Record Checco Zalone Re del box office, incassati 39 milioni in 7 giorni

Checco Zalone: “Celentano mi ha chiamato e l’ho mandato affanc…” “Pensavo fosse un mio amico che mi faceva uno scherzo e l’ho mandato affanc… Quando mi sono reso conto che era davvero lui… che figura di m… E poi proprio col mio mito di sempre. Da ragazzino cantavo le sue canzoni davanti allo specchio e provavo le sue mosse. Lo amo”, ha detto Zalone, che ha imitato Celentano anche in scena di “Quo Vado?”.“

Perché troviamo Checco Zalone irresistibile? Pochi minuti dopo l’inizio di Quo vado? siamo già in lacrime per le risate. Ma quali sono i meccanismi che ci fanno sbellicare? Ecco alcuni pareri degli esperti, i critici cinematografici. Ma anche il commento di Adriano Celentano, che subisce una parodia da parte di Checco: «il suo primo film, Cado dalle nubi, l’avrò visto sei o sette volte. Quando sono stressato, invece di prendere cinque gocce di Lexotan guardo quel film, e alla seconda battuta già mi rilasso allegramente».

Mariarosa Maneuso (Il Foglio) loda l’equanimità del comico pugliese: «L’unico bipolarismo riuscito in Italia riguarda la satira: ognuno fa battute sulla parte politicamente avversa. Invece con Zalone si ride per due ore e il giorno dopo resta la mascella dolorante». Ma senza partigianerie, come accade invece con i pur ottimi Crozza o Sabina Guzzanti.

Marco Giusti: «Film davvero buono, divertente, civile, spettacolo per tutti con poche parolacce. Alla sua quarta prova, Checco ha ancora miracolosamente intatta la freschezza originale, come se fosse la sua prima pellicola» Conferma Lucrezia Ercoli (L’Unità): «Zalone ha una freschezza inedita. Interpreta con guizzi geniali la maschera sempiterna del terrone gretto e diretto. Ridere e far ridere è in realtà è un’attività mollo seria. La sua non è satira politica, non è apparentabile a uno schieramento partitico o ideologico. Rifugge l’impegno, eppure risulta il comico più scomodo e politicamente scorretto, pur giocando con le sole armi della leggerezza. Rappresenta la rivincita della campagna sulla città della sottocultura paesana sulla erudizione radicai chic. E l’Homer Simpson de noanlri. Le orecchiette pugliesi di Checco sono come i capponi di Renzo di manzoniana memoria. I suoi bersagli non possono essere altro che le popstar della cultura italiana, da Saviano a Gramellini».

Malcom Pagani (Il Fatto): «Zalone tiene, anzi occupa la scena come sapevano fare soltanto i nostri interpreti di un tempo. Escluso Verdone, ha divorato una generazione. Ha reso innocui Panariello e Pieraccioni, fatto dimenticare i cinepanettoni. Ha sedotto chi sputava sui film di Natale. Senza più complessi, ci ha liberati da un equivoco trentennale».
Giuseppe De Bellis (Il Giornale): «C’è qualcun altro che riesce a raccontare con leggerezza temi come la crisi e il lavoro? Si può far ridere con un film sul posto fisso? Checco ci riesce».

Leggero e profondo assieme, insomma. Avverte Christian Raimo sull’internazionale: «Il tono della satira di Zalone non può mai essere feroce, perché  oggi in Italia anche il potere è debole, arreso, avvinghiato a privilegi sempre più miseri».
Silvio Danese {Quotidiano nazionale) tira addirittura in ballo Charlie Chaplin: «Checco combina il cinema di Sordi a una fragilità chapliniana. Quando le parole ristagnano, un po’ di follia aiuta a schiarirsi le idee».

Il critico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti, dopo avere stroncato il suo precedente film Sole a catinelle («Zalone tradito dall’ambizione») è stato tiepido anche su questo: gli ha dato solo due stelle e mezzo su quattro (poco più di «interessante»), e bocciato la «sceneggiatura schematica e rozza». Male anche per Paolo D’Agostini, critico di Repubblica: voto mediocre (tre su sei), film «graffiante» ma solo «qua e là», «si conferma l’elementare pochezza dell’impianto narrativo».

Alberto Crespi (L’Unità) sostiene invece l’esatto contrario: «Quo vado? è molto più costruito dei film precedenti, ha finalmente una sceneggiatura degna di questo nome. Ha meno parolacce, meno smorfie: più commedia, meno farsa. Strepitose anche le scelte musicali del film: dai Santo California ad Al Bario e Romina, passando per Heidi e Biancaneve».
«La cura dell’invenzione e dell’esecuzione di questo film sono davvero fuori dal comune», loda Gabriele Ferzetti (Il Messaggero), «ed è questo a fare la differenza, oltre alla bravura oggi inarrivabile di Zalone. E poi, chi altro oserebbe far rimareJuck con Margherita Hack?»
Quello che festeggia di più, naturalmente, è Pietro Vaisecchi, produttore di Quo vado?:

«Questo successo ci dice che possiamo superare il cinema hollywoodiano e che, come succede in Francia, possiamo trovare una strada originale per i nostri film, senza complessi di inferiorità».A tornare con i piedi per terra è proprio lui, Zalone, che così commenta il suo exploit: «il comico per una battuta si venderebbe l’anima, lo non voglio fare analisi sociologiche sul nostro Paese, sul posto fisso, sul degrado, sul berlusconismo, su lutto quello che hanno scritto in questi giorni. Voglio solo far passare un’ora e mezza a ridere».

Solo Checco Zalone può competere con Checco Zalone. Il risultato record di Quo Vado?, quarto film di cui è mattatore, che dal 1° al 6 gennaio ha incassato oltre 37 milioni di euro (essendo stato visto da più di 5 milioni di persone), fa prevedere un rapido sorpasso dei 52 milioni totali accumulati da Sole a catinelle nel 2013. 

Il comico pugliese arriverà così a piazzare un bel tris alla testa della classifica dei maggiori incassi italiani, visto che anche il secondo posto è suo con Che bella giornata, che nel 2011 ottenne oltre 43 milioni. Al netto delle valutazioni che individuano la chiave del successo nella scelta strategica della data (il 1° gennaio l’anno scorso premiò un altro comico, Alessandro Siani), nella fortuna dei giorni di pioggia che hanno trascinato gli spettatori al caldo dei cinema e nell’impressionante numero di schermi occupato da Quo Vado?, Luca Medici (vero nome di Zalone) sembra davvero aver scoperto il “segreto della felicità”.

 La commedia sull’impiegato pubblico incatenato al suo posto di lavoro ha messo d’accordo spettatori delle più diverse estrazioni politiche e sociali, e stavolta ha convinto anche buona parte della critica. Con queste premesse il comico pugliese può pensare di insidiare il primato italiano detenuto da Avatar, che nel 2010 superò i 65 milioni di incasso. James Cameron è campione del mercato cinematografico mondiale da allora, ma in questi giorni sente scricchiolare il suo record. Nel giorno dell’Epifania, infatti, Star Wars – Il risveglio della forza ha infranto la barriera del miglior incasso di sempre in Nord America, raggranellando in soli 20 giorni più dei 760,5 milioni di dollari incassati da James Cameron con Avatar. 

Da noi l’episodio 7 di Guerre Stellari ha ottenuto 23,6 milioni di euro, mentre ha sorpreso la performance di Il piccolo principe: nel weekend del primo gennaio il cartoon ispirato al celebre romanzo di Saint-Exupéry ha vantato una media-sala di 6.525 euro, con un incasso di quasi tre milioni di euro, e al 6 gennaio aveva sommato 4,9 milioni in cinque giorni. Nella “gara tra cinepanettoni”, al 6 gennaio Natale col boss ha incassato 7,4 milioni e superato di pochissimo Vacanze ai Caraibi, che ha totalizzato qualche migliaio di euro in meno. Infine, il caso di Dio esiste e vive a Bruxelles, il “piccolo” film di Jaco Van Dormael che resiste nelle sale da oltre un mese e ha totalizzato oltre un milione di euro.

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