Il cinema è in lutto: addio a Silvana Pampanini

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È deceduta ieri a 90 anni Silvana Pampanini, una delle attrici più popolari dell’Italia del dopoguerra. Antesignana della voga delle maggiorate dello schermo, godette negli anni 40 e 50 di un’immensa popolarità grazie a molte pellicole comiche come partner di Totò, di Rascel, di Sordi. Ma nella sua folta filmografia non mancarono film di grande qualità come Processo alla città, La bella di Roma, Un giorno in pretura, Il gaucho con Gassman dove prendeva spiritosamente in giro il suo personaggio di bellona del cinema.

Era lei la Malafemmina della canzone di Totò. Ma non era «mala». Totò ce l’aveva con lei perchè gli aveva detto di no. Aver detto di no agli innamorati vip fu la rovina della sua carriera. Almeno a dar retta alla sua autobiografia intitolata Scandalosamente per bene, la storia di una brava ragazza in un mondo di lupi. Silvana Pampanini fu davvero una Bella di Roma come dice il titolo di un suo film. Nata nella capitale nel 1925 ebbe il suo primo momento di gloria a Stresa, ventun anni dopo.

Bruna, bella, procacissima è la favoritissima al primo concorso di Miss Italia del dopoguerra. Ma nel rush finale una giuria formata da ex liceali classici le preferisce la magra, rossa Rossana Martini «perché il suo sorriso ricorda quello della Gioconda». Scandalo, i tifosi di Silvana pretendono di invalidare il verdetto. Niente da fare. Ma la rivincita arriva praticamente il giorno dopo. Il cinema la reclama. Silvana non sarà la prima miss dell’Italia liberata, ma è la primissima dello schermo fiondata dalle passerelle di Stresa. E la prima italiana amata dal pubblico della domenica.

Cosa vedono di domenica gli spettatori appena usciti dal conflitto? Non certo i film neorealisti. La coda si fa per le farse di Totò, direttamente ispirate agli spettacoli di rivista. Quindi largo spazio al comico e moltissimo alle bellone polposissime. E nessuna all’epoca ha le polpe della Pampanini. Che sarà anche «scandalosamente per bene» ma tette e gambe le mostra con malizia proterva. Tanto che nelle «segnalazioni» del Centro Cattolico i film sono sempre etichettati come «esclusi per tutti». Ma il pubblico sembra fottersene delle esclusioni. Silvana furoreggia con Totò in Figaro qua Figaro là e 47 morto che parla,con Walter Chiari in L’inafferabile 12, con Renato Rascel in Io sono il Capataz.

Presto non ha neppure bisogno di un comico che ammicchi contemplando le sue forme. In Bellezze in bicicletta è protagonista assoluta. È brava? Forse sì, ma nessuno glielo chiede. Non lo chiedono neppure i registi di rango che all’inizio degli anni 50 la chiamano: il Germi di La presidentessa, lo Zampa di Processo alla città, il De Santis del Marito per Anna Zaccheo. La chiamano perchè il nome sul cartellone è una calamita. La bravura ogni tanto si vede e persino il pathos (la Zaccheo) ma per pubblico e critica rimane irrilevante.

Il regno di Silvana dura fino alla metà degli anni 50. Poi l’irrompere sulla scena di Sophia Loren, e il decollo internazionale della Lollobrigida la mettono in secondo piano. A partire dal 1955 è costretta a cercare occasioni di lavoro altrove: Francia (La torre del piacere)Spagna (Saranno uomini) Messico ( Sete d’amore). Le ragioni del declino? Silvana le ha sempre attribuite al suo scandaloso perbenismo e soprattutto al fatto di non aver mai avuto un partner (marito o amante) che contasse. La Loren aveva Ponti, la Mangano De Laurentiis, la Cegani Blasetti.

Ma la ragione vera fu probabilmente l’arrivo della trentina. Passati i trenta, un’attrice (specie in Italia) rimane sulla breccia solo se ha grosse doti d’interprete, oppure se riesce a mutare immagine. Silvana non poteva mutare. Il pubblico l’aveva amata come polpossissima scosciatissima, ma l’amore non poteva durare davanti all’offensiva di carni altrettanto abbondanti, ma più giovani e fresche.

Dimenticata come diva (solo sei film negli ultimi 50 anni) la Pampanini è riuscita a sopravvivere come personaggio. Nessuno se l’è mai dimenticata. Ogni sua riapparizione ai revival tipo «Costanzo show» faceva salire l’auditel. Perchè anche da vecchia signora non aveva perso carattere e improntitudine. E aveva guadagnato in autoironia.
Tanto da mettersi spiritosamente a confronto con le «bonarde» del giorno d’oggi (la Grimaldi e la Panetti in Tre stelle l’ultima apparizione sullo schermo della bellezza in bicicletta)

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