Crisi Iraq, il governo chiede alla Russia interventi aerei, gli Stati Uniti rispondono inviando truppe di terra non richieste

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Il governo iracheno ha dichiarato apertamente che non ha chiesto – e non ha bisogno – di un'”azione diretta sul campo” da parte degli Stati Uniti. Il portavoce del primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha detto alla NBC News che qualsiasi operazione militare nel paese deve essere effettuata dallo stesso governo iracheno. “Si tratta di un affare iracheno e il governo non ha chiesto al Dipartimento della Difesa USA un coinvolgimento nelle attività dirette, abbiamo abbastanza truppe di terra.”

La dichiarazione è stata una risposta a quella del segretario alla Difesa statunitense Ashton Carter, che ha informato che il Pentagono si è deciso ad effettuare attacchi terrestri, sull’esempio del’operazione di salvataggio della scorsa settimana per liberare alcuni ostaggi dell’ISIS. Le parole di Ashton Carter arrivano dopo quelle del vice segretario di stampa della Casa Bianca, Eric Schultz, il quale aveva fatto dichiarazioni diametralmente opposte, affermando che l’amministrazione non ha “alcuna intenzione di intraprendere combattimenti a terra a lungo termine“, aggiungendo che le forze Usa continueranno a svolgere il ruolo di assistenza. Ora invece la situazione sembra essere nuovamente ribaltata.

Il governo iracheno comunque ha riconosciuto l’importanza di assistenza degli Stati Uniti in Iraq, dicendo che il suo paese ha bisogno di un aiuto americano concreto per “armare e addestrare le forze.”
Gli Stati Uniti mantengono attualmente un esercito di 3.300 soldati in Iraq esclusivamente impegnati nell’addestrare e consigliare le forze irachene e proteggere le strutture americane sul suolo iracheno.

L’intenzione degli Stati Uniti di fare un ulteriore sforzo in Iraq non è casuale, ma arriva a seguito di una possibile coalizione tra il primo ministro iracheno e Vladimir Putin. Secondo tale accordo l’Iraq avrebbe chiesto alla Russia di effettuare raid aerei sul territorio per stanare i militanti dell’ISIS. Una mossa che potrebbe scalzare gli Stati Uniti da un ruolo di primo piano che ricoprono ormai da 10 anni, aprendo un canale privilegiato con rivali russi.

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