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Crescita delle ossa, rimedio al nanismo: uno studio rivela come stimolarla mediante i farmaci

Un’importante scoperta in campo medico è stata fatta nell’ambito della crescita delle ossa. Autore di questo studio è l’equipe del dottor Carmine Settembre, dell’istituto Telethon di Pozzuoli.

La ricerca apre importanti prospettive nella cura delle malattie delle ossa, quelle più comuni che accompagnano l’uomo durante tutte le fasi della vita, e quelle più rare come l‘acondroplasia, un disturbo che a causa di un difetto nella crescita delle ossa determina nanismo.

La ricerca dell’istituto Telethon di Pozzuoli mette in relazione l’autofagia – un processo che svolge un ruolo fondamentale nel funzionamento dei tessuti del nostro corpo – con lo sviluppo delle ossa.
In malattie come l’acondroplasia, il problema si manifesta con un arresto della crescita di arti superiori ed inferiori.
Le cause biologiche di questa malformazione sono dovute al gene FGFR3, in grado di produrre una proteina regolatrice di importanti fattori di crescita nell’apparato scheletrico.
Il difetto genetico che colpisce chi è vittima di acondroplasia, arreca una malformazione del gene che sostanzialmente rende continua la produzione della proteina regolatrice, la quale a sua volta, con la sua azione, arresta la crescita delle ossa.

Sono i geni FGF a regolare, in generale, lo sviluppo della ossa nel nostro organismo.
Ma cos’è e in che modo l’autofagia può risolvere i problemi di crescita delle ossa?
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L’autofagia è un meccanismo biologico che soprattutto nelle fasi immediatamente successive alla nascita ha un’importante ruolo nella crescita delle ossa. Si tratta di una selezione compiuta dalle stesse cellule del nostro organismo che eliminano quelle difettose – letteralmente auto fagocitandosi – e consente di portare avanti una crescita regolare dell’osso.
Quando per qualche motivo i processi di autofagia non riescono a mettersi in atto, lo sviluppo delle ossa non segue un regolare decorso e si evidenziano danni di varie entità, a lungo termine.

Quello che i ricercatori hanno osservato, studiando i topi da laboratorio, è che nei piccoli roditori dove manca un gene FGF (fgf18), l’autofagia non viene attivata, dando origine a difetti alle ossa di varia natura.
L’equipe di studiosi ha quindi provveduto a riattivare il processo di autofagia nei topi, stimolandolo con l’ausilio di farmaci opportuni. I risultati sono stati sorprendenti: i topi, opportunamente trattati con i medicinali, hanno manifestato importanti segni di miglioramento delle ossa.

Lo studio sulla crescita delle ossa apre notevoli orizzonti per il futuro, nella ricerca ad una cura di una patologia come l’acondroplasia che fino a qualche anno fa sembrava una condanna senza via di uscita.
Il dottor Settembre ha dichiarato:
“Questo studio dimostra che l’utilizzo di farmaci consente di riattivare l’autofagia e la conseguente crescita delle ossa, in particolare della materia cartilaginea. Sono risultati che aprono lo spiraglio per le cure future delle malattie scheletriche.”

Lo studio è ancora in una fase iniziale e i test sulle cavie da laboratorio rappresentano soltanto un primo passo: ma qualcosa inizia a muoversi e il progresso viene ancora una volta da un team di ricercatori italiani.

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