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De Luca ancora sotto inchiesta, stavolta è per falso in atto pubblico

Il governatore della Campania, Enzo De Luca, avrebbe dovuto prevedere che i soldi stanziati per costruire Piazza della Libertà, già fonte di altre grane politico-giudiziarie, non sarebbero bastati e, pertanto, la lievitazione dei costi della celebre opera pubblica per altri otto milioni di euro è da considerarsi illegittima. Anzi, illegale. Tant’è che la procura ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a carico del presidente della giunta regionale per concorso in falso in atto pubblico.

Accanto al nome di De Luca, nella sua veste di ex sindaco di Salerno, i due pm titolari dell’inchiesta hanno iscritto anche quello di altre venticinque persone, tra politici, tecnici, funzionari e imprenditori. Il “parterre” tradizionale del modulo d’indagine sulla pubblica amministrazione. In tutto gli indagati sono ventisei e dovranno, a vario titolo, rispondere di peculato, turbata libertà degli incanti, falso e frode nelle pubbliche forniture. I fatti risalgono a sei anni fa e concernono due delibere – una del 2010 e una successiva collegata del 2011 – dell’amministrazione comunale del tempo. Tra gli indagati, infatti, risultano anche ex assessori e dirigenti politici, alcuni dei quali eletti in consiglio regionale alle ultime elezioni.

La notizia irrompe sulla scena proprio nel giorno in cui il suo difensore, l’avvocato Paolo Carbone, chiedeva l’assoluzione di De Luca nel processo d’appello per il termo valorizzatore di Salerno (tra l’altro, mai realizzato), lo stesso caso all’origine del tira e molla fra diversi uffici giudiziari (fino alla Consulta) sulla legittimità o meno della permanenza al vertice della giunta regionale, scatenato da una condanna in primo grado per abuso d’ufficio: la nota faccenda della legge cosiddetta Severino.

De Luca, secondo i pm, avrebbe dovuto prevedere che certi costi sarebbero lievitati perché sotto alcune porzioni di terreno su cui c’è il cantiere della piazza e del Crescent (l’edificio affacciato sul mare ideato dall’archistar catalana Ricardo Bofìl) vi è sempre scorso un torrente, il Fusandola. Di qui l’ipotesi criminosa che la circostanza sia stata deliberatamente ignorata per poi procedere agli adattamenti dei costi. Al rialzo.

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