Così dopo secoli di sfruttamento l’Europa sbarra le porte all’Africa

Le potenze coloniali hanno depredato l’intero continente. Ora si è aggiunta la Cina.Ma anche corruzione e libertà negate nel Continente spingono milioni di persone   a fuggire,Una parola sintetizza latragedia africana: sfruttamento.La razzia incessante delle risorse umane, minerarie,
agricole  inizia nel XV secolo, quando i portoghesi mappano coste e sviluppano affari.Poi Spagna,
Inghilterra e Francia trafficano spezie e, in maniera crescente, esseri umani.Per tre secoli gli europei
non penetrano all’interno del continente: contano sugli arabi che assalgono i villaggi e organizzano interminabili carovane di prigionieri fino al mare  trasportati a Oriente verso il Golfo el’Asia, e a Occidente verso le Americhe.La razzia accelera quando,come risultato della guerra di successione spagnola (i trattati di Utrecht del 1713),Londra ottiene il quasi monopolio del traffico di schiavi
attraverso l’Atlantico. Il picco è raggiunto alla fine del ’700 per un totale di 100milioni di vittime (stima incerta,ma realistica).nel 1807 il Regno Unito decreta la fine del traffico internazionale di
esseri umani; l’anno successivo aderiscono gli Usa.(Non è la fine della schiavitù,ma la fine del trasporto nell’Atlantico).La ricchezza delle risorse africane tra cui rame, diamanti,oro, stagno nel sottosuolo; cotone, gomma, tè e cocco in superficie motivano i  governi, afflitti da problemi economici, allo  sfruttamento e la razzia incessante delle risorse  umane, e minerarie.«Quando, dopo 200 anni di traffici umani, mutilazioni e mattanze terminano, inizia la razzia di avorio e caucciù,
causa 10 milioni di morti ed espropria risorse per decine di miliardi attuali.Venti-trentamila elefanti sono abbattuti annualmente. E il Belgio emerge come il Paese più ricco in Europa.Inevitabilmente la corsa a derubare l’Africa diventa ragione di scontro tra le potenze coloniali.Onde evitare conflitti tra Paesi Colonizzatori  il Kaiser Guglielmo II convoca la conferenza di Berlino (1884), durante la quale le potenze europee si spartiscono il continente,un accordo che dura fino al 1914.Dopo la seconda guerra mondiale l’Africa diventa indipendente,con risultati non meno devastanti.In vari Paesi il potere passa nelle mani della maggiore etnia, che raramente coincide con la maggioranza della gente: chi è fuori dal clan è oppresso, spesso fisicamente.I nuovi despoti gestiscono le risorse come
proprietà personale. Rubano quanto possibile. Il resto finisce nelle tasche di amministratori corrotti, finanzia milizie a sostegno del potere e, soprattutto, compra la correità degli investitori esteri inglesi, francesi e belgi.Rivolte e fame hanno un costo umano drammatico.Oggigiorno, a distanza di un quarto di secolo, furti e violenza continuano, dal Sudandi Al-Bashir (2 milioni tra morti e rifugiati), al Congo di Kabila (6 milioni di morti);dallo Zimbabwe di Mugabe,al Sud Africa di Zuma. In Guinea
equatoriale il presidente Obiang, al potere da 35 anni,nomina vicepresidente il figlio Mangue un vizioso che colleziona auto di lusso.Il settimanale inglese «The Economist» elenca 7 Paesi africani
su 48 come liberi e democratici:tra essi Botswana, Namibia,Senegal, Gambia e Benin.Altrove gli autocrati perpetuano il potere modificando la costituzione (in 18 Paesi),oppure ignorandola(Congo).i Paesi europei che erigono muri e fili spinati contro gli immigrati africani continuano a depredare le
materie prime dell’Africa soprattutto i minerali rari che interessano:uranio, coltan, niobio,tantalio e casserite,necessari nell’elettronica dei cellulari e in missilistica.A questo punto la gente africana
ha una misera scelta:morire di violenza e povertà in patria, oppure rischiare la vita nel mediterraneo  L’Italia, con le sue minime colpe coloniali, ha poco da risarcire e tanto da insegnare ai Paesi che ora erigono barriere contro le vittime della violenza europea.

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