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Giovanni Favia, In Onda

Favia torna in tv: “Non mi dimetto e non vado al Pd”

Giovanni Favia, In Onda

La settimana scorsa, su la7, è andato in onda il “fattaccio”. Ma Giovanni Favia è tornato subito in tv. Lo ha fatto ancora su la7, partecipando al programma In Onda, condotto da Lilli Gruber.

Il consigliere regionale dell’Emilia Romagna ha spiegato che è stato “imprudente” parte sua attaccare Casaleggio pensando che i microfoni del giornalista di Piazzapulita fossero spenti. “Sono stato imprudente, ma si è trattato di uno sfogo personale dopo che dal Movimento era 5 Stelle era stato cacciato Tavolazzi. Chiedo scusa a tutti i cittadini, perché non dovevo. Però c’è anche molta gente che condivide quello che ho detto e ora mi attacca. Ho passato dei giorni brutti. Nel Movimento c’è un problema di democrazia interna, questo l’ho denunciato altre volte e non sono che uno dei tanti a pensarlo. Casaleggio pesa troppo nelle scelte, invece devono essere i cittadini a decidere. In parte è così, il problema è a livello nazionale. Io spero e mi impegno perché la situazione possa cambiare, perché credo ancora nel Movimento, che per me è un sogno”.

Sui rapporti con Beppe Grillo. “Ho provato a chiamarlo giovedì ma non ha risposto e nemmeno Casaleggio. Non lo chiamerò più perché so che non risponderà e credo proprio che, conoscendolo, nemmeno lui chiamerà me. Io Beppe Grillo lo stimo molto, anche se lui probabilmente non stima più me. Per lui è un grande e resterà un grande. Ha fatto tantissimo per il Movimento e non è vero che si è arricchito facendo politica”.

Molti parlano di un possibile passaggio al Pd di Favia: “Lo pensa anche Casaleggio. In realtà, in passato, prima di candidarmi, ho avuto dei contatti con l’Idv. Non è vero che il mio scopo è passare al Pd. Scherziamo? C’è chi pensa che io avrei inscenato il fuori onda per avere il pretesto per andarmene dal Movimento 5 Stelle. Il mio obiettivo non è questo. Io voglio contribuire a migliorare le cose nel Movimento, noi dobbiamo essere migliori dei partiti, tendere alla perfezione. Siamo molto esigenti. Chi pensa alla mia mala fede sbaglia. Io guadagno 2.700 euro stando nel Movimento, nei partiti tradizionale guadagnerei come un manager. Sono stati i cittadini a decidere il mio stipendio. Dimissioni? Non ho motivo per dimettermi. Sono sempre loro a decidere. Ogni sei mesi i consiglieri del Movimento rassegnano le dimissioni. Se mi viene chiesto di restare, resterò”.

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