA GLUTINE E’ UNA ALTERNATIVA POSSIBILE E GUSTOSA, NON UNA RINUNCIA. Ma come può diventare normale una dieta SENZA PANE E SENZA PASTA, alimenti di consumo quotidiano per le nostre abitudini alimentari? Con un po’ di buona volontà e fantasia possiamo rendere la dieta del paziente gustosa e nutriente anche senza pane e pasta. Ad esempio il primo piatto può consistere in RISO, MAIS (polenta), PATATE, MINESTRE DI TUTTI I TIPI DI LEGUMI (fagioli, ceci, piselli, lenticchie, fave) E VEGETALI (verdure di qualsiasi tipo) cucinati come si preferisce, con condimento sufficiente a rendere gustosa la pietanza. Sviluppare quindi delle vere alternative alimentari. Un ragazzo, un adulto che lavora in Europa deve essere educato a scegliere tra gli alimenti naturalmente senza glutine non può portarsi indietro la mamma o la cuoca che cucinano per lui: deve acquistare il piacere dell’alternativa alla pasta ed al pane, non deve vivere di “falso pane e falsa pasta”. Nessun problema per il secondo piatto che può consistere in CARNE, PESCE, UOVA, FORMAGGI E PIETANZE SENZA FARINE. Altra considerazione importante riguarda la necessità di cucinare gli alimenti base di cibi naturali senza glutine in modo saporito, sicchè tutta la famiglia possa mangiare con piena soddisfazione, la dieta del celiaco. In tal modo si evita che il celiaco si senta “diverso” dagli altri componenti della famiglia. Infine, non va dimenticato che il gusto deve essere indirizzato, nel bambino, più verso cibi modicamente salati che verso cibi dolci; ci sono infatti molti primi piatti alternativi a quelli contenenti il glutine, mentre i cibi dolci sono preparati spesso (o quasi sempre) con farine contenenti glutine. E’ perciò opportuno che il gusto del celiaco si sviluppi più verso il moderatamente salato che verso il dolce. Cosa che è, d’altra parte, più sana: sappiamo infatti oggi che proprio l’abuso di cibi dolci (per es. le merendine a scuola) non è salutare per il bambino (come per l’adulto).

Per quelli che hanno dovuto affrontare da un giorno all’altro una dieta senza glutine, spesso la gande paura non è stata il contenuto reale in farina o amidi contenente il glutine, ma la possibilità di una contaminazione minima in alimenti naturalmente senza glutine: “la traccia di glutine”. Questo terrore ha generato enorme angoscia nei pazienti e nelle loro famiglie, fino a stimolare un fanatismo che ha causato molti più danni della malattia stessa. Si è giunti al fanatismo di portarsi in giro la propria tovaglietta, le posate, le pentole separate: un grave danno all’equilibrio degli intolleranti al glutine. Si è infatti trasformata una prescrizione POSITIVA : MANGIARE MEGLIO SENZA GLUTINE, in una persecuzione quotidiana: NON FARE, NON MANGIARE, TEMERE, SOSPETTARE! ORA BISOGNA CAMBIARE IN BASE A TRE SEMPLICI CONSIDERAZIONI: 1) Le “tracce” debbono essere qualcosa di misurabile e consistente, non “un timore”. In pratica vi sono limiti ben definiti dal “Codex Alimentarius Europeo” (dello 0,2%), che sono decine di volte inferiori alle quantità di glutine capaci di dare un qualche sensibilità nel soggetto celiaco. 2) La scelta SENZA GLUTINE è positiva, non proibitiva, in quanto i prdotti senza glutine sono di qualità nutrizionale MIGLIORE di quelli con il glutine. 3) Il fanatismo delle tracce di glutine ha già indotto varie centinaia di celiaci adolescenti, perseguitati dalla paura della “traccia” nelle gomme masticanti o dalla necessità di avere un sol tipo di gelato o di patatine, ad abbandonare seriamente la dieta che deve essere sì senza glutine, ma non può essere una irrazionale condanna ad una vita difficile. LE ETICHETTE AIUTANO MOLTO A COMPRENDERE GLI INGREDIENTI SOSTANZE PERICOLOSE Frumento, Orzo, Segale; Farine di frumento, di orzo, di segale; Amido, Amido di frumento; Malto (d’orzo). SOSTANZE NON PERICOLOSE Farine ed amido di riso, mais, soia, patate, di castagne, di miglio, di grano saraceno. Maltosio, maltitolo, maltodestrine; Glutammato ed additivi vari. Semi di guar, carrube, carragenanti. PAROLE CHIAVE : indicano l’aggiunta o la sospetta presenza del glutine.

Nella guerra alimentare statunitense, in questi giorni si sta consumando uno scontro diretto tra: “pro dieta senza glutine” e “contro una dieta senza glutine”. Tra gli appartenenti al primo gruppo da cinque anni ci sono in prima fila madrine come: Gwyneth Paltrow e Oprah Winfrey. Mentre a lottare per diete a base di glutine al primo posto le grandi industrie alimentari. Un colpo basso alla dieta senza glutine arriva da una ricerca universitaria della University of Illinois a Chicago secondo cui nella farina di riso, che viene utilizzata come un sostituto per il grano, tendono ad accumularsi metalli tossici che possono aumentare il rischio di cancro, malattie cardiache e malattie neurologiche. La notizia sta facendo il giro degli USA mettendo in allarme soprattutto i pazienti affetti da celiachia che il glutine non lo possono proprio mangiare. Negli Stati Uniti a soffrirne meno dell’1 per cento della popolazione a cui vanno aggiunti gli intolleranti al glutine.

A quanto si apprende, dalla ricerca universitaria, l’arsenico e il mercurio entrano nel riso via fertilizzanti, del suolo e dell’acqua. Anche se è presto per dirlo, le più recenti scoperte suggeriscono, secondo questi studiosi, che i possibili rischi della dieta, se adottata volontariamente, possono superare i benefici ancora clinicamente da provare della dieta glutine free. Gli autori hanno esaminato le abitudini alimentari di 7.480 persone, e hanno scoperto che tra le 73 persone che hanno riferito di mangiare senza glutine, i livelli di arsenico nelle urine e mercurio nel loro sangue erano più concentrati di quello degli altri intervistati. Infatti, rispetto ai mangiatori di glutine, i livelli di arsenico erano quasi due volte più alti e livelli di mercurio sono stati il 70 per cento in più nei partecipanti senza glutine. Visto che circa un quarto degli americani ha riferito di mangiare senza glutine nel 2015 con un aumento del 67 per cento dal 2013, secondo UIC i ricercatori si dicono preoccupati.

«In Europa, ci sono norme per l’esposizione all’arsenico alimentare, e forse questo è qualcosa che qui negli Stati Uniti si ha bisogno di prendere in considerazione», ha riferito l’autore dello studio Maria Argos, assistente professore di epidemiologia presso la Scuola UIC della sanità pubblica, in un comunicato stampa. E poi ha aggiunto: «Se il consumo di farina di riso aumenta cresce anche il rischio di esposizione all’arsenico, e dunque avrebbe senso regolare la quantità di metallo negli alimenti». Il dato non trascurabile ancora una volta è che se il terreno coltivato è sfruttato e maltrattato, inquinato, indipendentemente dalle attenzioni dei cittadini si rischia di compromettere la salute. E ancora, per quanto le case industriali possano lamentarsi oltre al glutine a non aiutare la salute dei pazienti, come quelli malati di tumore, gli eccessi di zuccheri e grassi negli alimenti industriali.

Il soggetto con sensibilità al glutine presenta generalmente manifestazioni gastro-intestinali ed extra-intestinali. Tra le prime sono da ricordare la dolorabilità addominale (68% dei casi), la diarrea (33%), il gonfi ore addominale (25%), la stipsi (20%), il bruciore epigastrico e/o nausea e vomito (15%). L’eczema, o altra forma di rash cutaneo, è un evento presente nel 40% dei casi. Il soggetto può accusare emicrania (35% dei casi) e una sensazione caratteristica di “annebbiamento mentale” (34% dei casi). Il senso di affaticamento cronico accompagna il 33% dei casi. La depressione è presente nel 22% dei soggetti. A livello circolatorio si evidenzia anemia (20% dei soggetti) così come formicolio o perdita di sensibilità alla parte distale degli arti (gambe, braccia, dita). Dolori articolari sono presenti nell’11% dei soggetti. Infi ne il 20% dei pazienti denuncia lipotimia e il 10% presenta glossite (infi ammazione della lingua). Pur essendo tipica dell’adulto, la sensibilità al glutine può manifestarsi anche in età pediatrica, con una netta prevalenza di manifestazioni gastrointestinali, quali dolore addominale ed irregolarità cronica dell’alvo. Studi recenti indicano che la sensibilità al glutine possa contribuire ad accentuare, almeno in una parte dei casi, i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, disturbo molto comune che affligge circa il 15-25% della popolazione adulta. Infine, secondo la teoria del “leaky gut” (intestino eccessivamente permeabile) un eccessivo assorbimento di peptidi del glutine (e della caseina del latte) potrebbe causare il peggioramento dei disturbi psico-comportamentali nei pazienti affetti da autismo infantile, patologia in aumento nei paesi occidentali, o schizofrenia. I possibili rapporti tra la sensibilità al glutine e queste patologie neuro-psichiatriche devono essere tuttavia ulteriormente indagati mediante valutazioni cliniche controllate.

La “Non Celiac Gluten sensitivity” (NCGS), largamente descritta nella popolazione adulta, è ancora poco descritta in età pediatrica ed in presenza di quadri suggestivi per tale condizione è facile che venga inquadrata nel ben più noto raggruppamento delle reazioni avverse al frumento di natura non IgE-mediata. La prevalenza della NCGS non è ancora ben definita e nel bambino un’ipotesi è prospettata da un recente studio di Tanpowpong che riporta che fino al 5% dei bambini in due contee della Nuova Zelanda seguono una dieta senza glutine con beneficio sulla sintomatologia gastrointestinale pur non essendo aff etti da malattia celiaca. Abbiamo recentemente descritto la prima casistica pediatrica di NCGS. Essa si compone di 15 bambini, di cui 10 maschi di una età media di 10 anni (range 2-15 anni), che giungevano alla nostra attenzione per una sintomatologia chiaramente riferibile al consumo di glutine e che rispondeva positivamente alla sua esclusione.

Al fine di mettere in luce le possibili differenze, abbiamo reclutato 15 bambini affetti da malattia celiaca diagnosticata secondo i criteri della Società Europea di Gastroenterologia Pediatrica, Epatologia e Nutrizione Pediatrica e 15 bambini sani seguiti nel nostro ambulatorio per disturbi funzionali senza storia di associazione tra sintomi ed ingestione di particolari alimenti. Dopo aver accuratamente escluso la malattia celiaca con l’esecuzione della sierologia specifica (anti-endomisio ed anti-transglutaminasi di classe IgA) e l’allergia al grano (RAST ed Atopy Patch test al frumento), per confermare la diagnosi di NCGS è stato eseguito un challenge in singolo cieco. Prima dell’inizio del challenge il glutine è stato escluso dalla dieta dei pazienti per almeno 8 settimane ed il challenge è stato eseguito in ambiente ospedaliero somministrando cibo contenente glutine in dosi crescenti fino a una dose cumulativa di almeno 5 g, raggiunta dopo 24 ore. I pazienti sono stati invitati a riportare tutti i sintomi in un diario clinico ed i bambini con un incremento degli score di almeno il 30% sono stati considerati positivi al challenge e quindi affetti da NCGS.

Nella nostra casistica la presentazione clinica è caratterizzata prevalentemente da sintomi gastrointestinali tipici, come dolore addominale diarrea cronica che rappresenta la sintomatologia presente nel 60% dei bambini. Questi sintomi, simili a quelli caratteristici della malattia celiaca e presenti anche nei pazienti con disturbi funzionali, non possono essere considerati tipici per la NCGS del bambino. Tuttavia, è interessante notare che, rispetto agli adulti, 3 le manifestazioni extraintestinali sono meno frequenti, ed il più comune sintomo extra-intestinale è l’astenia; nessun bambino lamentava alterazioni del comportamento, “mente annebbiata”, eczema e/o eruzione cutanea, crampi muscolari, intorpidimento delle gambe e perdita di peso come riportato invece negli adulti. A differenza dei pazienti adulti, inoltre la NCGS del bambino è più comune nei maschi. Così come negli adulti, nei bambini non esiste alcun marker sierologico, biochimico o genetico di questa condizione. Gli anticorpi antigliadina nativi (AGA) IgG sono gli anticorpi di più frequente rilievo, il cui titolo è riscontrato alterato nel 66% dei bambini con NCGS anche se con concentrazioni significativamente più bassi rispetto a quelli dei bambini aff etti da malattia celiaca. La tipizzazione HLA ha mostrato la presenza del gene predisponente alla malattia celiaca (HLA-DQ2) nel 66% dei casi di NCGS.

Nessuna differenza è stata trovata nella determinazione dei marker nutrizionali (sideremia, ferritina), biochimici (transaminasi) e infiammatori (VES) tra bambini aff etti da NCGS e controlli sani. L’analisi istologica ha rivelato una mucosa normale o leggermente infiammata in bambini con NCGS: l’82% è stato classificato come Marsh 0 (mucosa intestinale sana) e il 18% è stato classificato come Marsh 1 (presenza di un infiltrato linfocitario intraepiteliale). La conta dei linfociti intra-epiteliali (IEL) si è tuttavia dimostrata significativamente più bassa nei bambini con NCGS rispetto a quelli con malattia celiaca. La mancanza di marcatori sierologici o istologici rende la diagnosi di NCGS unicamente clinica, basata sull’esclusione di altre condizioni e prima tra tutte la malattia celiaca e l’allergia al grano e sulla dimostrazione della glutino dipendenza della sintomatologia mediante l’esecuzione di un challenge (possibilmente doppio cieco placebo controllato).

Il challenge in doppio cieco rappresenta l’opzione migliore per la conferma della diagnosi per la capacità di minimizzare l’effetto placebo/nocebo determinato dall’inconsapevole esclusione/consumo di glutine da parte del paziente. Poiché non è ancora noto se la NCGS sia una condizione permanente o transitoria, sono fortemente raccomandate rivalutazioni periodiche (ad esempio ogni 6-12 mesi) soprattutto nei bambini al fi ne di liberalizzare la dieta ove possibile. La domanda che da pediatri dobbiamo porci è se la NCGS sia davvero una nuova entità. Questa condizione è stata originariamente descritta nel 1980 5 e differenti autori riportano casi di ogni età con diarrea cronica, gonfi ore, dolore addominale, nausea, mal di testa che a fronte di una negatività degli esami sierologici e bioptici disponibili all’epoca per la diagnosi di malattia celiaca, hanno risposto drammaticamente ad una dieta priva di glutine. 6 In pediatria, la NCGS potrebbe essere stata diagnosticata come una reazione avversa non-IgE-mediata al frumento che tende ad essere ritardata, con l’insorgenza di sintomi che si verificano da un’ora a diversi giorni dopo l’ingestione di cibo. Nelle casistiche allergologiche riportate in letteratura si nascondono diversi possibili casi di NCGS. Nel 2006 Venteret al 7 riportando la prevalenza di sensibilizzazione agli allergeni alimentari nei bambini di sei anni sull’Isola di Wight descrive un caso di diarrea cronica e dolore addominale, negativo ai test allergologici (IgE specifi che per il grano e skin prick test) che rispondeva positivamente al challange con il frumento.

In uno studio finlandese 8 sulla prognosi dell’ipersensibilità al grano, gli autori descrivono quattro bambini con sintomi gastrointestinali legati al consumo di glutine (diagnosi confermata da challenge) diagnosticati allergici nonostante la negatività dei test allergologici. Oggi è necessario condurre studi che possano fare luce sulla NCGS soprattutto in età pediatrica e fino a quando non sarà disponibile un biomarcatore specifico per questa condizione la NCGS deve essere sospettata solo in casi selezionati, dopo un adeguato esclusione di altre condizioni al fine di non sottoporre i nostri piccoli pazienti ad una dieta immotivata.

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