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Addio a Danilo Mainardi l’etologo, ambientalista e amico degli animali

Fu Danilo Mainardi a raccontare la storia di Matteo Walch, il bambino che, tra i 4 e gli 8 anni, in vacanza con la famiglia a Grossglockner, nelle Alpi austriache, fece “amicizia” con le marmotte. E instaurò con questi animali selvatici una vera e propria relazione che si consolidava di anno in anno.A 83 anni è morto a Venezia l’etologo Danilo Mainardi, grande studioso del comportamento animale: tra le sue ricerche quelle sull’aggressività e sui comportamenti sessuali. Sognava di potersi reincarnare in un pennuto, per poter volare.

Potendo scegliere un animale nel quale reincarnarsi, Danilo Mainardi avrebbe preferito essere un uccello per la «meravigliosa capacità di volare». E chissà che lassù non venga ascoltato.
Addio all’Umberto Eco degli animali, etologo milanese, famoso in tutto il mondo, che amava raccontare i comportamenti e le abitudini delle specie più disparate, da quelle domestiche a quelle più rare e sconosciute, presenti solo negli ultimi santuari naturali della terra.

Indimenticabili i suoi preziosi insegnamenti: «Esistono, oltre all’umana, altre vite e altre intelligenze che non sono solo ricche di fascino, ma, per tanti e differenti motivi, meritevoli di essere conosciute. La zoologia è una disciplina bellissima, che tanto può regalarci sia in termini di conoscenza che di gioia di vivere». La stessa che ha lasciato a tutti noi affidandola al suo ultimo sorriso. «Mi ha sorriso un’ultima volta, dopo un lungo periodo di malattia non privo di complicazioni. Ci ha lasciati come poteva fare lui, nel giorno della donna e dell’uscita della sua collana dedicata agli animali sul Corriere della Sera», racconta la moglie Patrizia, che gli è stata accanto Uno alla fine.

Mainardi – avrebbe compiuto 84 anni a novembre – non era solo un esperto di animali: era soprattutto un appassionato. Li amava – Un da quando in gioventù iniziò a disegnarli guidato dal padre pittore, tanto che nei libri sono presenti anche i suoi schizzi – e amava raccontarli e farli conoscere al mondo con quel linguaggio semplice che contraddistingue i grandi. Le sue erano lezioni sui meccanismi della natura e su quanto da essa l’uomo abbia sempre tanto da imparare.

Una vita passata a sottolineare l’intelligenza de L’animale culturale, che dà il titolo a un suo libro uscito nel 1974, con i risultati delle ricerche, ottenute con metodi d’indagine piuttosto originali e poi copiati dai colleghi: osservava il comportamento degli animali nel risolvere determinati problemi e li filmava per poi studiarli. Nel volume afferma quindi che anche gli animali posseggono la capacità tipica dell’uomo di produrre e trasmettere cultura,
di trasferire soluzioni e innovazioni.

Oltre a vestire i panni del pastore e del veterinario sul campo, è stato tra i primi a sostenere come il contatto dell’uomo con certi animali produca benessere (pet therapy). Fermamente contrario alle corride e al circo con gli animali, si è ritrovato costretto a far sopprimere il proprio cane, ormai malato terminale e sofferente, per garantirgli «una dolce morte» piuttosto che un accanimento terapeutico. E proprio a Felice, il suo secondo fox terrier, dedica l’ultimo libro: Il cane secondo me. L’etologo svela tutti i segreti del miglior amico dell’uomo, le potenzialità innate, la capacità di apprendere. Ma solo con un padrone non oppressivo. E che padrone.

«Felice… era un attaccabrighe. Prima o poi imparerà, mi dicevo. Siccome però lo lasciavo fare, ne ha fatte di zuffe i primi anni della sua vita, ne ha prese di botte… Sempre da cani più grossi di lui, a onor suo e del vero. Ma poi ha imparato. Non essendo stupido […], ha appreso anche di più: imparò, e ciò cambiò la sua esistenza, a gestire pacificamente i suoi rapporti con gli altri cani», si legge tra le ultime pagine dello zoologo . Il primo a portare gli animali in tv in alcune puntate di Quark e SuperQuark, sostenuto dal suo grande amico Piero Angela, che lo ricorda con affetto: «Danilo Mainardi era una persona straordinaria, uno scienziato apprezzato in tutto il mondo, uno dei primi a occuparsi di etologia. La sua morte è una grave perdita.

Eravamo molto amici. Era una persona molto riservata, non si esponeva, teneva un profilo basso. Ci trovavamo bene perché avevamo lo stesso carattere. Arrivava in trasmissione con i suoi filmati, parlavamo cinque minuti e poi partivamo. Era sempre “buona la prima”, era un bravo comunicatore. Alla scienza lascia tutti gli studi che ha fatto, alla divulgazione scientifica lascia quel tono calmo, tranquillo, senza andare sopra le righe, che arrivava subito alla gente».

Docente emerito di Biologia e di Ecologia comportamentale all’Università veneziana di Ca’
Foscari, Mainardi è stato direttore della Scuola internazionale di etologia di Erice, presidente onorario della Lipu (la Lega per la protezione degli uccelli), membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze e dell’International Ethological Society, di cui è stato anche presidente.
Autore di numerosi libri sulla natura e sugli animali, ha raccontato con rigore scientifico e semplicità di linguaggio tutti gli aspetti dell’etologia e della zoologia. I

l suo primo libro, La scelta sessuale nell’evoluzione della specie, era stato pubblicato nel 1968 da Bollati Boringhieri;l’ultimo, La città degli animali, è uscito lo scorso anno per Cairo.
Per descrivere se stesso e quelli come lui – che preferiscono trascorrere il tempo in mezzo alla natura ad osservarla piuttosto che davanti allo schermo della tv o del pc – nel volume La bella zoologia, pubblicato nel 2008, si era affidato persino a Dante, di cui era andato a ripescare ilXXIII canto del Purgatorio:«Chi dietro a li uccelin sua vita perde…».

L’uomo che voleva essere un uccello

Si può amare la natura di un amore naturale, privo degli eccessi di un’ideologia o del fanatismo animalista. Si può avere con gli animali un rapporto di rispetto che è la base dell’amore, senza l’esibizione di un attaccamento superiore a quello che si deve avere per gli uomini. Si può credere nella “superiorità” dell’Homo Sapiens, senza guardare agli animali con l’occhio antropomorfizzante di Walt Disney. Si può essere scienziati rigorosi, e al tempo stesso divulgatori capaci di spiegare la scienza con le parole di tutti i giorni o con disegni. E luminari della propria disciplina, l’etologia, con oltre 200 pubblicazioni e diverse cattedre, ma conservare l’umiltà e bonarietà del figlio di poeti e contadini. Danilo Mainardi, morto ieri alle 5 e mezzo del mattino a Venezia a 83 anni, era tutto questo. Un ateo dichiarato la cui religione era la scienza, il cui lavoro era lo studio del comportamento animale e della sorprendente convivenza con l’uomo.

L’ho conosciuto a metà degli anni ’80 nella suabella casa di Parma: dai suoi gesti, dal suo sguardo, emanava un’umanità contagiosa, la serenità dello studioso. La moglie, Patrizia, dice che le ha fatto un ultimo sorriso ed è morto. Fonte continua, come professore e scrittore, di storie che nascevano da immagini. Il suo metodo di etologo era spesso basato sull’analisi di un video, anche di quelli virali degli internauti. Come il papà canguro che solleva e stringe a sé il corpo della compagna morta accanto al cangurino, quasi avesse quella pietà e consapevolezza della morte che Mainardi nega, perché negli animali non c’è la stessa coscienza che definisce l’umanità dell’uomo. E lo argomenta, Mai- nardi, dal fatto che il canguro non tradisce una mimica facciale emotiva.

Il suo rigore scientifico paradossalmente aggiungeva calore di sentimenti all’amore per la natura. La sua mente di studioso aveva ereditato l’acume dell’osservazione dal padre Enzo, poeta e pittore futurista, che lo introdusse alla lettura dei testi darwiniani, ma il senso di appartenenza al mondo naturale veniva dalle radici campagnole della ma per lui il vero problema etico non era quello di mangiare carne ma di rispettare le bestie da vive
dre, Maria Soldi.

Nato a Milano, ragazzo si era trasferito con la famiglia nella campagna di Cremona, a Soresina, per sfuggire alle bombe. Sogna, in quegli anni, di fare il pastore, poi il veterinario. All’Università, Scienze biologiche. Preparazione solida. Dopo la laurea nel ‘56 insegna dal ‘67 al ’92 Zoologia, poi Biologia generale e Etologia nella Facoltà di Scienze e Medicina di Parma. E per oltre vent’anni, Biologia all’Ateneo Ca’ Foscari di Venezia. Che descrive
ne “La città degli animali” come una giungla acquatica nella quale convivono l’uomo e gli animali.

Ai vertici di Lipu, Società italiana di etologia, Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, collaboratore di quotidiani e riviste, commentatore e conduttore televisivo legato a Piero e Alberto Angela per “Quark” e “Superquark”,
Mainardi credeva nell’educazione dei bambini alla natura. Grande appassionato di gialli “rilassanti”, teorizzava l’analogia tra la professione di etologo e quella di detective. Era, in fondo, un detective della natura. Gialli etologici sono L’acchiappaco- lombie Le corna di Cesare. Trai libri più noti: La scelta sessuale nell’evoluzione della specie (‘68), Il comportamento animale del 1970, il Dizionario di etologia del ’92, Lo zoo aperto nel ’94. Arbitri e galline, L’intelligenza
degli animali e Il cane secondo me, appena ripubblicato e corredato delle sue illustrazioni, sono esempi di testi rivolti al grande pubblico. Comprensibili, accattivanti, poetici nella loro semplicità anglosassone alla Gerald Durrell e James Herriot. O come i racconti autobiografici di Konrad Lorenz.
I suoi campi di ricerca più significativi: gli studi sull’aggressività e sulla trasmissione di cultura negli animali, l’imprinting nei comportamenti sessuali, e la “soluzione di problemi” alla base dell’intelligenza animale e dell’adattamento evolutivo. Contrario al Palio di Siena e alle corride, era solo in parte vegetariano perché anemico. «Credo che la nostra specie non sia naturalmente vegetariana, basta studiarne l’anatomia», diceva. «Non è il mangiare gli animali il problema eticamente più sbagliato, ma la mancanza di rispetto e attenzione quando sono vivi». No, quindi, agli allevamenti intensivi. Sostenitore della pet therapy, diede la “dolce morte” al proprio cane piuttosto che tenerlo in vita con l’accanimento terapeutico. Potendo reincarnarsi, avrebbe scelto – disse – un uccello. Per la “meravigliosa” capacità di volare.

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