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Febbre del Nilo shock, nuovo caso in Sardegna: donna in gravi condizioni ad Oristano

Nuovo caso di febbre di Nilo  in Italia e nello specifico in provincia di Oristano e pare si tratti del terzo di quest’anno. A finire in ospedale è stata una donna la quale avrebbe manifestato i sintomi tipici della malattia ovvero febbre molto alta e paresi. Una volta giunta presso la struttura ospedaliera, la donna è stata sottoposta ad alcune analisi ed una serie di accertamenti che hanno accertato che la donna  era affetta da febbre del Nilo.  Purtroppo le sue condizioni di salute sono considerate piuttosto serie ma il fatto che al momento non sia stata ancora trasferita in altre strutture più attrezzate per questo tipo di malattia, fa ben sperare che la situazione sia sotto controllo. La donna attualmente è ricoverata presso il reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Oristano.

Intervenuta dopo la diffusione della notizia anche il sindaco di Oristano Andrea Lutzu, il quale della sollecitazioni dell’azienda socio-sanitaria ed ha emesso un’ordinanza nella quale ha dettato tutta una serie di regole che sono volte a limitare il proliferare delle zanzare,  visto che  gli interventi di monitoraggio e lotta messi in atto dalla Provincia sulle strade, nelle aree pubbliche sembra non siano bastate e per questo motivo il primo cittadino ha chiesto agli abitanti di fare anche la loro parte, prendendo tutte le precauzioni necessarie affinché si possano evitare le formazioni di ristagno di acqua dove come sappiamo le zanzare possono riprodursi e moltiplicarsi con più facilità. Il Comune interverrà anche con i trattamenti di rimozione dei Focolari e in caso di necessità anche con nuove ordinanze volte proprio nei confronti dei privati inadempienti.

Per chi non lo sapesse la febbre del Nilo è una malattia virale causata dal virus del Nilo occidentale, chiamato anche West Nile Virus e il nome deriva infatti dal distretto del West Nile in Uganda, dove venne diagnosticato per la prima volta il virus nel 1937 su una donna che soffriva di una febbre molto alta. Questa malattia è tipica del continente africano, ma poco a poco sta raggiungendo il resto del mondo, come dimostrato dai vari casi anche in Italia. Il periodo di incubazione varia dai 2 ai 15 giorni circa e nelle forme più leggere, invece dura dai 3 ai 6 giorni. Nonostante tutto, nella maggior parte dei casi questa malattia si manifesta senza alcun sintomo specifico visto che comunque i sintomi sono molto simili a quelli della classica influenza.

Questo virus viene trasmesso attraverso la puntura delle zanzare e dunque maggiori sono i casi di infezione e la quantità di zanzare nell’ambiente, tanto più grande sarà la probabilità di contrarre la malattia. Oltre alla donna di Oristano, sembra che un altro caso si sia registrato a Lodi e si tratterebbe di un muratore di 60 anni, padre di famiglia residente a Crespiatica un paese di 2000 abitanti in provincia di Lodi, il quale si è presentato in ospedale in stato confusionale con febbre molto alta, nella serata di martedì.  L’uomo è stato immediatamente ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Maggiore e le sue condizioni di salute  sembrano essere piuttosto gravi.

La Febbre del Nilo occidentale
La febbre del Nilo occidentale è una malattia virale acuta trasmessa dalle zanzare che colpisce principalmente gli uccelli, i cavalli e l’uomo. Per quanto riguarda quest’ultimo, nella maggior parte dei casi l’infezione decorre senza che il soggetto colpito presenti sintomi della malattia, ma in rari casi può causare encefaliti e anche la morte. Gli ospiti principali del virus della febbre del Nilo occidentale sono gli uccelli e gli equidi (principalmente i cavalli) ma anche altri mammiferi possono infettarsi come ad esempio i bufali, i caprini, i bovini, gli ovini, i camelidi, i cani e i gatti. Recentemente questa complicata e pericolosa patologia ha fatto la sua comparsa anche in Italia, con alcuni casi di infezione in uccelli selvatici.
Storia ed epidemiologia del virus
Il virus del Nilo occidentale (noto anche con la denominazione inglese West Nile Virus) è un
flaviviridae del genere Flavivirus (di cui fanno parte anche il virus della febbre gialla, il virus dell’encefalite di Saint – Louis e il virus dell’encefalite giapponese). Tra il 1950 e il 1954 nonché nel 1957, si sono verificate epidemie in Israele. Nel 1962 il virus è stato isolato in Francia nella regione del delta del Rodano e nel 1996 in Romania. Nel 1974 sono scoppiate vaste epidemie in Sudafrica e successivamente sono stati colpiti anche l’Egitto, Cipro, il Bangladesh, l’India, il Myanmar (Burma) e il Pakistan. Negli Stati Uniti l’attenzione sulla malattia si è focalizzata per la prima volta tra l’estate e l’autunno del 1999 nello stato di New York, dove è stata considerata una malattia emergente (emerging disease). Durante questo periodo, ha causato la morte di 7 persone come pure di numerosi cavalli e uccelli detenuti negli zoo. In seguito la malattia si è diffusa in quasi tutti gli Stati Uniti d’America, in Canada e nei Caraibi. Nel 2002, negli Stati Uniti 15.000 cavalli sono stati colpiti dalla febbre del Nilo occidentale, 4500 dei quali sono morti o sono stati soppressi. Altri importanti focolai in Europa sono stati rilevati in Italia (1998) e in Francia (2000, 2003, 2004).
Come si trasmette
Il virus è trasmesso dalla puntura di una zanzara infetta (di solito Culex ma anche da
numerose altre specie). Gli uccelli costituiscono il serbatoio principale del virus. Gli uccelli
migratori o dei vettori (come le zanzare ma probabilmen te anche le zecche) sono responsabili della
diffusione della malattia in altre aree geografiche.
Il contagio
avviene di norma perché una zanzara punge un uccello portatore del virus della febbre del Nilo. Il virus raggiunge il flusso sanguigno della zanzara e vi circola alcuni giorni prima di istallarsi nelle sue ghiandole salivari. Se una zanzara infetta punge una persona o un cavallo, avviene la trasmissione del virus e le persone o i cavalli possono ammalarsi di febbre del Nilo occidentale. L’uomo e il cavallo (o altri ruminanti) sono i cosiddetti ospiti finali. Essi normalmente non sono in grado di diffondere ulteriormente il virus, perché la quantità di virus presente nel loro sangue non è sufficiente per causare ulteriori contagi. Nell’uomo, il virus può essere trasmesso da trasfusioni di sangue o da trapianti di organi. È anche possibile una trasmissione per via dia placentare, vale a dire dalla madre al feto o probabilmente, dopo la nascita, tramite il latte materno. Il periodo tra la puntura della zanzara infetta e la comparsa Sintomi negli animali
• Cavalli
Apatia, debolezza, mancanza di coordinazione dei movimenti (atassia), l’animale cade spesso, episodi di paralisi, tremiti. Nei box i cavalli faticano a stare in piedi e tendono ad appoggiarsi. In caso di forte encefalite, spingono la testa contro le pareti. La febbre non appare spesso e l’infezione può anche decorrere senza sintomi visibili della malattia.
• Uccelli
Spesso presentano lievi sintomi o nessun sintomo visibile. Se gli uccelli sono colpiti da un’encefalite mostrano segni di stordimento, mancanza di coordinazione dei movimenti, paralisi, dolori muscolari e febbre. Casi di morte sono stati osservati tra i corvi negli Stati Uniti e in Israele e, in questi ultimi mesi del 2008, anche in alcuni Anatidi nel nostro paese.
• Altri mammiferi
Nella maggior parte delle specie nessun segno visibile della malattia.

Sintomi nell’uomo
I sintomi dell’infezione da virus del Nilo occidentale sono rappresentati da febbre moderata dopo pochi giorni di incubazione, (da 3 a 6) che dura da tre a sei giorni, accompagnata da
malessere generalizzato, anoressia, nausea, mal di testa, dolore oculare, mal di schiena, mialgie (dolori muscolari), tosse, eruzioni cutanee, diarrea, linfadenopatia e difficoltà a respirare. In meno del 15% dei casi, negli anziani e nei soggetti più deboli, possono aggiungersi gravi
complicazioni neurologiche quali meningite o encefalite. I sintomi più comunemente riportati da pazienti ospedalizzati con la forma più severa dell’infezione erano: febbre elevata, forte mal di testa, debolezza e paralisi flaccida, sintomi gastrointestinali, modificazione dello stato mentale con disorientamento, tremori, convulsioni e coma. Più rari casi di eruzione maculopapulare o morbilliforme sul tronco, collo, braccia o gambe; atassia, segni extrapiramidali come anormalità dei nervi cranici, mielite, neurite ottica, poliradiculite, attacchi epilettiformi. Generalmente il malato si rimette spontaneamente in 3-5 giorni, ma la malattia può essere anche mortale in individui anziani e immunodepressi.
Le percentuali dell’infezione umana
^ circa l’80% degli individui infettati non mostra sintomi visibili della malattia;
^ circa il 20% delle persone si ammala e mostra lievi sintomi. Febbre, mal di testa, dolori articolari, inappetenza, nausea, vomito e diarrea sono sintomi del quadro clinico della malattia. I linfonodi possono reagire ingrossandosi;
^ in meno dell’1% delle persone infettate (nella maggior parte dei casi persone anziane o con deficit immunitario), il virus della febbre del Nilo occidentale attacca il sistema nervoso causando encefalite e /o meningite. Questo decorso della malattia si manifesta con febbre alta, mal di testa, rigidezza del collo, disorientamento, confusione o coma. I pazienti soffrono di tremiti, crampi o a volte di paralisi. Non di raro questo decorso comporta danni permanenti o porta alla morte. È stato stimato che il tasso di mortalità generale è inferiore a 1.1000 persone infette.
Terapie
Contro il virus non esistono trattamenti specifici né vaccini. E possibile solamente attenuare i sintomi della malattia.
Zone a rischio
Nelle zone temperate i casi di encefalite dovuti a questo virus si verificano generalmente tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Nelle altre regioni più calde il virus può trasmettersi per tutto l’anno. In Francia ad esempio la prima epidemia ha avuto luogo nel 1962 con ben cinquanta casi di encefalite, di cui dieci gravi, e tra il 1975 e il 1980, nuovi casi umani sono stati verificati in Camargue e in Corsica.

Prevenzione
Nei Paesi in cui la febbre del Nilo occidentale è un problema o potrebbe diventarlo, sono attuate diverse misure:
• Sorveglianza della malattia nelle zanzare e negli uccelli mediante controlli per campionatura.
• Maggiore vigilanza e notifica dei casi della malattia nell’uomo o nell’animale.
• Maggiore sensibilizzazione dei medici e dei veterinari in modo da evitare anticipatamente la diffusione della malattia. I medici devono prestare particolare attenzione alle persone a rischio tra i donatori di sangue e di organi (per es. tempo d’attesa per donazioni di sangue da parte di persone che hanno soggiornato in regioni endemiche).
• Sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alla malattia per potersi proteggere da questa infezione.
• Eliminare i luoghi di riproduzione delle zanzare.
• Utilizzare dispositivi di protezione contro le zanzare in determinate regioni dove la malattia appare regolarmente (regioni endemiche).
• Ridurre i luoghi di riproduzione delle zanzare. Evitare i luoghi in cui le acque possano ristagnare ai pascoli, negli scoli, nei secchielli d’acqua o nelle piscine. È necessario pulirli e cambiare l’acqua regolarmente.
• Applicare repellenti contro le zanzare sul pelo.
• Evitare di far pascolare gli animali durante le ore in cui la concentrazione delle zanzare è maggiore. Esse sono in grado di trasmettere il virus sia di notte sia di giorno. Tuttavia, il rischio sembra inferiore se i cavalli trascorrono la sera e la notte nella stalla.
Attualmente non è disponibile alcun vaccino per l’uomo. Per questo motivo la prevenzione gioca un ruolo fondamentale:
• Eliminare i luoghi di riproduzione delle zanzare; evitare le acque stagnanti, pulire regolarmente le piscine.
• Evitare di rimanere all’aperto nelle ore in cui la concentrazione delle zanzare è maggiore come al crepuscolo, all’alba e al tramonto.
• Nelle regioni in cui sono presenti molte zanzare indossare indumenti a maniche lunghe, pantaloni lunghi e cappello.
• Spruzzare un repellente sulla pelle e sugli indumenti.

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