Chioggia, intervento indredibile: 10 minuti e il tumore sparisce

Entra in sala operatoria con una metastasi al fegato e esce pochi minuti dopo con un cerottino che copre il foro minuscolo usato per l’ablazione della massa. Per la prima volta questa mattina all’ospedale di Chioggia è stato utilizzato l’ago incandescente per sciogliere una massa tumorale di 3.3 centimetri, solitamente asportata con incisioni addominali che comportano anestesie totali e degenze lunghe. Il paziente, un uomo di 65 anni, è stato operato in anestesia locale, senza tagli e senza degenza.

Una nuova frontiera per la chirurgia e per la cura delle neoplasie a fegato, polmoni, reni, tiroide e ossa che può essere applicata quando tutte le condizioni lo consentano. Per l’eccezionalità dell’intervento l’Asl 14 ha aperto le porte della sala operatoria anche ai giornalisti per documentare il primo caso di questo tipo. Sono le 8.30 quando iniziano le operazioni di preparazione all’intervento. Il paziente, del tutto cosciente, segue passo passo quanto il primario di chirurgia Salvatore Ramuscello spiega ai non addetti ai lavori. «Dopo l’anestesia locale», precisa il primario, «faremo un foro con un’antenna che ci permetterà di arrivare alla massa tumorale sul fegato. Raggiunto il punto, guidati dall’ecografo, scioglieremo la metastasi con le microonde. Il paziente non sentirà alcun dolore, chiuso l’intervento sarà accompagnato in reparto per qualche ora e prima di sera tornerà a casa».image-1

La termoablazione è iniziata alle 9.15 e si è conclusa dopo una decina di minuti con un minuscolo cerotto a coprire il forellino e il sorriso soddisfatto del paziente. L’intervento è stato eseguito dal dottor Mario Della Loggia, responsabile del servizio di ecografia interventistica. «Oggi si segna una svolta nel nostro ospedale», spiegano Ramuscello e Dalla Loggia, «possiamo intervenire su tumori importanti con una tecnica mini invasiva che consente altissima precisione. La termoablazione ci permette di agire localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento vengono tarate sulla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti che presentano quadri clinici complessi, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale. Va specificato che questa tecnica non può essere utilizzata su tutti i pazienti perché la massa deve essere raggiungibile, non nascosta e non superiore a certe dimensioni».

L’intervento di alta specialità ha anche di fatto inaugurato le nuove sale operatorie di Day surgery che sono state ristrutturate nel vecchio blocco operatorio al primo piano

del nosocomio. «I nostri professionisti stanno al passo con i tempi nella formazione e nell’uso delle tecnologie di avanguardia», rileva il direttore generale dell’Asl 14, Giuseppe Dal Ben, «per garantire una risposta di qualità eccellente ai pazienti e una rapida ripresa della quotidianità».

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