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Dieta vegana, no per i bambini: gravi danni per il loro sviluppo

Dal rapporto si evince che la scelta migliore appare la dieta mediterranea che bilancia il consumo di alimenti di origine vegetale e animale. I pediatri non hanno dubbi, la dieta vegananon è un’opzione praticabile per i bambini. Il documento è il frutto di un anno di lavoro: sono stati presi in esame oltre 120 studi internazionali, con il coordinamento di Margherita Caroli. Le responsabilità sono da riconoscere al molto più che probabile deficit di alcuni micronutrienti: il ferro, lo zinco, la vitamina B12 e l’acido docosaesanoico su tutti.

Il target delle persone arruolate nelle ricerche è eterogeneo: donne in gravidanza, giovani mamme, lattanti, bambini e adolescenti. Lui, insieme alla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), alla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (Sima) e alla Società Italiana di Medicina Perinatale (Simp) ha scelto di diffondere una corretta informazione sulla dieta veg in gravidanza, in età pediatrica e in età avanzata.

“Le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate al corretto sviluppo del bambino: in chiave neurologica, psicologica e motoria”, si legge nel dossier. “La maturazione cerebrale del bambino avviene in larga parte nei primi due anni di vita – spiega Miniello”. Secondo gli ultimi dati Eurispessarebbero più di 4 milioni gli italiani che seguono una dieta vegana o vegetariana, un numero in costante aumento che, tuttavia, non raccoglie l’approvazione della comunità scientifica, che ritiene questo genere di diete dannose per la salute, se non accompagnate dall’integrazione di determinati nutrienti.

Perché no a dieta vegana e vegetariana. D’altra parte siamo esseri evoluti e non siamo scimpanzé, animali a cui basta introdurre solo il 3% di proteine animali. Anzi, semmai è il contrario: la dieta vegana mette a serio rischio la salute e per questa tesi la scienza è in grado di mostrare risultati ottenuti in maniera seria e scrupolosa. E i pediatri devono assolutamente far comprendere tale concetto ai genitori. Probabilmente i disturbi sono causati da carenze nutrizionali.

Le diete vegetariane e vegane negli ultimi anni sono diventate la scelta di alimentazione di un numero sempre maggiore di italiani.

La questione diventa ancora più delicata se la dieta vegana si applica ai più piccoli.

Il numero di vegetariani e vegani aumenta di anno in anno. E così le famiglie che scelgono questa strada per i propri figli sin dallo svezzamento. Eppure ogni giorno le cronache ci raccontano di bambini ricoverati in pronto soccorso in gravi condizioni proprio a causa di una alimentazioni non equilibrata e non adeguata a soddisfare tutte le esigenze di un organismo in crescita. «Segno che ci sono scelte», commenta la dottoressa Lisa Mariotti esperta in nutrizione pediatrica, «che non possono essere improvvisate, ma adeguatamente accompagnate».

Purtroppo molte delle persone che fanno queste scelte non hanno un’adeguata preparazione che gli consenta di equilibrare adeguatamente l’apporto di nutrienti. «Un’alimentazione selettiva deve essere pianificata con l’aiuto di un esperto», prosegue la Mariotti, «in modo da ridurre eventuali deficit. Mentre nell’adulto una scelta di questo tipo comporta meno rischi ed è meno complicata da gestire, in un bambino la faccenda si complica. Infatti durante la crescita è necessaria una continua correzione dei supplementi per fornire un corretto apporto di nutrienti. Se la dieta è correttamente pianificata con un esperto che indichi non solo le quantità ma anche le modalità di assunzione degli alimenti, i rischi si riducono. Tuttavia esistono degli elementi come la vitamina B12 presenti solo nei cibi animali, per cui è necessario che i bambini vegani la assumano con integratori o alimenti fortificati, su indicazione del pediatra».

Ed è proprio la carenza di questa vitamina ad essere uno dei fattori di rischio maggiori per la salute dei bimbi, in quanto la carenza di B12 causa anemia grave e danni neurologici anche irreversibili. «Secondo la teoria dei mille giorni», sottolinea l’esperta, «la prevenzione inizia nella pancia della mamma. Teniamo presente che anche le madri onnivore devono supplementare la propria dieta durante gravidanza e allattamento, a maggior ragione chi segue una dieta selettiva dovrà prestare particolare attenzione».

Da un punto di vesta nutrizionale, i legumi costituiscono la fonte primaria di proteine nelle diete vegetariane. Per i soli bambini vegani, a causa di una minore digeribilità delle proteine vegetali rispetto a quelle animali, viene suggerito un aumento dell’apporto proteico rispetto ai LARN, quantificabile nel 10-15% in più rispetto agli apporti previsti per l’età. Spesso vene anche consigliato di associare i legumi con i cereali, durante il pasto o comunque nella giornata alimentare, per ottenere un apporto proteico di elevato livello biologico. Per quanto riguarda la Vitamina B12, questa vitamina è presente solo negli alimenti di origine animale e pertanto i bambini vegani devono assumerla con integratori. Anche l’introito di calcio da parte dei vegani può essere inferiore a quello della popolazione generale mentre quello dei latto-ovo-vegetariani è solitamente adeguato. Un buon apporto di questo minerale durante l’età pediatrica può essere comunque offerto con alimenti ricchi di calcio come legumi, verdure a basso contenuto di ossalati, frutta secca (come le mandorle) e, per i latto-ovo-vegetariani, latticini. Senza dimenticare l’importanza della composizione di molte acque ricche in Sali minerali tra cui il calcio.

Per il ferro, le assunzioni consigliate per i vegetariani sono raddoppiate rispetto a quelle dei non vegetariani. Infine un appunto anche sullo zinco: nei vegetariani può essere superiore del 50% rispetto a chi non lo è. «Nutrire la salute dei nostri bambini e dei nostri figli è un investimento importante che dà sempre frutto. Una dieta che può sembrare sana, soprattutto nei più piccoli può portare a danni anche permanenti per la salute se non adeguatamente pianificata e monitorata da nutrizionisti e pediatri».

Conoscerla (per sconsigliarla) e imparare a ridurre i rischi in chi la pratica. La minore varietà di alimenti che caratterizza la dieta vegana rende più complesso l’approvvigionamento dei nutrienti necessari al bambino, e con maggiore facilità si possono manifestare carenze nutrizionali sub-cliniche o palesi.

La radiografia del torace mostra un’area di consolidazione parenchimale in sede retrocardiaca sinistra, non versamento pleurico, ombra cardiaca nei limiti di norma, discreta gastrectasia. Test rapido per VRS negativo. È ricoverata e si inizia terapia antibiotica con ceftriaxone EV. Asia è primogenita di genitori non consanguinei, nata a termine da parto cesareo, con peso alla nascita di 2,750 kg. Dopo la nascita è stata allattata esclusivamente al seno e al ricovero assume ancora latte materno. L’alimentazione complementare è stata introdotta a 10 mesi e segue una dieta rigidamente vegana, come quella dei genitori. Non ha fatto supplementazioni vitaminiche e non è stata vaccinata per scelta dei genitori. Peso e lunghezza sono inferiori al 3° centi- le per l’età (peso kg 7,200; lunghezza cm 70), circonferenza cranica al 3° centile (cm 44), con fontanella pervia e ampia e bozze frontali prominenti. Presenta lieve rosario rachitico, addome disteso con evidenza del solco di Harrison, braccialetto rachitico ai polsi, ingrossamento delle cartilagini metafisarie a livello delle ginocchia, che sono vare. Si rilevano inoltre ipotonia assiale con forza e riflessi normali, irritabilità, sguardo vacuo e ridotto contatto visivo, sporadici tremori tipo clono al labbro
superiore. Sta seduta e mantiene la posizione eretta solo se sostenuta, non cammina. Pronuncia solo la parola ‘mamma’.
I genitori esigono una dieta strettamente vegana. Le nonne ci confidano di essere molto preoccupate, perché la bambina da alcuni mesi è più apatica, aveva iniziato a muovere i primi passi e ora non si muove più, presenta spesso vomito, non ha appetito e rifiuta qualsiasi cibo solido.
Vista la negatività degli indici di flogosi, si sostituisce il ceftriaxone EV con amoxicilli- na per os e si inizia terapia con vitamina B12 (cianocobalamina) x os alla dose di 1 mg/die e vitamina D3 per os alla dose di 2000 Ul/die.
In terza giornata di ricovero il respiro è eupnoico e la Sat.O2 nella norma, in quinta giornata Asia si presenta più reattiva, è incuriosita dall’ambiente e dai giochi che le vengono proposti, dice solo ‘mamma’, ma comprende gli ordini e riconosce gli oggetti. Non si evidenziano più i tremori periorali presenti all’ingresso. Si programmano le indagini radiologiche per rachitismo (polsi e ginocchia) e gli esami di controllo dopo 1 settimana per valutare la risposta ematologica, ma i genitori ritirano la bambina contro parere medico. Si consiglia di continuare il trattamento con vitamina B12 e vitamina D3 e si programma un controllo post-dimissione in ospedale dopo 20 giorni. Si consiglia anche un controllo ravvicinato dal pediatra curante che, però, contattato telefonicamente,
ci comunica che non visitava la bambina da almeno 5 mesi.
Alla visita di controllo in ospedale dopo 20 giorni, la bambina si presenta con la madre: a casa è stata bene, ha continuato a seguire la dieta vegana con le integrazioni consigliate, è cresciuta 700 g, la cute è roseo- pallida, lievemente distrofica a glutei e cosce, permangono i segni di rachitismo, l’addome è globoso e meteorico. È vivace e reattiva, fa i versi degli animali e indica le parti del corpo, partecipa alle attività proposte dimostrando
una buona manipolazione fine e cammina con discreto equilibrio. Si consiglia di ridurre la vitamina B12 a 1 mg/sett. e di continuare la vitamina D3 allo stesso dosaggio per 12 settimane, si consigliano inoltre sali di calcio, zinco, ferro e acidi grassi essenziali.
Purtroppo Asia non si presenta più ai controlli e il pediatra curante, contattato telefonicamente, ci informa di aver più volte cercato i genitori, che gli hanno alla fine comunicato che la bambina è seguita da un pediatra vegano in altra regione.

Frequentemente la cronaca segnala casi di bambini ricoverati in ospedale, in condizioni anche gravi, per aver seguito regimi alimentari scorretti o diete estreme, in luogo di quella onnivora caratteristica della nostra cultura. Le dimensioni del problema e le relative implicazioni etiche ci impongono di guardare con attenzione a questo fenomeno per comprenderlo e, possibilmente, governarlo.

Tra le numerose varietà di diete alternative concentreremo la nostra attenzione sulle diete vegetariane, in particolare sulla dieta vegana, più frequentemente accusata di provocare gravi disturbi nutrizionali. Dal punto di vista terminologico distinguiamo la dieta vegana, che prevede esclusivamente l’assunzione di alimenti di origine vegetale, dalla dieta latto-ovo-vegetariana (LOV), che prevede il consumo di cibi vegetali e di cibi animali indiretti (uova, latte vaccino e derivati, miele).

Dal punto di vista demografico, secondo i dati Eurispes 2017, se la popolazione che segue una dieta vegetariana è stabile (circa il 7,6%), è in forte aumento il numero di coloro, circa il 3%, che praticano una dieta vegana (nel 2016 erano 1%), mentre diminuisce al 4,6% il numero dei | vegetariani LOV (nel 2016 erano il 7,i%).

Nelle famiglie italiane le scelte alimentari vegetariane o vegane dipendono nel 47,6% dalla convinzione che le proteine vegetali siano più salutari di quelle animali, mentre nel 31,7% il profondo rispetto negli animali è la molla che innesca il cambiamento. Nei casi restanti si fa appello a ragioni religiose, filosofiche, economiche o ambientali.

La minore varietà di alimenti che caratterizza la dieta vegana rende più complesso l’approvvigionamento dei nutrienti necessari al bambino, e con maggiore facilità si possono manifestare carenze nutrizionali sub-cliniche o palesi, clinicamente significative soprattutto nei bambini della prima infanzia, quando l’organismo è in crescita e sono ancora rilevanti i processi di sviluppo degli organi. L’importanza della varietà degli alimenti per pianificare una dieta sana è stata dichiarata con forte enfasi dalla maggioranza delle società scientifiche nord-americane, compresa l’American Academy of Pediatrics (AAP) e l’Academy of Nutrition and Dietetics (ADA).

Nonostante ciò, si trovano in letteratura giudizi contrastanti sulla dieta vegana in età pediatrica e sono stati diffusi sia messaggi che ne esaltano l’adeguatezza nutrizionale, appropriata in ogni fase della vita, in gravidanza, nel lattante e nel bambino (ADA), sia opinioni che invitano a non utilizzarla nella prima infanzia (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition – ESPGHAN).

Questa disparità di vedute tra prestigiose società scientifiche può essere spiegata, forse, dalla maggiore importanza che i pediatri dell’ESPGHAN – a differenza dei dietologi dell’ADA – danno alla prima infanzia, un’età in cui ogni bambino non solo ha bisogno di crescere, ma anche di completare la maturazione dei vari organi. Non bisogna sottovalutare, in questo periodo della vita, il ruolo strategico della nutrizione quale stimolo epigenetico per la programmazione della salute futura del bambino, tale da condizionarne la resilienza o la suscettibilità ad ammalarsi da adulto.

Nel recente Position Paper dell’ESPGHAN sull’alimentazione complementare si afferma che i genitori devono essere consapevoli di quanto gravi siano le conseguenze di una dieta vegana per il proprio figlio (scarsa crescita, rachitismo, deficit cognitivi irreversibili, atrofia cerebrale fino alla morte), nel caso non si somministrino adeguati supplementi di vitamina B12 e non si arricchisca la dieta con vitamina D, ferro, zinco, folati, LC-PUFA Omega 3, proteine e calcio.

È per tale motivo che riteniamo la dieta vegana non adatta a un bambino, non è opportuno affidarsi a scelte dietetiche sbilanciate, così distanti dalla nostra cultura, che necessitano di supplementazioni e dove ogni errore può influire in modo profondo sul futuro del bambino. Se i genitori però scelgono la dieta vegana per il proprio figlio, è necessario non lasciarli soli dopo questa difficile decisione e aiutarli a non commettere errori nutrizionali pregiudizievoli. Tale disponibilità va manifestata in modo convinto, allo stesso modo con cui aiutiamo una famiglia onnivora a svezzare il proprio bambino, o a programmare una dieta a un bambino di genitori aderenti a gruppi religiosi (hindu, ebrei, musulmani, ecc.) che prevedono restrizioni alimentari ai propri fedeli. Un atteggiamento diverso potrebbe comportare la fine dell’alleanza medicopaziente, la perdita di fiducia nel pediatra e la decisione di impostare una dieta fai-da-te seguendo consigli presi dalla rete o da qualche conoscente con scarse competenze e compromettere così la crescita e lo sviluppo del bambino. Ogni pediatra deve avere nel proprio bagaglio culturale le conoscenze utili a pianificare una dieta vegana bilanciata dal punto di vista nutrizionale.

Gli alimenti della dieta vegana

La conoscenza dei gruppi di ALIMENTI Più COMUNI della dieta vegana ci aiuta a pianificare un’alimentazione bilanciata e ad assistere i genitori che scelgono per i propri figli tale tipo di dieta.
Cereali

Sono utilizzati sia in forma integrale, seminte- grale o raffinata. I cereali più comuni sono il riso, il frumento e il mais; meno comuni sono il farro, il miglio, l’orzo, l’avena e la segale. Ci sono poi gli pseudocereali (quinoa, grano saraceno e amaranto) definiti così perché farine di piante dicotiledoni, a differenza delle graminacee (i veri cereali) che sono piante monocotiledoni. Gli pseudocereali, diversamente dai cereali, hanno un contenuto di AA essenziali più equilibrato, per cui hanno un più elevato valore biologico. I cereali, oltre a contenere un’importante quota di glicidi (dal 60% del frumento duro all’87% del riso, se raffinati) sono anche fonte proteica (dal 7% del riso al 14% del frumento), con la lisina come aminoacido essenziale limitante. Bisogna ricordare che i cereali integrali, così come i semi oleaginosi e i legumi, contengono i fitati, importanti per la salute, ma responsabili del minore assorbimento dei minerali. Ci sono tecniche per ridurre il carico di fitati per idrolisi, quali la germogliazione, la messa a mollo prima della cottura, oppure la lievitazione acida del pane.

Legumi e alimenti proteici
I LEGUMI Sono DA CONSIDERARE PER LA DIETA VEGANA l’equivalente della carne per la dieta onnivora, in quanto particolarmente ricchi di proteine, circa 25 g % nei legumi secchi (fagioli, lenticchie, piselli, ceci) fino a quasi 40 g % nei semi di soia. I legumi hanno la metionina come aminoacido essenziale limitante, per cui vanno combinati con proteine da altre fonti. Quando parliamo di soia, intendiamo non solo i semi, ma anche i suoi derivati: il latte, lo yogurt, il tofu e il tempeh. Il tofu e il latte di soia sono decisamente i prodotti di soia più comuni nel nostro paese, il tempeh deriva dalla soia fermentata e ha un valore nutrizionale più alto per il minore contenuto di fitati. Sebbene qualsiasi alimento vegetale contenga proteine, devono essere menzionati tra gli alimenti proteici anche la frutta secca (noci, mandorle, nocciole, ecc.) e il seitan, derivato dal glutine del frumento. Anche gli pseudocereali sono considerati una importante fonte proteica, perché il loro contenuto di amminoacidi (AA) essenziali è equilibrato, per cui non è necessario che siano combinati con altri alimenti proteici.
Frutta e verdura
La verdura, pur composta di carboidrati e proteine in varie combinazioni a seconda del tipo, è importante soprattutto perché fonte di minerali, acidi organici, vitamine, fibre e fitocomposti, importanti per la modulazione di numerose attività biologiche (attività antiossidante, antinfiammatoria, antiproliferativa, ecc.). Alcune sono più ricche di ferro (spinaci, radicchio, rucola); altre rappresentano una buona fonte di calcio (cavolfiori, tutti i tipi di cavolo, tutte le verdure a foglia verde tranne quelle più ricche di acido ossalico, come la bieta e gli spinaci). Poiché ogni verdura ha peculiari proprietà, è opportuno, nella dieta del vegano, variare spesso per raccogliere tutti i possibili benefici. La frutta, composta prevalentemente da carboidrati, dà un grosso contributo in minerali – soprattutto potassio – vitamine e flavonoidi.
Frutta secca e semi oleaginosi
Sia la frutta secca (noci, mandorle, Nocciole, ecc.) che i semi oleaginosi (semi di zucca, lino, canapa, girasole, sesamo, ecc.) non devono mancare nella dieta del bambino vegano sia perché ricchi di acidi grassi insaturi, sia per la quantità di proteine, sia perché particolarmente calorici, il che è utile per compensare la bassa densità calorica degli alimenti di origine vegetale. Vitamine e sali minerali (ferro, calcio, zinco, selenio, magnesio) completano le caratteristiche di questi alimenti.
Grassi
Il condimento principale nella dieta del vegano è l’olio di oliva, a cui si può aggiungere l’olio di lino, principale fonte di omega-3 (ro-3). L’olio di lino richiede una buona catena del freddo e una sufficiente protezione dalla luce per ridurre la velocità del normale processo di ossidazione, favorito dalla presenza dei numerosi doppi legami. Gli oli di semi, particolarmente ricchi di ro-6, non devono essere usati frequentemente, per non alterare in modo sfavorevole il rapporto ro-6 / ro-3.
Le carenze nutrizionali della dieta vegana: conoscere per prevenire
Densità calorica
I bambini vegani assumono minori calorie rispetto ai coetanei onnivori, per la minore densità calorica degli alimenti utilizzati. Per questo è opportuno aggiungere alle pappe un cucchiaino di frutta secca grattugiata (es: mandorle, noci, nocciole, ecc.). Se la crescita di coloro che seguono una dieta LOV è paragonabile a quella dei bambini onnivori, quella dei bambini vegani è più lenta. Bisogna tener conto, tuttavia, che non c’è molto in letteratura sugli effetti della dieta vegana sulla crescita, per cui alcune società scientifiche mostrano una posizione molto cauta sull’argomento.

Vitamina B,2
Il deficit di vitamina B12 è la carenza più importante di una dieta vegana, poiché gli alimenti che la compongono ne contengono quantità molto scarse, meno del 20% della Dose Giornaliera Raccomandata (RDA)7.
Due recenti metanalisi8,9 hanno dimostrato nei bambini e negli adolescenti alimentati con dieta vegana una carenza di vitamina B12 con un range rispettivamente tra 22% e 86% e tra 21% e 41%, mentre gli adolescenti LOV hanno presentato una prevalenza della carenza di B12 tra lo 0% ed il 33%.
I sintomi da deficit di vitamina B12 possono essere molto subdoli, a volte difficilmente diagnosticabili nelle forme sub-cliniche: anemia, (i segni ematologici possono mancare in caso di alti livelli di folati), anoressia, ipotonia, ritardo nelle acquisizioni delle tappe dello sviluppo neurologico fino a quadri di franca atrofia cerebrale sono lo spettro sintomatologico associato al lattante con carenza di cianocobalamina. Se teniamo conto che al neonato occorrono anni per completare lo sviluppo cerebrale (si- napsogenesi, mielinizzazione, accrescimento della corteccia cerebrale, ecc.) si intuisce come il danno da deficit di vitamina B12 nel bambino della prima infanzia sia ben più grave rispetto alle età successive, soprattutto perché i danni sono irreversibili . Inoltre, è necessario accertarsi, nella valutazione di un piccolo lattante alimentato esclusivamente al seno da mamma vegana, che la nutrice assuma sufficienti quantità di vitamina B12 per evitare un deficit precoce di questa vitamina. Il dosaggio sierico di vitamina B12, dell’omocisteina e dell’acido metilmalonico sono espressione dello stato nutrizionale della mamma, tenendo presente che il dosaggio dell’ac. metilmalonico rappresenta il test con maggiore sensibilità e specificità. Per soddisfare il fabbisogno di vitamina B12 è necessario che il bambino a dieta vegana introduca con continuità quantità adeguate di vitamina B12, poiché in Italia alimenti arricchiti con questa vitamina non sono molto diffusi .

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