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Come fare un milione di euro con i referendum

Ci mancava solo che il segretario del Pd Pierluigi Bersani lo etichettasse come “fascista”. Ad Antonio di Pietro non ne va bene una nell’ultimo periodo. Isolato politicamente dopo aver deciso di rimanere all’opposizione del governo dei “tecnici”, accerchiato poi nella morsa delle alleanze in vista delle prossime politiche dove molto probabilmente l’Idv non sarà più coalizzato con il Pd. Ma non è finita qui. Si perché a minare ulteriormente la credibilità e la stabilità politico-partitica dell’Italia dei Valori e del suo leader è arrivata una notizia non propriamente positiva per l’ex magistrato. Di Pietro e il suo partito, infatti, avrebbero trovato un modo singolare per sostentarsi, grazie allo strumento partecipativo dei referendum: “Contro la Casta e contro “il magna magna” dei politici. Posizioni rigide e ben delineate che di recente hanno spinto Di Pietro a depositare in Cassazione un quesito referendario contro il finanziamento pubblico ai partiti. Ma, intento buono a parte, va ricordato che pure i Referendum hanno un costo. E anche caro.

Non è un caso infatti che lo strumento democratico per eccellenza, nel 2011 abbia fruttato al leader dell’ Idv oltre un milione di euro. Già, la chiamata alle urne dei cittadini per esprimersi sul legittimo impedimento ha fatto guadagnare al partito di Di Pietro ben 500.378 mila euro che, aggiunti agli altrettanti cinquecento mila e spiccioli per la domanda contro il nucleare, fanno un milione tondo tondo. Anzi, anche qualcosina di più.

Ora -ironia della sorte- si attende il via libera per il referendum per l’abolizione del finanziamento ai partiti, cosa che i cittadini aspettano dalla notte dei tempi. Ma, quello che forse non si attendono, è il cospicuo rimborso che anche in questo caso – qualora si raggiungesse il quorum – andrebbe dritto nelle casse dell’Idv. Insomma, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Almeno non come ci si aspetti. Il rimborso serve infatti a coprire le spese sostenute per la raccolta firme e la relativa campagna informativa, ma cifre a questi zeri hanno l’aria di essere davvero generose.

Una somma simile, dopo essere stata utilizzata per coprire effettivamente i costi dei collaboratori e delle varie utenze, anziché andare a ossigenare il fondo cassa dei partiti, potrebbe essere spalmata tra le voci di necessità più urgenti del Paese. Ma questa – purtroppo – sarebbe un’altra Italia. Altro che battaglie contro i costi della politica.

Fonte: International Business Time

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3 comments

  1. Stefano Ruggirello

    Il referendum abrogativo, è uno strumento di democrazia, per questo non deve essere soppresso! Ciò che deve essere soppresso, sono le storture mentali di chi fa leggi sbagliate, come quella del rimborso, sia elettorale sia referendario. Rimborso sì, ma effettivo, veritiero, e non pretesto per rubare in modo legale.

  2. RIMBORSO UN CAZZ0! I CITTADINI HANNO GIA’ DECISO SUL FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI, QUINDI IL RIMBORSO E’ DI FATTO ILLEGITTIMO E CHI LO HA PERCEPITO DEVE ESSERE PERSEGUITO PER LEGGE COME QUALSIASI DELINQUENTE.

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