Fecondazione assistita: Gameti da cellule della pelle, funzionano i primi test per risolvere infertilità

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Gameti (in questo caso spermatozoi) ottenuti dalle cellule della pelle. La pionieristica e sempre più vicina soluzione per l’infertilità umana arriva da un nuovo studio pubblicato sulla rivista ‘Scientific Reports‘ da un team di ricercatori spagnoli e americani.

Negli Stati Uniti – ricordano gli scienziati dell’Instituto Valenciano de Infertilidad (Ivi) e della Stanford University – si stima che 220.000 uomini e 290.000 donne fra i 20 e i 44 anni, dunque in età fertile, non siano in grado di produrre gameti per dar luogo a una gravidanza. Anche se la donazione di ovociti e spermatozoi è ormai una soluzione largamente utilizzata con risultati soddisfacenti, sono molti i problemi etici, legali e personali associati a questa tecnica. C’è quindi un crescente interesse verso la ricerca di alternative per generare cellule germinali autologhe in vitro.

Dopo cinque anni di lavoro, il team ha pubblicato uno studio in cui si dimostra che, partendo da fibroblasti (cellule della pelle) è possibile ottenere cellule con marcatori compatibili con le cellule germinali. Il tutto mediante riprogrammazione cellulare, tecnica grazie alla quale Shinya Yamanaka ha ottenuto il premio Nobel per la Medicina nel 2012. I ricercatori hanno utilizzato la riprogrammazione cellulare diretta sulle cellule della pelle, con l’impiego di uno specifico cocktail di geni. “E’ un primo passo nella specie umana, ma gli studi sui topi hanno rivelato risultati di successo. L’obiettivo finale è quello di manipolare geneticamente le cellule della pelle per far sì che una persona che non è in grado di produrre gameti possa ottenerli e avere figli geneticamente propri”, commenta Carlos Simón, direttore scientifico dell’Ivi.

“Anche se per ora gli spermatozoi ottenuti dalle cellule della pelle non sono capaci di fecondare un ovulo – commenta all’AdnKronos Salute Daniela Galliano, direttrice del centro Ivi di Roma – pensiamo che possano in futuro aiutarequel 15% di coppie in tutto il mondo che non possono avere figli con gameti propri, un terzo delle quali a causa di infertilità maschile, e devono ricorrere alla donazione eterologa. In laboratorio i risultati sono stati eccellenti e ciò si spinge a pensare che presto si possano ottenere dati ugualmente incoraggianti anche negli esseri umani”.

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