Depressione: sono 30 milioni le vittime in Europa, per il 2020 sarà la seconda causa di disabilità

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Ammonta a circa 30 milioni il numero di cittadini europei vittima di depressione, secondo le ultime stime del European College of Neuropsychopharmacology.
Un bilancio che è tristemente destinato ad aumentare fino al 2020, rendendo il male del nuovo millennio la seconda causa di disabilità per l’uomo moderno dopo le malattie cardiovascolari.

Il dato più preoccupante è che la depressione è la malattia che ha la maggior frequenza nel mondo. Un bilancio che si attesta a simili cifre a causa di noi occidentali: nei paesi dell’occidente la depressione si colloca al primo posto per incidenza.

L’OMS dichiara che le malattie mentali sono più comuni di quanto si pensi: addirittura il 25% dei cittadini europei manifesta i sintomi di una patologia mentale. Fra queste, la depressione è in costante aumento e comprende circa il 14% delle disabilità mentali che affliggono gli europei.

In Italia, ad essere depresso è circa il 12% della popolazione. Una percentuale che attesta che sono più di 7 milioni gli italiani depressi.
Ma il disturbo non colpisce solamente chi ne è afflitto. Un familiare depresso cambia la vita anche di chi lo circonda e si calcola che siano circa 5 milioni gli italiani che pur non soffrendo di questo terribile male ne patiscono gli effetti negativi indirettamente.

A differenza di altre malattie croniche – citiamo il diabete, giusto per rimanere in tema di malattie sempre più comuni in occidente – la depressione è un male invisibile e silenzioso, che si nasconde a volte perfino al malato che si rifiuta di accettare la sua malattia.
Sembra che solamente un depresso su tre assuma i farmaci per alleviare i sintomi della malattia.
depressione
Inoltre, una ricerca condotta dalla IDEA, rivela che solamente un depresso su 4 confessa al suo datore di lavoro di soffrire della malattia. Su 7000 lavoratori, di età compresa fra i 16 e i 64, il 20% aveva avuto dal proprio medico una diagnosi di depressione. I soggetti che hanno confessato ai ricercatori il disturbo, hanno anche ammesso di aver richiesto più volte il congedo dal lavoro, per una media di 36 giorni di congedo dal lavoro dal giorno dell’ultima crisi depressiva.
La depressione, in sostanza, influenza molto la produttività sul posto di lavoro e secondo i calcoli il prezzo da pagare per l’Europa è di 92 miliardi di euro l’anno; una cifra considerevole, che tiene conto delle ore perse a lavoro dal depresso, della bassa produttività sul posto di lavoro e naturalmente delle cure sanitarie che il depresso è costretto a sostenere.

Cure che purtroppo non hanno una scadenza breve, ma spesso necessitano di essere portate avanti per anni, fino a quando il depresso non riesce ad intravedere l’uscita dal proprio tunnel.

Oltre alla cura farmacologica, il depresso necessita di assistenza psicologica.
La depressione rientra nella sfera dei disturbi dell’umore e può senza alcun dubbio cambiare totalmente la vita di chi ne cade vittima.

I sintomi sono una sensazione di tristezza ed inutilità che accompagnano il malato durante tutte le sue giornate, togliendogli il piacere di svolgere anche le attività più piacevoli.
Spesso la depressione si accompagna ad ansia, disturbi dell’appetito e pensieri suicidi. Come nel classico caso del cane che si morde la coda, la depressione porta l’individuo ad isolarsi dagli altri, rendendolo quindi sempre più solo e distante dagli affetti.

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