Duplice omicidio di Villagrazia, si suicida in carcere di Pagliarelli il presunto assassino: l’avvocato aveva chiesto la scarcerazione perché depresso

ANSA/Ignazio Marchese

Era stato arrestato lo scorso 5 marzo on l’accusa di duplice omicidio e rinchiuso nel carcere Pagliarelli di Palermo fino a ieri, 27 giugno 2016, giorno in cui Carlo Gregoli ha deciso che era giunto il momento di mettere un punto alla propria vita motivo per il quale si è tolto la vita.

L’uomo nello specifico era finito in carcere insieme alla moglie A.V, accusati di avere ucciso pochi giorni prima del’arresto, il vicino di casa Vincenzo Bontà e il giardiniere Giuseppe Vela ma nonostante le prove contro di lui che gli inquirenti gli hanno messo davanti nel corso di questi mesi trascorsi in carcere ecco che Gregoli non si è mai arreso e non è mai crollato ma al contrario ha sempre dichiarato di essere innocente fino a ieri quando ha deciso di suicidarsi. Proprio il suo legale, poco tempo fa, ne aveva chiesto la scarcerazione sostenendo nello specifico che il suo assistito stava poco bene ed esattamente aveva dichiarato che soffrisse di depressione ma ecco che il perito del gip aveva dichiarato compatibile lo stato di salute del detenuto con la detenzione in carcere.

 Ieri però il folle ed estremo gesto compiuto da Gregoli a proposito del quale l’avvocato Aldo Caruso, che nelle scorse settimane ha curato la difesa dello stesso, si è espresso affermando “Una vicenda che ci lascia l’amaro in bocca, è una situazione che era del tutto prevedibile. Già la settimana scorsa avevamo chiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere per la forte depressione che affliggeva nelle ultime settimane Carlo Gregoli.

Il mio assistito era ricaduto in quella grave forma di depressione che lo aveva colpito già in passato”. L’avvocato ha poi proseguito il suo intervento sulla delicatissima questione sottolineando che il giudice, in seguito alla richiesta della sostituzione della misura cautelare, aveva deciso di nominare un perito il quale, a sua volta “ha stabilito che non c’erano ragioni di incompatibilità con il regime carcerario, per cui Gregoli è rimasto in cella”, concludendo poi “Non ci siamo arresi, abbiamo fatto una seconda istanza insistendo nel perorare le nostre ragioni, era evidente che fosse a rischio. Il Gip aveva segnalato al carcere di vigilare ma evidentemente questo non è stato fatto”.

Lo scorso venerdì ha avuto luogo l’ultimo colloquio tra Carlo Gregori e i figli i quali, subito dopo, hanno allertato i legali del padre in quanto preoccupati per le sue condizioni di salute motivo per il quale, come precedentemente anticipato, i legali hanno presentato una seconda istanza a seguito della quale, proprio il Gip è intervenuto segnalando al carcere di vigilare particolarmente sul detenuto che però, alla fine,  si è suicidato. Non sembrerebbero essere ancora chiari, al momento, i motivi nascosti dietro al duplice omicidio di  Villagrazia, per il quale Gregoli si trovava in carcere insieme alla moglie.

Carlo Gregoli si è ucciso nella cella dell’infermeria nel carcere Pagliarelli. L’ex geometra comunale era finito in manette insieme alla moglie, Adele Velardo, lo scorso 3 marzo per il duplice omicidio di Vincenzo Bontà e Giuseppe Vela, freddati quel giorno in via Falsomiele a Palermo con modalità che ricordavano il metodo mafioso e che per questo inizialmente avevano sviato gli inquirenti. Il 50enne, secondo il suo legale, soffriva di una forte depressione, tanto che ne era stata chiesta la scarcerazione. È stata una perizia disposta dal gip, tuttavia, a stabilire che le condizioni dell’uomo erano compatibili con il regime carcerario e che quindi sarebbe dovuto rimanere rinchiuso al Pagliarelli.

Una seconda istanza di scarcerazione era ancora al vaglio della magistratura, per questo Gregoli si trovava in infermeria. Era tenuto sotto osservazione in attesa di una valutazione psichiatrica. Il geometra e la moglie, entrambi incensurati, non hanno mai ammesso il loro coinvolgimento nel delitto. A inchiodarli sono state le testimonianze di alcuni passanti e i filmati delletelecamere di videosorveglianza della zona. In particolare uno dei testimoni ha raccontato di avere visto chiaramente dallo specchietto retrovisore della propria auto Gregoli esplodere il colpo di grazia alla nuca di Bontà. In fine, alcune settimane fa, l’esame del dna effettuato su un bossolo trovato sul luogo della sparatoria ha ulteriormente complicato la posizione del dipendente comunale. Nonostante ciò non è ancora chiaro il movente che avrebbe potuto muovere i coniugi a compiere l’omicidio.

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