Chioggia: Ago incandescente per sciogliere il tumore. Rivoluzionaria tecnica di termoablazione

Una vera e propria rivoluzione nel settore chirurgico. Un nuovo metodo rivoluzionario chiamato “termoablazione mediante microonde”è in grado di risolvere per intero un tumore comprese le metastasi, in una cooperazione si può intervenire ai reni, ai polmoni, al fegato e alla tiroide. L’ammalato viene sedato, e in pochi minuti grazie ad un ago incandescente, gli viene asportato il tumore senza avvertire nessun dolore. Questo metodo rivoluzionario è stato introdotto all’ospedale di Chioggia ed è servito da portare una grave lesione metastatica epatica un uomo sessantacinquenne. L’operazione durata non più di 10 minuti, l’uomo già in giornata è potuto tornare a casa con una minima ferita di appena 2 mm.

Il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello e il responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia in merito alla novità si sono così espressi:“L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate. La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione“. Si tratta di casi selezionati, discussi col comitato oncologico, dove il tumore non supera i quattro centimetri di grandezza.1477378617-marcelletti-so2

Ma come funziona il trattamento?L’antenna – spiegano gli esperti dell’Ulss 14 di Chioggia – attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere – sottolinea il team di medici – In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi“.“I nostri professionisti – ha evidenziato il direttore generale della Ulss 14 Giuseppe Dal Ben – stanno al passo con i tempi nella formazione e nelle tecnologie proprio per garantire servizi eccellenti ai cittadini che scelgono le nostre strutture. Cerchiamo di curare con le tecniche più innovative, che permettono ai nostri malati di soffrire di meno e di tornare a casa propria e riprendere la quotidianità in tempi rapidi”.

Entra in sala operatoria con una metastasi al fegato e esce pochi minuti dopo con un cerottino che copre il foro minuscolo usato per l’ablazione della massa. Per la prima volta questa mattina all’ospedale di Chioggia è stato utilizzato l’ago incandescente per sciogliere una massa tumorale di 3.3 centimetri, solitamente asportata con incisioni addominali che comportano anestesie totali e degenze lunghe. Il paziente, un uomo di 65 anni, è stato operato in anestesia locale, senza tagli e senza degenza.

Una nuova frontiera per la chirurgia e per la cura delle neoplasie a fegato, polmoni, reni, tiroide e ossa che può essere applicata quando tutte le condizioni lo consentano. Per l’eccezionalità dell’intervento l’Asl 14 ha aperto le porte della sala operatoria anche ai giornalisti per documentare il primo caso di questo tipo. Sono le 8.30 quando iniziano le operazioni di preparazione all’intervento. Il paziente, del tutto cosciente, segue passo passo quanto il primario di chirurgia Salvatore Ramuscello spiega ai non addetti ai lavori. «Dopo l’anestesia locale», precisa il primario, «faremo un foro con un’antenna che ci permetterà di arrivare alla massa tumorale sul fegato. Raggiunto il punto, guidati dall’ecografo, scioglieremo la metastasi con le microonde. Il paziente non sentirà alcun dolore, chiuso l’intervento sarà accompagnato in reparto per qualche ora e prima di sera tornerà a casa».

La termoablazione è iniziata alle 9.15 e si è conclusa dopo una decina di minuti con un minuscolo cerotto a coprire il forellino e il sorriso soddisfatto del paziente. L’intervento è stato eseguito dal dottor Mario Della Loggia, responsabile del servizio di ecografia interventistica. «Oggi si segna una svolta nel nostro ospedale», spiegano Ramuscello e Dalla Loggia, «possiamo intervenire su tumori importanti con una tecnica mini invasiva che consente altissima precisione. La termoablazione ci permette di agire localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento vengono tarate sulla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti che presentano quadri clinici complessi, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale. Va specificato che questa tecnica non può essere utilizzata su tutti i pazienti perché la massa deve essere raggiungibile, non nascosta e non superiore a certe dimensioni».

L’intervento di alta specialità ha anche di fatto inaugurato le nuove sale operatorie di Day surgery che sono state ristrutturate nel vecchio blocco operatorio al primo piano del nosocomio. «I nostri professionisti stanno al passo con i tempi nella formazione e nell’uso delle tecnologie di avanguardia», rileva il direttore generale dell’Asl 14, Giuseppe Dal Ben, «per garantire una risposta di qualità eccellente ai pazienti e una rapida ripresa della quotidianità».

L’operazione effettuata all’ospedale di Chioggia, è stata spiegata in maniera molto esaustiva da Salvatore Ramoscello, attuale primario del reparto di chirurgia: “il trattamento di termoablazione utilizza un generatore di microonde e un terminale che viene indirizzato, grazie all’ausilio di un ecografo, direttamente nella sede tumorale; una volta in loco, il terminale viene portato alla temperatura voluta e permette con la massima precisione la distruzione dei tumori”. L’utilizzo della tecnica di termoablazione consente di operare il paziente in DRG ambulatoriale e si serve di un’incisione mininvasiva, non superiore ai 2-3 millimetri, che permette all’operatore di ‘misurare’ una cura per ogni singolo tipo di neoplasia. In seguito a questo tipo di intervento, possibile anche su pazienti considerati ‘fragili’ causa patologie multiple, oltre al ricovero breve si ha il vantaggio di una ripresa funzionale immediata, spiega Giuseppe Dal Ben, direttore generale della Ulss 14, “ed è necessario essere al passo con i tempi per garantire servizi sempre più eccellenti ai cittadini, che optano per le strutture del territorio e credono nella scienza medica”.

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