Depressione, ansia e attacchi di panico, ecco le 10 regole per combatterla

Si torna a parlare di uno dei mali del millennio, una delle malattie più diffuse e difficili da sconfiggere.Stiamo parlando della depressione, che ad oggi purtroppo rappresenta un male piuttosto insidioso, che però grazie alle cure specifiche ed ad un approccio multidisciplinare che coinvolga specialisti, medici di famiglia, pazienti e familiari può essere combattuto e sconfitto. A tal riguardo la Società italiana di Psichiatria, sembra aver predisposte alcune importanti regole da seguire se si vuole davvero che le cure abbiano successo; tali regole sono divise tr le quattro destinate alla classe medica e sei destinate, invece, a pazienti e familiari. “Le depressioni sono tante ma le persone che si curano adeguatamente sono meno del 30%, poiché i tempi della diagnosi precoce sono ancora troppo lunghi. In base al DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) esistono 8 disturbi depressivi, ognuno con una sua specificità. La Società italiana di psichiatria (Sip) conta sulla sensibilizzazione delle istituzioni, attraverso indagini conoscitive sul fenomeno, per approntare percorsi di cura idonei”, è questo l’appello lanciato da Claudio Mencacci, Presidente della Sip, in occasione del convegno su “Le depressioni”, in corso a Milano fino ad oggi.

Stando a quanto emerso sembra che la prima regola sia quella di accorciare i tempi di diagnosi che purtroppo al giorno d’oggi sembrano essere ancora piuttosto elevati; sì stima che la prima diagnosi arrivi almeno dopo due anni dall’insorgenza dei primi sintomi, fino alla malattia conclamata e dunque passerebbe molto tempo prima che il paziente inizia una terapia efficace. La seconda riguarda il miglioramento della formazione, non solo degli specialisti ma anche della classe medica che potrebbe essere coinvolta nel riconoscimento e nella diagnosi della patologia, e dunque tra questi citiamo i medici di medicina generale, Pediatri, ginecologi, pediatri, diabetologi ,cardiologi, pneumologi ed ogni altra specialità medica che potrebbe interagire con pazienti affetti da disturbi e malattie mentali. Gli esperti sottolineano l‘importanza dell’informazione e delle campagne di sensibilizzazione per la popolazione, generale visto che è una migliore conoscenza porta a prendere coscienza del problema e del chiedere in tempo debito l’aiuto di un medico di una specialista. Occorre identificare contesti e situazioni in cui potrebbe esistere una difficoltà a parlare del proprio problema.

Grande importanza viene data alla cura, che deve essere efficace; non si parla soltanto dell’accesso alle cure, ma anche alle terapie che devono essere seguite con scrupolo e rigore.Non è ammesso il fai da te, e dunque il paziente non potrà decidere quanto cominciare o interrompere la cura, visto che la depressione è una malattia con facile ricaduta e l’interruzione della terapia potrebbe di certo provocare questo effetto indesiderato. La settima regola riguarda lo stile di vita sano, e dunque egli esperti consigliano di seguire una corretta alimentazione, azzerare il consumo di alcol e di droghe, praticare regolare attività fisica ameno 40-60 minuti di allenamento per 3-4 volte la settimana. L’ottava regola riguarda il prestare particolare attenzione ai campanelli d’allarme, che possono essere la perdita di interesse e/o di piacere per le cose piuttosto semplici e normali, ma anche calo ella concentrazione; importante anche non trascurare la quantità e la qualità del sonno, visto che un sonno breve e disturbato possono rappresentare un importante fattore di rischio per la comparsa ed il perdurare di problemi depressivi. Infine, la decima regola riguarda le cure psicoterapiche, ritenute fondamentali nel percorso di recupero da uno stato depressivo.

Tristezza e depressione possono rappresentare di volta in volta oscillazioni fisiologiche del tono affettivo, sintomi associati a numerose affezioni fisiche o mentali, manifestazioni primarie di un disturbo del tono dell’umore. Eziopatogenesi: discorso delle cause In linea generale, possiamo individuare quattro ordini di elementi causali che concorrono nel determinare l’insorgenza di uno stato di malessere critico:

1. predisposizione individuale, che può essere valutata mediante un’indagine relativa alla personalità del paziente nel periodo precedente alla crisi. E’ inoltre necessario condurre un’accurata anamnesi sull’eventuale presenza di patologie psichiatriche nei familiari;

2. conflittualità intrapersonali, consistenti nella presenza di angosce, sensi di colpa, insicurezze e problemi psicologici del soggetto relativi al rapporto con se stesso, con la propria identità personale e sessuale;

3. conflittualità interpersonali microsociali, consistenti nella presenza di gravi problemi di rapporto all’interno della famiglia o della coppia;

4. conflittualità interpersonali macrosociali, consistenti nella presenza di problemi di inserimento, adattamento sociale o in ambito lavorativo o, negli anziani, come conseguenza del pensionamento e della solitudine. Nel cercare di individuare cosa ha determinato lo stato di crisi, è necessario tenere presente il fatto che il più delle volte vi è una concomitanza di cause. Ciò che varia, da soggetto a soggetto, è l’incidenza del singolo fattore causale. In alcuni casi, ad esempio, è predominante il fattore costituzionale, pur essendo evidenti anche difficoltà intra e interpersonale. In altri casi, invece, prevalgono i problemi psicologici di relazione (di coppia o intrafamiliari), pur essendo presenti elementi di predisposizione individuale. In altri casi ancora prevalgono i problemi psicologici individuali. La difficoltà nell’individuare le cause consiste nella necessità di distinguere quelle scatenanti il malessere psichico dalle concause che, pur presenti, non avrebbero da sole determinato la crisi. Si tratta di un lavoro difficile che richiede un’attenta valutazione ed una stretta collaborazione tra il medico e il paziente. L’importanza dell’individuazione delle cause consiste nel fatto che da essa dipende l’indicazione terapeutica successiva a quella farmacologica.

 Fino a non molto tempo addietro era di uso comune il termine “esaurimento nervoso”, intendendo con ciò qualunque tipo di disturbo riguardante la sfera psichica, di qualsiasi genere. Da qualche anno tale termine è andato in disuso e vi è la tendenza, sempre nel linguaggio comune, a utilizzare il termine “depressione”, anche in questo caso intendendo qualunque tipo di disturbo psichico, di qualunque genere. La depressione è, in realtà, qualcosa di ben preciso e connotato: si tratta di un disturbo del “tono dell’umore”. Il tono dell’umore è una funzione psichica importante nell’adattamento al nostro mondo interno ed a quello esterno.

Ha il carattere della flessibilità, vale a dire flette verso l’alto quando ci troviamo in situazioni positive e favorevoli, flette invece verso il basso quando ci troviamo in situazioni negative e spiacevoli. 14 Si parla di depressione quando il tono dell’umore perde il suo carattere di flessibilità, si fissa verso il basso e non è più influenzabile dalle situazioni esterne favorevoli. Usando una metafora, una persona che si ammala di depressione è come se inforcasse quattro, cinque paia di occhiali scuri e guardasse la realtà esterna attraverso di essi, avendone una visione assolutamente nera e negativa. L’umore depresso La depressione è caratterizzata da una serie di sintomi, di cui l’abbassamento del tono umorale è una condizione costante. Nelle fasi più lievi o in quelle iniziali, lo stato depressivo può essere vissuto come incapacità di provare un’adeguata risonanza affettiva o come spiccata labilità emotiva.

Nelle fasi acute, il disturbo dell’umore è evidente e si manifesta con vissuti di profonda tristezza, dolore morale, disperazione, sgomento, associati alla perdita dello slancio vitale e all’incapacità di provare gioia e piacere. I pazienti avvertono un senso di noia continuo, non riescono a provare interesse per le normali attività, provano sentimenti di distacco e inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale. Tutto appare irrisolvibile, insormontabile, quello che prima era semplice diventa difficile, tutto è grigio, non è possibile partecipare alla vita sociale, nulla riesce a stimolare il minimo interesse.

Il paziente lamenta di non provare più affetto per i propri familiari, di sentirsi arido e vuoto, di non riuscire a piangere. Il rallentamento psicomotorio è da considerarsi il sintomo più frequente e si manifesta sia con una riduzione dei movimenti spontanei sia con un irrigidimento della mimica che può configurare un aspetto inespressivo. Il linguaggio non è più fluido, scarsa la varietà dei temi e dei contenuti delle idee, le risposte sono brevi, talora monosillabiche. Il rallentamento si esprime anche sul piano ideativo e si manifesta con una penosa sensazione di lentezza e di vuoto mentale. Il depresso è afflitto da un profondo senso di astenia, trova difficile intraprendere qualsiasi azione, anche la più semplice. Col progredire della malattia, la stanchezza diventa continua e così accentuata da ostacolare lo svolgimento di ogni attività.

Il rallentamento delle funzioni psichiche superiori può essere così marcato da provocare disturbi dell’attenzione, della concentrazione e della memoria. Il rallentamento ideomotorio si traduce in incertezza e indecisione; in alcuni casi l’incapacità di prendere qualunque decisione, anche la più semplice, crea un notevole disagio, con blocco talora completo dell’azione. Depressione e volontà Vorrei inserire a questo punto alcune considerazioni che riguardano gli stimoli che familiari e amici tendono a dare alla persona depressa e che puntano sulla spinta all’azione attraverso l’impiego della “volontà”. E’ comune per chi soffre di una crisi depressiva sentirsi dire che, se ci mettesse più volontà, sarebbe in grado di superare il momento difficile che sta attraversando ed uscire così dalla sua condizione di abulia e astenia. Siccome tale messaggio giunge al depresso da più fonti, egli stesso finisce per convincersene.

Va sottolineato che il suddetto messaggio, pur se animato da buone intenzioni e finalizzato a fornire un aiuto al paziente, non tiene conto della natura stessa del disturbo depressivo e finisce per essere controproducente. La volontà è, infatti, la quantità di energia psichica di cui il soggetto può disporre e utilizzare per la realizzazione dei suoi scopi, ma una delle caratteristiche dell’episodio depressivo acuto consiste proprio nel fatto che vi è una netta riduzione della quantità di energia psichica a disposizione del soggetto. La riduzione quindi della possibilità di utilizzare lo strumento della volontà è parte integrante della sintomatologia depressiva e non è possibile puntare su di essa per il superamento della crisi. Le stimolazioni esterne in questo senso sono quindi fondate su una scarsa conoscenza dei meccanismi psichici che stanno alla base del disturbo depressivo, non hanno possibilità di essere utilizzate dal soggetto e anzi finiscono per avere un effetto controproducente, determinando nel 15 depresso l’aumento dei sensi di colpa, peraltro già presenti, ed un peggioramento del quadro depressivo.

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