Diabete, gli esperti consigliano: mangiare poco durante le Feste, ma nessuna “lista nera” dei cibi

Mangiare sempre alla stessa ora, preparare e portare qualcosa di sano se si è invitati a una festa, non saltare i pasti in preparazione di un banchetto. Sono solo alcuni dei consigli che i Centers for disease control (Cdc) americani hanno rivolto alle persone diabetiche, in modo da superare “indenni” le Feste nataliziecon tutto il loro carico di bontà culinarie. Gli esperti precisano comunque che nessun cibo è sulla “lista nera”: si possono scegliere piatti che piacciono e non si mangiano nel resto dell’anno. “Meglio però assaporarli piano e poco per volta”.

Prepararsi per tempo – Il primo suggerimento è quello di “prepararsi per tempo”. Bisogna cercare di mangiare all’ora in cui si è soliti farlo, in modo da tenere stabile il livello di zuccheri nel sangue, e consumare un piccolo snack all’ora abitudinaria dei pasti se il pranzo o la cena a cui si è invitati verranno serviti più tardi del consueto.

Scegliere il cibo più sano – L’altro consiglio è di compiere le scelte “più sane” quando ci si trova di fronte a diversi cibi deliziosi: quindi farsi un piccolo piatto con le cose che piacciono di più dal tavolo del buffet, partire con le verdure per smussare l’appetito, mangiare lentamente ed evitare o limitare l’alcol.

Attività fisica e sonno – Gli esperti raccomandano inoltre di fare attività fisica costante, magari anche “passeggiando dopo i pasti con gli amici e la famiglia”. Infine, anche se si fanno le ore piccole, è importante cercare di dormire almeno 7-8 ore per notte. “Quando si dorme meno – sottolineano i Cdc – si tende infatti a mangiare di più, in particolare cibi ricchi di grassi e zuccheri”.

L’informazione e la sensibilizzazione costituiscono il primo importantissimo passo da compiere. Nella giornata mondiale del diabete, in programma per domani, sabato 12 novembre, presso l’ambulatorio di diabetologia di Moderata Durant a Vibo Valentia, dalle ore 9 alle ore 13, personale specializzato dell’Azienda Sanitaria eseguirà uno screeninggratuito a tutti coloro che vorranno valutare il fattore di rischio per lo sviluppo della malattia.

La retinopatia rappresenta la prima causa di ipovisione e/o cecità in età lavorativa (tra i 20 e i 65 anni) nei paesi sviluppati. A breve verrà resa nota la seconda data della Moc (Mineralometria Ossea Computerizzata), tecnica di riferimento per prevenire, diagnosticare e controllare l’evoluzione dell’osteoporosi.

Diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2.

Sai quali sono le differenze tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2?

Nel mondo ne sono affette 415 milioni di persone ma nel 2040, con gli attuali tassi di natalità, potrebbero diventare 642 milioni. In Italia colpisce colpisce 3,3 milioni di persone (pari al 5,5%), cui va aggiunto un altro milione di cittadini che ignorano di avere già la malattia. Per questo è fondamentale prestare attenzione agli stili di vita, compresa una corretta alimentazione. I messaggi chiave che guidano la campagna sono principalmente due: lo screening del diabete di tipo 2 è importante per modificare il suo corso e ridurre il rischio di complicanze; l’individuazione delle complicanze del diabete è una parte essenziale della gestione di tutti i tipi di diabete. La terapia chirurgica viene praticata nelle fasi avanzate, quando si sono formate
emorragie e proliferazioni che invadono il corpo vitreo oppure si è verificato un distacco di retina.

Questa patologia, infatti, secondo le recenti ricerche scientifiche, può essere contrastata proprio grazie allo sport: una nuova ricerca ha indicato che alcune attività in particolare, come il nuoto o la corsa, possono rendere minore la necessità di infusione di insulina, controllando anche la patologia e riducendo gli attacchi.

Entro il 2030 il diabete passerà dall’11a alla 7a causa di morte nel mondo: un triste primato, che nei Paesi industrializzati assume contorni anche più nefasti, perché la malattia sarà al 4° posto, dietro solo alle patologie cardiovascolari, a quelle cerebrovascolari e ai tumori delle vie respiratorie.

Non vogliamo spaventarti, ma semplicemente metterti in guardia: gestisci al meglio il tuo diabete, non sottovalutarlo, attieniti alle indicazioni dei medici, perché le conseguenze di una cattiva gestione sono spesso a lungo termine, come le complicanze.
Se leggi i dati che riportiamo qui sotto, ti renderai conto che il diabete ha un impatto notevole sulla vita e sulla sua qualità. Non prenderlo sotto gamba.
Cosa dicono le statistiche
Presentato di recente al Ministero della Salute, l’Italian Barometer Diabetes Report 2014, il rapporto annuale sulla malattia dell’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation fa un quadro sui casi di diabete in Italia e le sue complicanze. E purtroppo i dati non sono incoraggianti, soprattutto per quello che riguarda la mortalità: in Italia infatti, ogni anno il diabete uccide circa 27 mila persone nella fascia di età compresa da i 20 e i 79 anni, vale a dire un decesso ogni 20 minuti. Gli esperti ritengono si tratti di un dato sottostimato, perché non tiene conto delle persone over 79 e perché molti decessi per altre cause, come infarto, ictus o tumore, possono essere in realtà riconducibili al diabete.

In poche parole il diabete riduce l’aspettativa di vita di 5-10 anni, ma è anche la causa di complicanze serie e invalidanti. Basti pensare che dal 60 all’80% delle persone affette da diabete muoiono a causa di malattie cardiovascolari, con una frequenza da 2 a 4 volte superiore rispetto a chi non ha il diabete.
Anche la retinopatia diabetica costituisce la principale causa di cecità legale tra le persone in età lavorativa ed è responsabile del 13% dei casi di handicap visivo.
Circa 1/3 delle persone con diabete è affetto da retinopatia e ogni anno l’1% viene colpito dalle forme più severe di questa malattia.
Altra complicanza temuta è l’insufficienza renale terminale, vale a dire quella che necessita di dialisi: dopo 25 anni di diabete, ne soffre il 30-40% dei diabetici di tipo 1 e il 5-10% di quelli con tipo 2. In Italia oltre il 10% della popolazione dializzata è affetta da diabete e la percentuale sale a oltre il 30% nella fascia di età fra 46 e 75 anni.
Se parliamo delle complicanze agli arti inferiori, dovute sia al danno vascolare che a quello neurologico, i dati si fanno meno drammatici, almeno se si rimane sotto i 70 anni di età.
L’impegno
Se da una parte le istituzioni devono concentrare la loro attenzione sulla prevenzione e sull’assistenza dei pazienti, dall’altra i pazienti devono prendere in carico la propria malattia e cercare un compenso glicemico ottimale: solo in questo modo il diabete potrà non fare più paura.

Tra nuove insuline per meglio controllare la glicemia e prevenire l’ipoglicemia e la metformina, che in più di un caso dimostra ulteriormente la sua efficacia, la terapia del diabete migliora. Ma dei farmaci ancora, almeno nell’immediato futuro, non si può fare a meno.

Il futuro dei farmaci per il diabete di tipo 1
Da un’analisi di Global Data emerge che il mercato dei farmaci per la cura del diabete di tipo 1 è in crescita. In ogni caso, le insuline umane e gli analoghi dell’insulina rimarranno le terapie principali per il diabete di tipo 1, considerando che nessuno dei trattamenti in fase di studio per i prossimi 10 anni avrà ancora la capacità di rigenerare pienamente le betacellule del pancreas. D’altro canto, alcuni farmaci attualmente utilizzati per il diabete di tipo 2, come gli agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 (Glp-1 Ra) e gli inibitori del riassorbimento tubulare del glucosio (inibitori Sglt 2), potrebbero essere approvati anche come terapia del diabete di tipo 1 a partire dal 2017, come trattamenti aggiuntivi alle insuline, soprattutto nei pazienti obesi o in quelli con un fenotipo misto di diabete di tipo 1 e 2.
Arriva in America una nuova insulina
La Food and Drug Administration ha dato l’ok per l’immissione sul mercato statunitense della nuova insulina Toujeo prodotta da Sanofi. Si tratta di una nuova formulazione di insulina glargine, un analogo dell’insulina umana prodotto con la tecnica del DNA ricombinante. Ha una lunga durata d’azione, si somministra una volta al giorno ed è indicata per il controllo glicemico dei pazienti adulti con diabete di tipo 1 e 2.

Niente glibenclamide per il diabete gestazionale
Le linee guida italiane per il trattamento del diabete in gravidanza prevedono il solo uso dell’insulina, mentre all’estero è previsto anche l’utilizzo di antidiabetici orali, come glibenclamide e metformina. In una metanalisi pubblicata sul British Medicai Journal risulta che la metformina e l’insulina hanno un’efficacia nettamente superiore alla glibenclamide nella terapia del diabete gestazionale. La metanalisi ha evidenziato che l’uso di glibenclamide e gliburide, rispetto ad insulina e metformina, si associa ad una maggiore frequenza di macrosomia e ipoglicemia neonatale, proprio due dei rischi del diabete gestazionale. Al contrario, la metformina è migliore dell’insulina nel controllare l’aumento di peso materno, ma si associa ad un maggiore tasso di nascite pretermine e ad una minore età gestazionale al parto.

 Liraglutide anche per l’obesità
La Commissione Europea ha dato l’autorizzazione alla commercializzazione di liraglutide 3 mg per il trattamento dell’obesità. Questo farmaco è un analogo del GLP-1 a somministrazione unica giornaliera e il suo utilizzo sarà raccomandato in aggiunta a dieta ipocalorica e a incremento dell’attività fisica per la gestione del peso corporeo in pazienti adulti in sovrappeso od obesi, e in presenza di almeno una comorbidità come prediabete o diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemia o apnea ostruttiva durante il sonno.
Lixisenatide sicuro anche per il cuore
Sono stati preannunciati da Sanofi i risultati dello studio Elixa di fase III-b sul farmaco Lixisenatide, un agonista del ricettore del GLP-1. Non ancora approvato negli Stati Uniti, il farmaco della Sanofi si è dimostrato sicuro anche nei pazienti con diabete di tipo 2 con alto rischio cardiovascolare. Allo studio, che ha
arruolato 6.000 pazienti seguendoli per oltre 4 anni, ha partecipato attivamente anche l’Italia.
Metformina sempre migliore
Anche in monoterapia, questo farmaco, gold standard della terapia del diabete di tipo 2, si dimostra più efficace delle sulfaniluree e della meglitinide. Lo ha affermato uno studio svedese, che ha confermato l’efficacia della metformina anche sul lungo periodo: al contrario di come avviene infatti per altri antidiabetici orali usati inizialmente in monoterapia, non è necessario aggiungere un altro farmaco ipoglicemizzante oppure passare ad un altro farmaco più potente e/o all’insulina per mantenere a target l’emoglobina glicata. In pratica, la metformina riesce a mantenere un migliore compenso glicemico per più tempo.
Ricordiamoci, comunque, che quello che può condizionare il mantenimento di un buon compenso glicemico ed un più o meno rapido progredire del diabete è soprattutto la modificazione dello stile di vita: attenzione quindi alla dieta, aumentare l’attività fisica e controllare il proprio peso corporeo.
La vista migliora grazie ai nuovi farmaci
L’edema maculare diabetico è una delle complicanze del diabete: colpisce gli occhi e può portare alla perdita progressiva della vista. Per fortuna oggi esistono farmaci in grado di arrestare la progressione di questa patologia e in alcuni casi migliorare la vista dei pazienti che ne sono affetti. Un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha constatato che i farmaci aflibercept, bevacizumab e ranibizumab migliorano tutti e tre la vista, con un effetto legato all’acuità visiva base, mentre il primo dei tre medicinali è più efficace nei casi più gravi, quella cioè in cui l’acuità visiva è già scarsa. Ricordiamo che tutti e tre i farmaci si somministrano con una iniezione intravitreale.
Moltiplicare le cellule di insulina
È uno degli obiettivi dei ricercatori che sperimentano nuovi farmaci per la cura del diabete: su oltre 100 mila
moltiplicarsi. È quanto emerso da uno studio finanziato dalla Juvenile Diabetes Research Foundation, che ha mostrato che la sostanza sperimentale chiamata “harmine”
potenziali candidati, solo un farmaco è riuscito nell’impresa di guidare le cellule beta a
spinge a una divisione e moltiplicazione di cellule beta adulte umane in coltura.

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