Exomars, lancio riuscito: la sonda europea è in viaggio per Marte

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Si va, si va verso Marte: il primo veicolo spaziale italiano è in viaggio con la sonda Exomars per toccare la sabbia rossa tra sette mesi e un tragitto di 143 milioni di chilometri, tutti in curva sul grande raccordo del sistema solare.

Sotto un cielo carico di nuvoloni scuri e il vento che spazzava la steppa desolata del Kazakhstan, la missione dell’Agenzia spaziale europea è partita con precisione tutta russa dal cosmodromo Bajkonur, ancora una volta perfetto nella sua essenziale efficienza così vintage che commuove sempre. Nonostante i quattri chilometri di distanza tra la piazzola di osservazione e la base di lancio, il fragore del lift off del colossale razzo russo Proton ha fatto tremare la terra sotto i nostri piedi fino a quando è imperiosamente scomparso fra le nubi. Alto come un palazzo di 20 piani e pesante 700 tonnellate, per l’80% per cento dovute al carburante liquido, il lanciatore ha ancora una volta impressionato per la dimostrazione di potenza e precisione mentre si arrampicava nel cielo grigio inizialmente con una velocità relativamente bassa che permetteva di ammirarne ogni dettaglio: una passerella maestosa prima dello scatto che l’avrebbe portato a raggiungere i 28mila chilometro orari.

Per un countdown chiuso ieri se ne è in realtà subito innescato un altro, ancora più visionario, perché arriverà al tre, due, uno, zero tra 20 o 30 anni, quando l’uomo sbarcherà su Marte grazie a questa impresa che si propone di trovare tracce di vita e quindi anche risorse per i colonizzatori del pianeta. Tracce di vita, micro-organismi, non proprio ciò che immaginava Ray Bradbury, ma magari quanto serve per evitare di dover portarsi tutto da casa quando si partirà con un equipaggio umano.

Una giornata ad altissima tensione sparsa nelle sale di controllo in Kazakhstan, a Mosca, a Darmstadt (Esa) e Torino (Altec): un primo applauso, ma molto contenuto, dopo 400 eterni secondi dal lift off alle 10.31 italiane nel sempre tellurico, arroventato e imperioso avvio del razzo lanciatore russo Proton, il colosso di 56 metri e 700 tonnellate che ha spinto in orbita la sonda Exomars. Ma poi c’erano da far passare altre 12 ore prima di poter respirare davvero: così i brindisi e gli abbracci stretti sono arrivati solo in serata, alle 22.28, quando la base Asi di San Marco a Malindi ha rimbalzato nel mondo l’acquisizione del segnale della sonda. Significa, quel ping siderale, che la sonda è sulla rotta per Marte, significa il successo della prima parte della missione a cui si lavora, con una collaborazione internazionale che solo lo spazio orchestra, da 16 anni grazie a scienziati e tecnico capaci di progetti tanto accurati quanto profetici.
L’ORGOGLIO
La festa più grande al Tsup control center di Roscomos a Mosca, raggiunto da un entusiasta astronauta Paolo Nespoli, il prossimo anno ancora in orbita: «Avanti così, ci sono ora tutte le premesse per sperimentare le tecnologie necessarie alla nuova, grande avventura dell’uomo: sarebbe magnifico che sul razzo che sbarcherà sul pianeta rosso ci fosse un’unica bandiera, quella dell’umanità, quella che rappresenta l’alleanza fra tutte le nazioni necessaria per l’impresa delle imprese».
Attorno a lui la stampa europea che, grazie allo scarto dei fusi orari tra Bajkonur e Mosca, è riuscita magicamente a essere nello stesso orario in entrambi i luoghi per seguire la progressione della sonda.
Ma l’euforia, twittata anche dal premier Renzi, dal ministro Giannini e della prima astronauta italiana, Samantha Cristoforetti, è nulla rispetto a quella attesa per il 19 ottobre, quando il lander Schiaparelli “ammarterà” in 400 secondi thriller a Meridiani Planet grazie al coordinamento dell’Agenzia spaziale italiana e all’ingegno di Thales Alenia Space Italia (partecipata al 30% da Finmeccanica) e al contributo di Telespazio e Altec. E Schiaparelli era l’astronomo esploratore del pianeta rosso: un profeta che proprio il 14 marzoieri avrebbe compiuto 171 anni.
L’orgoglio italico, per quanto giustificato, non va tuttavia ostentato e non solo perché l’etichetta dice così: nello spazio si può spostare l’orizzonte più in là solo lavorando insieme, cancellando i confini che in effetti gli astronauti non vedono dalla stazione internazionale.
Per Exomars, che costa 1,3 miliardi di euro, sono coinvolti dieci dei 22 Paesi dell’Esa con la quota più determinante (32%) proprio dell’Italia, oltre alla Russia. E poi appaiono o appariranno Canada, Usa e Israele. «Ma è chiaro che su Marte andremo in tempi ragionevoli solo se – hanno detto Jan Woerner, direttore generale dell’Esa e Roberto Battiston, presidente dell’Asi – uniremo sempre le forze. Si guarda anche a paesi quali Cina, India e Giappone».
IL FUTURO
C’è un enorme lavoro da fare con la messe di dati prodotta nei prossimi decenni da Exomars, missione che nel 2018 varerà il secondo atto lanciando il rover con una trivella da record (made in Italy) in grado di prelevare campioni a due metri di profondità, dove si presume possano essersi conservate tracce di vita e di acqua. Nel frattempo Walter Cugno, di Thales Alenia Space Italia, racconta che Exomars produrrà innovazione fin dall’inizio, ad esempio nel settore delle telecomunicazioni la cui tecnologia è stata e sarà ulteriormente sviluppata per rispondere alla sfida marziana. In attesa di andarvi, vivere meglio sulla Terra grazie a Marte.

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