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Creato il primo “batterio sintetico” si avvicina la vita artificiale

Il sogno della vita sintetica non è mai stato così vicino a concretizzarsi: dopo oltre 20 anni di esperimenti il pioniere delle ricerche sulla vita costruita in laboratorio, Craig Venter, ha ottenuto l’essere vivente con il più piccolo dei Dna: è un batterio che contiene appena 473 geni, ognuno dei quali svolge una funzione indispensabile alla vita: una sorta di kit di sopravvivenza comune a tutti gli esseri viventi.

Descritto sulla rivista Science, il batterio sintetico si chiama Syn 3.0 e permetterà di studiare le funzioni della vita con un dettaglio mai raggiunto finora. Il risultato apre anche la strada alle prime applicazioni della vita artificiale: su questo kit di base comune a tutti i viventi sarà possibile in futuro innestare specifiche funzioni per ottenere batteri con specializzazioni particolari, come produrre biocarburanti o bonificare terreni e acque contaminati. L’istituto in cui è stato ottenuto il batterio è lo stesso fondato e diretto da Craig Ven- ter e porta il suo nome: «Craig Venter Institute».

Qui da anni la parola d’ordine è considerare la cellula come «l’unità fondamentale della vita» e il suo genoma come «il suo sistema operativo», ossia come il codice che contiene le istruzioni per le funzioni della cellula: la sua chimica, la struttura, il meccanismo con cui si replica. Per i ricercatori, guidati da Clyde Hutchinson, «ogni genoma contiene le istruzioni per le funzioni universali comuni a tutte le forme
di vita» e trovare questo Sacro Graal della biologia è stato il loro obiettivo. Lo hanno raggiunto lavorando anno dopo anno sullo stesso batterio sul quale, all’inizio degli anni 2000, avevano condotto le prime ricerche, il Mycoplasma mycoides, o SYn 1.0, nella versione sintetica ottenuta nel 2010.

I ricercatori hanno diviso il suo Dna, composto da 901 geni, in otto sezioni, ognuna delle quali è stata «etichettata» in modo da renderla facilmente riconoscibile rispetto alle altre. Hanno quindi cominciato a comporre queste tessere di Dna in centinaia di «mosaici» genetici diversi, eliminando ogni volta quelle che non avevano un legame con funzioni essenziali
alla vita. È stato un lavoro di pazienza, nel quale si sono ripetuti centinaia di tentativi, e alla fine sono rimaste solo le tessere importanti per la sopravvivenza: il programma alla base della vita. Organizzandole in un unico genoma si è ottenuto Syn 3.0, il vivente con un Dna minimo composto da 473 geni.
‘Syn 1.0’, ‘Syn 2.0’ e l’ultimo arrivato, ‘Syn 3.0’, il più piccolo di tutti e il più importante: le tappe verso la vita sintetica sono passate da questi tre microrganismi inesistenti in natura e costruiti in laboratorio dal gruppo di Venter, il pioniere delle ricerche in questo campo.

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