‘Città che cambiano il diabete’, per Novo Nordisk la malattia è più diffusa nei centri urbani

La Novo Nordisk annuncia: le grandi città sono i terreni fertili del diabete

Il diabete ama le grandi città, la fretta, le corse per raggiungere in orario il posto di lavoro, un appuntamento con gli insegnanti a scuola, la fila ai mezzi pubblici e tutti i fattori che in genere aumentano lo stress durante la giornata feriale. Questo è il dato assai preoccupante evidenziato da nuova ricerca condotta dall’University College di Londra (UCL) per “Cities Changing Diabetes, ovvero le Città che cambiano i diabete. Il gigante danese gigante per la cura del diabete, la Novo Nordisk, ha investito 20 milioni di euro nella lotta contro il diabete urbano, a seguito della ricerca pionieristica dell’Università londinese. I fondi sosterranno ricerche mirate fino al 2020 non per realizzare nuovi farmaci, ma per educare le popolazioni e le grandi città a condurre una vita più regolare per evitare di contrarre il diabete di tipo 2.

Al mondo sono 400 milioni le persone che attualmente combattono contro il diabete, la ricerca dell’Univesity College di Londra, ha mostrato che due terzi di esse vive in grandi aree urbane. Lo studio, durato circa un anno ha cercato di indagare tutte le cause che rendono le persone vulnerabili al diabete di tipo 2, in modo tale da preparare le soluzioni ad una delle più pressanti sfide di sanità pubblica mondiale. Per esplorare questa complessa questione, più di 550 interviste sono state effettuate a persone cui è stato diagnosticato un elevato rischio di diabete in cinque grandi città: Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin e Città del Messico. I ricercatori hanno così realizzato che la vulnerabilità al diabete in queste 5 grandi aree metropolitane (si tratta di città con una popolazione che varia da pochi milioni fino a decine milioni) è legata a fattori finanziari e geografici, nonché i vincoli di risorse e di tempo. Le determinanti culturali includono inoltre la percezione del corpo e della stessa salute.

novo nordisk

David Napier, professore di antropologia medica presso UCL, ha detto: “La ricerca tradizionale, in gran parte incentrata sui fattori di rischio biomedici per il diabete, non ha adeguatamente considerato l’impatto dei fattori sociali e culturali della malattia. La nostra ricerca pionieristica consentirà alle città in tutto il mondo di aiutare le popolazioni ad adattarsi agli stili di vita che li rendono meno vulnerabili al diabete“.
Lars Revien Sorensen, presidente e amministratore delegato di Novo Nordisk, ha detto: “Abbiamo un impegno di lunga data per fornire più di semplici prodotti farmaceutici alla lotta contro il diabete. La ricerca di questo tipo dimostra il motivo per cui abbiamo dato vita al Cities Changing Diabetes. Per cambiare radicalmente la traiettoria della malattia attraverso azioni mirate informate dalla nuova comprensione “.

La lotta della Novo Nordisk contro Diabete di tipo 2 sembra una battaglia contro i mulini a vento

Non per essere del tutto pessimisti, ma la sfida ingaggiata dalla Novo Nordisk è davvero impari, l’obiettivo al momento soltanto un miraggio. Per combattere efficacemente il diabete di tipo 2 la Novo Nordisk dovrebbe eliminare le corse contro il tempo, cancellare i ritardi di tutti i mezzi di trasporto pubblici, aiutare i cittadini a trovare impiego in luoghi non lontano da casa, ridurre il traffico metropolitano e chissà quanti altri provvedimenti. Tutte questioni che riguardano più la politica, che non un’azienda che si occupa di diabete. Non che
i due istituti vadano separati, obiettivo della politica è anche il benessere dei cittadini, si spera che le amministrazioni dei centri urbani ascoltino il messaggio della Novo Nordisk e collaborino per un sano obiettivo comune. Intanto dovremmo impegnarci a mantenere un alimentazioni più sana, e certe aziende dovrebbero impegnarsi a utilizzare prodotto meno nocivi per produrre e conservare i cibi che compriamo ai supermercati. Ma adesso ci stiamo allontanado dai binari prestabiliti… lasciamo che la Novo Nordisk faccia il suo lavoro. Ci rivediamo nel 2020.

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